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Ucraina meno amata al quinto anno di guerra

Ucraina meno amata al quinto anno di guerra

Politica estera

23/02/2026

da Remocontro

Ennio Remondino

Domani 24 febbraio, quattro anni e centinaia di migliaia di morti dopo, la domanda è come la guerra continuerà, con quali livelli di violenza e con quali conseguenze sulla sicurezza europea e sull’ordine internazionale. Il grande capo del Board of Peace, non ha nemmeno stabilizzato il conflitto, che invece è diventato, se possibile, ancora più brutale. Appello del Papa: “Dopo quattro anni di guerra, tacciano le armi”. L’Ungheria blocca le nuove sanzioni e il prestito UE a Kiev.

‘Blocco Occidentale’ quale?

Mentre la guerra continua, il blocco occidentale mostra ormai crepe evidenti. Problema chiave, non è solo il supporto militare agli ucraini o la questione delle garanzie di sicurezza, ma proprio il rapporto interno occidentale. «Un filo nero che lega segmenti della Casa bianca al Cremlino passando per le destre sovraniste europee», scrive Francesco Stazzari sul Manifesto. E la guerra in Ucraina diventa confronto interno all’Occidente. Con il concetto stesso di pace svilito fino a farne il Board costruito da Trump. Con la ‘quasi ministra’ Kallas che lamenta i mancati progressi sulle nuove sanzioni a Mosca. Appello del Papa: “Dopo quattro anni di guerra, tacciano le armi”. L’Ungheria blocca le nuove sanzioni e il prestito UE a Kiev.

Meno regole e più prove di forza

Ce lo dicono gli scenari di guerra in Medio Oriente, attorno all’Iran o nel Corno d’Africa. «Mentre in Ucraina i quattro anni di mobilitazione, la dipendenza dagli aiuti esterni e le tensioni sociali inevitabili mettono a dura prova tutto e tutti». Bilancio severo: diplomazia è assente, violenza in crescita, l’Occidente diviso e ‘deterrenza’ ad esaurirsi. Mentre sul campo e ormai nella vita quotidiana dei civili…

Il cronista sul campo

«I negoziati si allungano, i soldati muoiono a migliaia e per i civili la situazione è terribile», sottolinea Sabato Angieri che riassume il passato. All’alba del 24 febbraio 2022, i carri armati hanno passato il confine a Kharkiv, nel Donbass e a sud dalla Crimea. Ma i reparti speciali ucraini erano stati avvertiti – forse dai britannici – aspettavano gli spetsnaz russi e ne hanno fatto strage. Da questo primo fallimento la consapevolezza per i russi non sarà «una passeggiata nel parco», come pare che alcuni generali avessero promesso a Vladimir Putin. Tra i fatti più clamorosi: la corazzata Moskva che viene affondata, e l’attentato al gasdotto Nord Stream.

Morti di guerra evanescenti

Oggi, denuncia Avvenire, muoiono tra gli 12 e i 35mila soldati russi al mese, a seconda delle stime, e molti ucraini dei quali non abbiamo dati credibili. I civili sono intrappolati in condomini congelati dall’inverno più freddo degli ultimi 15 anni e in larghe parti del Paese manca la corrente e il gas. Ma nelle trasmissioni televisive si è passati al disinteresse, quasi al fastidio. E quella che con Biden era la «difesa dei valori occidentali», con Donald Trump è diventata «una questione da terminare in fretta per ricominciare a fare affari». Mentre a Zelensky, presidente non rieletto, per la Casa bianca è diventato un «leader autoritario».

Molti avversari e troppi errori

Il presidente ucraino passa dalla copertina del Times alla diffusa critica mediatica. In gran parte ci si è messo da solo, tra scandali politici, corruzione sistemica anche nelle aziende vitali dello stato (dall’approvvigionamento della Difesa all’Energia), redistribuzione delle cariche apicali ai suoi fedelissimi e tentativi di imbavagliare chiunque lo ostacolasse (come gli organi anti-corruzione). «Ma siamo stati noi a renderlo un santo, a farne il re crociato di uno scontro di civiltà contro il barbaro russo», riconosce l’inviato certamente non ostile.

Washington al mercato

E ora? Da Washington ci dicono che non c’è nessuna civiltà da difendere, ma che bisogna finirla per dedicarsi alla Cina, che è il vero nemico, oppure che il petrolio russo va bene solo per gli Usa, e a noi non resta altro che comprare il Gnl a stelle e strisce, pagarlo di più e ringraziare per giunta; basta armi all’Ucraina salvo se le compriamo dal Pentagono; che siamo scrocconi e approfittatori nonostante abbiamo pagato più di tutti (tranne che degli ucraini, poveretti) per mantenere lo stato e l’esercito di Kiev.

Il nemico primo dell’Europa?

Ora Macron si accorge che «è necessario parlare con Putin», mentre l’Ue moltiplica sanzioni e riarmo anti russo. Ma a sostenere l’Ucraina sembra sia solo l’élite politica europea, e neanche tutta, mentre sui social network o al bar sotto casa hanno tutti perso la pazienza. Gli Usa di Biden volevano che questa guerra continuasse perché ‘si poteva indebolire la Russia indirettamente’. Gli Usa di Trump vogliono indebolire la vecchia Europa, perché in piccola parte ancora resiste all’ondata populista, razzista, autoritaria e liberticida di Washington. Ma i problemi politici interni europei nel frattempo di moltiplicano, in aggiunta e contrapposizione a quelli statunitensi. Problemi di consenso elettorale.

Vigilia di anniversario

No di Ungheria e Slovacchia a nuove sanzioni conto Mosca: a rischio anche il prestito Ue da 40 miliardi a Kiev. La presidente della Commissione Von der Leyen, e il presidente del Consiglio Antonio Costa, diretti in Ucraina, volevano partire forti del prestito da 90 miliardi in due anni per il sostegno militare e di un nuovo pacchetto di sanzioni contro Mosca. Ma manca la necessaria l’unanimità dei 27 per l’accordo definitivo sui finanziamenti, e quindi anche l’ok di Orban. Un via libera frenato da due fattori: la campagna elettorale in vista delle elezioni ungheresi del 12 aprile,  e la crisi diplomatica ed energetica in corso tra Ungheria, Ucraina e Slovacchia, con Kiev accusata di aver sospeso il transito di petrolio attraverso l’oleodotto Druzhba e i due Paesi Ue che minacciano ritorsioni.

Niente nuove sanzioni a Mosca

  • Inoltre, Ungheria e Slovacchia ieri hanno sollevato obiezioni anche sul 20° pacchetto di sanzioni a Mosca. Infine, sempre ieri l’Eliseo ha annunciato per il prossimo 24 febbraio, una riunione in videoconferenza della ‘Coalizione dei Volenterosi’ che sostengono Kiev, copresieduta dal presidente francese Emmanuel Macron e dal premier britannico Keir Starmer, alla quale parteciperà anche Giorgia Meloni.
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