L’aggressione vigliacca, frutto di quell’ignoranza da troppo tempo sdoganata, che non giustifica il razzismo profondo, di cui ha pagato le spese il nostro compagno e amico Ibrahima Dieng, nella civilissima Pisa, non può essere ridotta a piccolo fatto di cronaca, da ascrivere a un momento di perdita di lucidità dell’aggressore.
Si chiamava Rajwinder Sidhu Singh e aveva 38 anni. È morto mentre lavorava nei campi del Tarantino lo scorso 26 maggio. E ora, visti i dubbi dei sanitari e i primi riscontri degli accertamenti dopo il decesso, si sospetta che non sia andato tutto come lo ha raccontato il suo datore di lavoro, Giovanni Giannico, che è indagato per omicidio colposo e caporalato.
Sfruttavano i braccianti e, quando si ribellavano, non si facevano scrupoli a picchiarli. Con queste accuse due persone sono finite ai domiciliari e una terza è stato imposto il divieto temporaneo di esercitare attività professionali su ordine del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Asti.

