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Ucraina: guerra di droni, tangenti e ora manette

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Politica estera

15/05/2026

da Remocontro

Ennio Remondino

Andriy Yermak, l’ex braccio destro di Volodymyr Zelensky, è stato arrestato. L’Alta Corte anti-corruzione di Kiev ha accolto la richiesta della Procura anti corruzione e ha disposto il carcere salvo una di una cauzione da 140 milioni di grivne, oltre 2,7 milioni di euro. Una bomba nel cuore stesso del vertice politico ucraino in dissoluzione.

Soldi per le trincee in ville di lusso

«I soldi destinati alla Difesa riciclati per ville di lusso», scrive Sabato Angieri, cronista attento e solidale con l’Ucraina, sul Manifesto. «Il caso l’ex braccio destro di Zelensky, Andriy Yermak, al centro di un nuovo capitolo dello scandalo corruzione. E il capo dell’Ufficio presidenziale ucraino, si dimette dopo le perquisizioni. E dopo i ‘tecnici’ di levatura, si avvicina a quelli politici, sai vertici dello Stato o di ciò che vi resta.

Prove di corruzione sempre più in alto

«L’inchiesta per corruzione che alla fine dello scorso anno ha costretto alle dimissioni metà governo ucraino e il braccio destro di Volodymyr Zelensky non si è fermata e ora i politici di Kiev ricominciano a tremare. Secondo fonti stampa ucraine, la procura speciale anti-corruzione (Sapo) avrebbe trovato nuove prove a carico di Andriy Yermak, l’ex capo di gabinetto del presidente, e di altre 5 persone, tra cui l’ex vice-primo ministro Oleksiy Chernysov. Per Yermak, in particolare, l’accusa sarebbe di aver riciclato parte dei fondi destinati alla protezione delle infrastrutture energetiche ucraine per costruirsi una mega-villa da mille metri quadri poco fuori Kiev».

‘Re Mida’ ucraini senza limiti

Più di Tangentopoli di casa. Gli inquirenti sostengono che si tratta di una ramificazione dell’inchiesta “Re Mida”, nella quale era stato scoperto uno schema di corruzione che avrebbe sottratto oltre 100 milioni di dollari dai fondi statali destinati alla costruzione di strutture di difesa e all’acquisto di sistemi anti-aerea per contrastare i bombardamenti russi sulle centrali energetiche ucraine. La novità è che parte di questi fondi, 460 milioni di grivnia (circa 9 mln di dollari) sarebbe stata dirottata, utilizzando una rete di società di comodo, transazioni in contanti e documenti finanziari fittizi, verso un’immobiliare che si stava occupando di un residence super-esclusivo.

Ville da principi

Un complesso da 4 ville con giardini principeschi, spa e piscine. «Gli indagati nel caso Energoatom avrebbero dato denaro a Chernyshov per la costruzione delle case di lusso vicino a Kiev», ha riferito una fonte delle forze dell’ordine al Kyiv Independent. Incalzato dai giornalisti, uno dei consiglieri di Zelensky, Dmytro Lytvyn, ha risposto che «è troppo presto per valutare gli atti procedurali in corso», mentre dall’ufficio del presidente non è arrivata alcuna dichiarazione ufficiale. Molta prudenza. Forse troppa data la portata del fatto venuto alla luce. Con costruzioni certamente non invisibili sino a ieri.

Yermak troppo vicino a Zelensky

Yermak, ex avvocato e poi produttore cinematografico, ha conosciuto Zelensky all’epoca della carriera in tv e da allora non se ne è più separato fino a essere chiamato a ricoprire il ruolo di capo di gabinetto e a diventare l’uomo più potente d’Ucraina, il ‘Mazzarino di Kiev’. Dopo il terremoto che ha investito la politica ucraina con il più grande scandalo degli ultimi anni è diventato indifendibile e il presidente, nonostante i strenui tentativi di difesa, ha dovuto scaricarlo per arginare il mal contento che stava dilagando nel Paese e ai vertici dell’Unione europea stufa di finanziare per poi scoprire ruberie dei suoi stessi finanziamenti.

Chi si è ‘scaldato’ «nell’inverno più duro dall’inizio della guerra»

Fondi Ue per mitigare il freddo e il buio per milioni di persone in tutto il Paese per gli attacchi alle centrali elettriche. Invece Yermak, Chernysov, gli ex ministri della Giustizia e dell’Energia, il magnate Timur Mindich (altro fedelissimo di Zelensky fuggito forse in Israele poco prima dell’arresto) e chissà quanti altri hanno intascato quei soldi per arricchirsi o, come emerge dalle ultime indiscrezioni, per costruirsi regge mentre il numero degli sfollati aumentava quotidianamente. «Prima di finire sotto accusa Yermak pubblicava regolarmente messaggi sui social network in cui invitava la popolazione civile a tenere duro, a non arrendersi nonostante le sofferenze inferte dalla guerra. Contemporaneamente, dicono gli inquirenti, abusava della sua posizione di potere per arricchirsi e riciclare denaro».

