26/05/2026
da Remocontro
Arrivano novità clamorose dal grande Paese sudamericano, dove si vota domenica prossima: il candidato Ivan Cepeda, che propone un programma dichiaratamente marxista, viene dato al primo posto nei sondaggi. Si deciderà tutto al ballottaggio e il “nuovo Allende” potrebbe vincere.
Un’altra spina per Trump
Sembra che il Presidente degli Stati Uniti abbia poteri taumaturgici. Come i re merovingi che, unti dal Signore, a loro volta facevano i miracoli, anche Trump sta riuscendo in America Latina a fare le stesse cose. In particolare, grazie a lui (e alle sue strategie col paraocchi) in quel sub-continente stanno resuscitando idee e proposte politiche date forse troppo frettolosamente per “dèpassè”. Reazioni alle soperchierie e al suprematismo ideologico e mercantile della Casa Bianca? Non solo. La verità è che, come diceva Nikita Krusciov ai suoi collaboratori, “la gente pensa con la testa, ma vota con la pancia”. Tradotto, significa che gli Stati Uniti possono esercitare tutte le pressioni che vogliono, ma se la gente fa la fame, vota per chi le offre una prospettiva concreta di riscatto. Al di là delle ideologie.
Occhio, perché la recente storia latino-americana (da Salvador Allende in poi) è ricca di esempi di questo tipo. Oggi, in versione riveduta e corretta, senz’altro più “soft”, potrebbe toccare a un grande Paese come la Colombia, dove domenica prossima si svolgerà il primo turno delle elezioni presidenziali e dove, un po’a sorpresa, i sondaggi piazzano al primo posto un candidato “scomodo” (per Trump), di purissimo pedigree marxista: Ivan Cepeda, che fa l’adviser dell’attuale capo dello Stato, Gustavo Petro.
WSJ: svolta radicale a sinistra
Quanto sta succedendo in Colombia ha attirato l’attenzione dei commentatori politici Usa, anche alla luce delle recenti controversie diplomatiche tra Stati Uniti e Cuba e, più in generale, della politica estera di Trump nell’America Latina. Esiste, poi, anche un vero e proprio contenzioso tra Washington e Bogotá sul controllo del narcotraffico in partenza dal grande Paese sudamericano. Negli Usa sono convinti che le autorità colombiane non si impegnino seriamente nella repressione del mercato della droga e che, anzi, ne approfittino per lucrare possibili tangenti dai gruppi trafficanti. Per questo, le elezioni presidenziali sono seguite con grande attenzione e non a caso il Wall Street Journal ha dedicato all’argomento un grande report nella sua prima pagina, pronosticando, appunto, la possibile vittoria del candidato della sinistra radicale. “Cepeda ha promesso di introdurre un nuovo modello economico e sociale – scrive il giornale – un modello che suo padre, comunista ortodosso (ucciso da avversari politici n.d.r.) avrebbe potuto immaginare. Cepeda, senatore di sinistra di 63 anni che ha fatto della denuncia delle violazioni dei diritti umani da parte dei militari e dei loro alleati la sua missione, afferma di voler destinare le aziende agricole ai poveri, esortare i gruppi di narcotrafficanti a deporre le armi nell’ambito dei colloqui di pace, aumentare la spesa sociale e impedire alla Banca centrale di alzare i tassi di interesse. Intende inoltre proseguire gli sforzi per riscrivere la Costituzione, iniziati da Petro, che per legge dovrà lasciare l’incarico ad agosto dopo un mandato”.
Il background politico
Secondo diversi istituti di rilevazione, Ivan Cepeda che, in pratica, possiamo considerare il candidato-ombra dell’attuale Presidente, Gustavo Petro, è destinato a vincere le elezioni di domenica prossima. Tuttavia, non raggiungerà la maggioranza assoluta, necessaria per essere eletti al primo turno. Si prospetta quindi un ballottaggio, il prossimo 21 giugno, con uno degli altri due sfidanti: la conservatrice Paloma Valencia e il populista Abelardo de la Espriella. Quest’ultimo ha basato la sua campagna elettorale sulla promessa di annientare i gruppi armati. Alcuni sondaggi, comunque, ipotizzano che Cepeda abbia buone possibilità di uscire vincitore anche dall’eventuale ballottaggio. Se così fosse, si tratterebbe di un evidente spostamento dell’asse politico colombiano verso sinistra, pure rispetto ai contenuti già radicali del cosiddetto “Patto Storico” realizzato da Petro. A Washington già vedono “rosso”. E comunque, inevitabilmente, sono scoppiate polemiche e critiche velenose che hanno una matrice comune, denominata “Hondurasgate”. Troppo lunga da spiegare. In sintesi, per chi crede ai complotti (molti): la Cia si starebbe dando da fare per screditare i potenziali governi di sinistra in America Latina.
Il narcotraffico
Cepeda è stato uno degli architetti che hanno elaborato la strategia della “Pace Totale” colombiana con i gruppi armati che affliggevano il Paese. Secondo i critici, il progetto però non ha funzionato, come è dimostrato dai numeri, che in quattro anni si sono raddoppiati. In sostanza, oggi le milizie “ibride” (narcotrafficanti, criminali comuni e guerriglieri politicamente motivati) contano circa 25 mila uomini armati fino ai denti. Uno degli obiettivi era stato quello di persuadere i gruppi a deporre le armi in cambio di benefici, in gran parte non specificati. Questa filosofia, fin dall’inizio del suo secondo mandato, ha fatto infuriare Trump, che ha chiesto al governo colombiano di usare tutta la forza possibile contro i narcotrafficanti. Nessun compromesso, dunque. E proprio su questo tema si sono andati via via guastando i rapporti col Presidente Petro, così come, è ampiamente prevedibile, si guasteranno eventualmente anche i rapporti con Cepeda. Se non qualcosa in più. Il candidato marxista, dal canto suo, ha avvertito la Casa Bianca: “Siamo aperti ad avere un rapporto costruttivo con il governo statunitense – ha detto – ma non possono trattarci come loro lacchè, come schiavi, come una colonia. Non apparteniamo ai settori elitari colombiani, abituati alla sottomissione e a baciare la mano a chi li disprezza”.
WSJ: chi è Cepeda
- «I critici affermano che Cepeda sia un marxista fino al midollo – scrive il Wall Street Journal – e che porterebbe la Colombia sulla stessa strada del Venezuela o di Cuba.
- Cepeda nega queste affermazioni, pur essendo cresciuto nel sistema comunista e parlando con ammirazione del marxista italiano degli anni ’30, Antonio Gramsci, che propugnava la conquista del potere non con la forza, ma penetrando nella cultura e nelle istituzioni».


