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Washington-Mosca del dopoguerra e buonanotte Europa?

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Politica estera 

14/09/2026

da Remocontro

Ennio Remondino

Il direttore della CIA John Ratcliffe a Mosca e da lì, gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner, che vanno a Kiev. Ad ottobre a Moskva il direttore del FBI Cash Patel. Sussulti di dopoguerra, quando, dopo il 1945, gli Stati Uniti e la Russia, allora URSS, erano gli arbitri del continente europeo. Gli Stati Uniti ora tutori di mercato occidentale con Trump che litiga sui costi. Mentre i tentativi di risolvere la  guerra russo-ucraina fanno solo crescere i litigi rispetto alle soluzioni.

Tra moralismo e realismo

Discutibili moralismi politici da Bruxelles rispetto al pragmatico realismo americano? Forse un po’, considerando i guai in cui s’è cacciato Trump attaccando l’Iran. E mentre i governi europei, litigando tra loro, hanno tenuto un atteggiamento ‘moralistico’ su spinta soprattutto baltica, gli Stati Uniti di Trump mettono al primo posto il realismo geopolitico nei confronti del maggior rivale in campo nucleare e aerospaziale. Pochi giorni fa Zelensky annuncia che attorno al 20 settembre incontrerà Trump. Forse, e se lui dirà di sì sul dove e sul modo. Trilaterale Ucraina, Russia e America in vista? Lavrov da Mosca ribadisce che alla base del conflitto c’è sempre la minaccia dell’allargamento a Est della NATO, Kiev compresa. Mentre in Ucraina, anche la popolazione ormai capisce che gli Stati Uniti riconoscono gran parte delle ragioni di Mosca con ‘Kyiv Independent’ che teme la vittoria di Putin entro l’inverno.

Dai diritti ‘morali’ a quelli della forza

Una grande potenza non sarebbe tale se non considerasse la forza militare elemento chiave di successo e influenza. Riconoscere alla Russia le vittorie sul campo significa anche ricordare agli europei, Volonterosi quanto vuoi, che l’America è della stessa pasta, come s’è visto, nella avventata campagna militare contro l’Iran. Sulla stampa ucraina sono uscite indiscrezioni su una sorta di «nuovo piano Trump» per la pace in Ucraina, che possono essere lette in pratica come una sconfitta strategica per Kiev. Secondo voci non confermate, Witkoff e Kushner avrebbero prospettato a Putin una serie di concessioni in cambio della cessazione della guerra. Anzitutto, il ritiro totale delle truppe ucraine da quelle porzioni di Donbass ancora sotto il loro controllo, in cambio la garanzia russa di non far avanzare le sue truppe oltre le zone appena evacuate dagli ucraini. 

Alle radici di una crisi

Andare alle radici di una crisi partita fin dal 2014 con la rivolta di piazza Maidan a Kiev. Ma come si muovono i mondi ormai distinti occidentali? La riunione del Gruppo di contatto dell’8 settembre è stata accompagnata non solo dall’annuncio britannico di un investimento da 100 milioni di sterline in droni e missili per Kiev e da quello tedesco di nuove forniture di Patriot PAC-2, ma anche dalla pretesa del ministro della Difesa ucraino di ricevere ulteriori 23 miliardi di euro aggiuntivi rispetto ai 70 miliardi stabilito in precedenza. E che i governi UE decidano questo nuovo assegno “entro novembre”. Il contradditorio equilibrio fra interessi contrapposti di tenere a bada la Russia con la tradizionale deterrenza, ma senza mantenere acceso un pericoloso focolaio di “guerra calda” nel cuore d’Europa, anche se a danno dell’Europa stessa. Mentre l’Europa come sempre riesce a farsi male da sola.

Armi all’Ucraina, ‘Ma solo le nostre!’

I principali Paesi UE chiedono all’Ucraina di astenersi dall’acquistare armi al di fuori di casa loro. Una dichiarazione del ministro della guerra tedesco, Boris Pistorius, sulla possibilità di trasferire a Kiev intercettori PAC-2 per sistemi Patriot seguita dalla domanda sul perché l’Ucraina non compri armi dalla Germania e dal complesso militare-industriale tedesco. E non sono le prime dichiarazioni di questo tipo. La settimana scorsa, una dichiarazione del capo del governo francese, che ha espresso insoddisfazione per il fatto che coi miliardi di euro che l’Europa presta all’Ucraina «Kiev acquisti armi al di fuori dell’Europa». Non ancora un conflitto ma una forte contraddizione tra partner strategici. Con Pistorius che cura i dettagli, quando afferma che la Germania sia di fatto l’unico Paese ad avere almeno i  PAC-2, perché Kiev non otterrà i PAC-3.