  • Oleksandr Klymenko, capo del Sapo, ha dichiarato che «Il presidente non è stato e non è oggetto dell’indagine preliminare. Questo è il primo punto. Altre versioni investigative sulla proprietà di determinati beni sono in fase di verifica nell’ambito dell’indagine preliminare». Ma non finisce qui.

Guerra di droni e tangenti finanziata dall’Europa

Fire Point, azienda ucraina di difesa fondata nel 2023, nota per l’impegno a sviluppare ‘Flamingo’, un missile da crociera a lungo raggio ancora in fase di collaudo. Missile progettato per colpire infrastrutture militari russe, con una gittata dichiarata fino a 3.000 km e una testata da oltre 1.000 kg. Guerra strategica di scarsa utilità immediata. E ora si scopre che Fire Point, sarebbe parte di un gruppo organizzato con regole ferree per la distribuzione di mazzette. Memoria del 10% della tangentopoli italiana.

La guerra patriottica rubata

I dubbi sulla natura di Fire Point erano emersi già nel 2025, quando alcuni giornalisti avevano notato come un’azienda nata dal nulla nel 2023, con sola originalità di alti vertici femminili, avesse ottenuto quasi un terzo dell’intero budget statale destinato ai droni. Copertura mediatica formidabile di testate come Politico e il New York Times con grandi spazi allo sviluppo del ‘Flamingo’, missile tutto rosa, ma poco altro. Secondo i resoconti ufficiali, il Flamingo doveva colpire obiettivi a tremila chilometri con una testata di oltre mille chili. I dati reali raccontano di un paio di dozzine di lanci, nonostante l’azienda dichiari una produzione giornaliera di due o tre unità. Di questi lanci, solo sei hanno raggiunto l’area dell’obiettivo e appena due lo hanno colpito.

Costosa e poco produttiva Fire Point

Nel 2024, su un miliardo di dollari spesi per i droni a lungo raggio, trecentoventi milioni sono finiti nelle casse di Fire Point. A sollevare perplessità è anche il curriculum dei dirigenti: l’amministratrice delegata, Iryna Terekh, proveniva dal settore delle organizzazioni non governative e si occupava di installazioni in cemento, con un fatturato annuo di appena 70.000 dollari. Il proprietario formale, Yehor Skalyha, arrivava invece dall’industria cinematografica, dove aveva lavorato con Andrey Yermak, il potente vicepresidente de facto dal 2020 al 2025 che proprio in queste ore è indagato ufficialmente dall’autorità anticorruzione ucraina, con sostegno statunitense, per aver preso tangenti e riciclaggio, come ha spiegato Altieri.

Perché diventa un problema europeo

Che c’entra l’Europa? Fire Point ha confermato la partecipazione a un accordo da cinque miliardi di euro con il governo tedesco nel maggio 2025. Nello stesso anno, il fatturato dell’azienda è passato da quattro a oltre cento milioni di dollari. Il problema è che gli organismi anticorruzione ucraini, sostenuti dall’Unione Europea, temono ci siano stati numeri gonfiati ad arte sui costi della componentistica e sul numero reale di droni consegnati, ‘Flaming compreso’. C’è poi un problema di strategia militare: l’azienda si concentra su droni a lungo raggio per colpire obiettivi profondità nel territorio russo, azioni simbolo poco efficaci per le necessità immediate del fronte, che ha bisogno di droni economici per paralizzare la logistica nemica.

Sistema grigio sul futuro dell’Ucraina

  • Fire Point ha venduto solo duemila droni in tutto il 2024 a un prezzo di cinquantacinquemila dollari l’uno. La Russia ha schierato nello stesso periodo migliaia di droni ogni giorno con costi unitari inferiori ai mille dollari. Grazie anche all’import dall’alleato iraniano. Al centro del ‘sistema grigio’ ci sarebbe il già citato Timur Mindich, vecchio amico di Zelensky e Yermak, che non ha mai ricoperto incarichi governativi ufficiali. Mindich è fuggito in Israele nel novembre 2025 a seguito di accuse di corruzione. In un’intervista rilasciata nel 2026 dalle spiagge di Tel Aviv, ha negato ogni coinvolgimento in Fire Point, definendo le accuse come miti costruiti e pettegolezzi che danneggiano un’azienda patriottica.
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