Un ministro più feroce e i nomi dei 41.226 palestinesi uccisi. Da giorni circola l’indiscrezione, alimentata direttamente dall’ufficio del premier, secondo cui Benyamin Netanyahu stia preparando il terreno per licenziare il ministro della Difesa Yoav Gallant, da mesi in bilico. La Nota ANSA di Silvana Logozzo è precisa. Dopo le divergenze e i litigi dei mesi scorsi, ora lo scontro sarebbe sulla grande offensiva in Libano, chiesta dal primo ministro all’esercito, ma negata da Gallant.
Il 15 settembre di sedici anni fa, Lehman Brothers, una delle più prestigiose e antiche banche commerciali degli Stati Uniti, dichiarava fallimento e chiudeva i battenti. Le sue azioni erano crollate a due dollari, con un calo del 97%, a causa dell’ingente debito accumulato acquistando titoli finanziari diventati improvvisamente tossici, cioè invendibili.
Papa Francesco di ritorno dal suo lungo viaggio asiatico ha insistito sulle analogie tra i vari credi religiosi. Ovviamente il pontefice si riferiva alle tre grandi religioni monoteiste: ebraismo, cristianesimo ed islam. Radici storiche comuni impossibili da negare che attribuiscono alla divinità nomi diversi, ma pregano in sostanza lo stesso Dio.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky che a Cernobbio ha detto di avere nel cassetto un piano di pace, citava con attenzione il Corriere della Sera. Guardi meglio -lo fa Massimo Nava-, e scopri solo «un pacchetto di difesa che rappresenti un forte deterrente per la Russia. Insomma, ancora armi, possibilmente missili a lunga gittata». Più o meno come il presidente israeliano Benjamin Netanyahu che parla di tregua un giorno sì e l’altro pure, a condizioni che Hamas non può far altro che respingere.
Riassumere le vicende storiche della Francia potrebbe sembrare un esercizio fine a se stesso, ma ogni svolta storica, oltre che da un contesto politico, da una vittoria o da una sconfitta militare, è sempre segnata anche da un nuovo assetto istituzionale, cioè da una costituzione, approvata per sancire il cambiamento o prendere atto che comunque un cambiamento c’è già stato.
In attesa della Sesta Repubblica?