L’America militare dopo l’Iran

Problema America segnata dalle giravolte politiche, le sparate propagandistiche del presidente Donald Trump, tanto che ormai si confonde la caricatura con la persona reale. La valutazione americana dopo sei mesi di  guerra contro l’Iran che hanno sottoposto a una forte pressione uomini, mezzi e arsenali statunitensi. Le scorte di alcune delle armi più importanti sono state sensibilmente ridotte, in particolare quelle di intercettori per i sistemi di difesa aerea Patriot, richiesti anche sul fronte ucraino. Perso anche un quarto dei droni Reaper, dal costo di decine di milioni utilizzati per sorveglianza e acquisizione degli obiettivi. L’Amministrazione Trump nega che esista una grave carenza di munizioni, ma il Pentagono esercita pressioni per accelerare la produzione e ricostituire le scorte consumate in Medio Oriente.

L’errore strategico dell’Iran

Per la guerra in Iran, Washington ha trasferito verso il Medio Oriente armamenti da Giappone, Corea del sud e Germania. «La riduzione delle scorte ha costretto il Comando europeo degli Stati uniti a modificare alcuni piani operativi», scrive il Wall Street Journal. «Per ricostituire alcune di queste scorte potrebbero essere necessari anni». Appelli al realismo difficili per gli ucraini. Witkoff a Kiev: «Sarà necessario che entrambe le parti accettino dei compromessi e riducano le questioni in sospeso». Zelensky, sempre temendo che Washington penda più per le ragioni di Mosca, insiste con i ‘Volonterosi europei’ quasi in chiave anti americana: «contiamo sul sostegno dei nostri partner europei. Se la guerra continuerà in inverno, manteniamo comunque una valutazione positiva delle nostre prospettive future». 

L’Europa senza energia dove va?

L’Europa in armi. La produzione militare in Europa stenta, complici soprattutto gli alti costi dell’energia. Si lancia l’allarme sui prezzi del gas, che in Europa hanno raggiunto il livello più alto dal 2022 (1.000 dollari per 1.000 metri cubi), mentre i prezzi del petrolio sono schizzati oltre i 100 dollari al barile. Previsioni di aumento dei prezzi di gas e petrolio fino al 2030. Alla conferenza Fuels Europe di Bruxelles, il 10 giugno, la vice della NATO, Radmila Šekerinska: «la difesa dipende da un accesso affidabile a combustibili ed energia». E a conti fatti, la vera portata delle magagne: «le scorte di armi nei paesi NATO europei restano al di sotto dei livelli del 2021» e, secondo Politico, «mentre Bruxelles scommette sulla militarizzazione, il peso del debito delle economie europee raggiunge livelli critici».

Ucraina semplice dettaglio

Da Washington, superpotenza planetaria, l’Ucraina diventa dettaglio di un confronto con una Russia che resta una potenza temibile anche rispetto alle più recenti tecnologie militari. Mentre il 5 febbraio 2026 è decaduto il trattato ‘New START’ sul numero delle testate nucleari strategiche rimasto. E a fine agosto in Norvegia, è diventata operativa una batteria lanciamissili americana in grado di lanciare missili da crociera BGM-109 Tomahawk. E Maria Zakharova dal Cremlino protesta ed avverte: «Sistemi statunitensi in grado di lanciare missili a medio raggio Europa con discutibili armamenti, sono un ulteriore passo nella serie di azioni destabilizzanti dei Paesi NATO». Sui tempi strategici restano insomma le tensioni, e per noi le preoccupazioni.

Minacce globali vere

Gli Stati Uniti, usciti già nel 2019 dal trattato INF che vietava le armi a medio raggio, hanno sviluppato sistemi che lanciano da terra i Tomahawk con armi nucleari per poi schierarli in Europa (riedizione degli euromissili anni Ottanta). Coi sospetti russi che le basi antimissile americane in Romania e a Redzikowo, in Polonia, abbiano una parte dei silos armati in segreto non con gli antimissile, ma con Tomahawk da attacco. Missili più vicini alle frontiere, meno tempi di reazione, maggior rischio per errore di valutazione di una guerra nucleare.

Di fronte alla complessità e pericolosità dell’altalena nel rapporto fra due potenze nucleari con capacità di proiezione globale, come Stati Uniti e Russia, la questione ucraina è solo uno dei nodi al pettine e quello che entrambi auspicano di poter risolvere al più presto per eliminare almeno un importante punto di attrito.

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