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TrumpOnu di miliardari, dittatori e criminali di guerra

TrumpOnu di miliardari, dittatori e criminali di guerra

Politica estera

22/01/2026

da Remocontro

Alberto Negri

«Come costruire un nuovo ordine contro l’ ‘Onu di Trump’, fatto da miliardari, dittatori e criminali di guerra che dovrebbero tutti essere seduti in quella bottega degli orrori chiamata Board of Peace per Gaza, si chiede Alberto Negri sul manifesto. Risposte taglienti su cui riflettere. Con nota illustrativa finale.

Madamina, purtroppo, il catalogo è questo

È quello che certificano le ruspe di Netanyahu sulla sede Unrwa di Gerusalemme Est, la chiusura del valico di Rafah e il bando israeliano alle 37 Ong che hanno contribuito a sfamare e curare oltre due milioni di persone. Non solo. Come si apprende dello statuto del Board, anticipato dalla stampa israeliana, questo comitato d’affari si riserva la prerogativa di affrontare i conflitti in luoghi diversi da Gaza. Carta bianca per decidere guerre, operazioni di polizia
internazionale e chissà che altro.
Come dare voce e rappresentanza a valori come i diritti umani, l’autodeterminazione dei popoli, lo sviluppo sostenibile, la solidarietà, l’integrità e la sovranità territoriale degli stati? Per alcuni, come dalle nostre parti, che si sono arresi a Trump ancora prima di contemplare una resistenza, è un inutile esercizio intellettuale ma per milioni di persone è un’urgenza bruciante.

Palestinesi nel carcere Gaza

Per i palestinesi, per esempio, ridotti in una sorta di carcere dove continuano a morire di inedia e malattie, per i curdi del Rojava sotto assedio del qaedista Al Sharaa (ricevuto alla Casa Bianca), quelli che avevamo celebrato (e usato) come eroi di Kobane e della lotta all’Isis. Protagonisti dimenticati come scriveva sul manifesto Chiara Cruciati di uno dei rarissimi esperimenti democratici del Medio Oriente. E così ora migliaia di jihadisti siriani e foreign fighters scappano dalle prigioni sorvegliate dalle forze curde per oltre un decennio. Interessa a qualcuno o interverrà il Board of Peace?

Davos della pericolosa balordagine

Mentre a Davos Trump straparlava, dando gli ormai consueti segnali di pericolosa balordaggine, Mike Carney, premier del Canada, Paese nelle mire coloniali di Trump come la Groenlandia, ha tenuto il giorno prima un discorso accolto con una standing ovation. Questo liberale, con impeccabili credenziali capitaliste, ex governatore delle banca centrale canadese e inglese, si faceva la domanda di come fermare Trump, la stessa che si pone la copertina di questa settimana di Newsweek, l’interrogativo inquietante che ormai percorre in maniera non troppo sotterranea le cancellerie internazionali.

Onore a Carney

Carney non solo ha parlato ma ha anche agito. Il premier canadese, in gran parte ignorato dai nostri media, a Davos ha detto semplicemente la verità: per decenni ci siamo adagiati e abbiamo prosperato (qui in Occidente soprattutto) in un ordine internazionale basato su regole in gran parte false, sapendo che i più forti si sarebbero auto-esentati dal rispettarle quando gli fosse stato conveniente. Il diritto internazionale, ha detto Carney, è stato applicato con rigore variabile a seconda dell’identità dell’accusato o della vittima: il doppio standard applicato Israele è emblematico. Una finzione utile all’egemonia americana, con un divario immane tra retorica e realtà.

Diritti e regole a intensità variabile

Cose che ovviamente sul manifesto sono state scritte molte volte nell’ultimo mezzo secolo e che abbiano trovato nei discorsi di Che Guevara, Fidel Castro. Thomas Sankara fino a Ibrahim Traoré. Solo che il ‘terzomondista’ che le dice oggi è uno che è stato immerso da decenni nel sistema, che pensava fino a qualche tempo fa di decidere le sorti del mondo. Adesso siamo nel mezzo di una rottura, non di una transizione. Quello che propone Trump non è il multilateralismo ma la brutale prevalenza del più forte e del più immorale. E allora Carney qualche giorno fa è volato in Cina per firmare una partnership strategica, come ha già fatto con India e Unione europea. L’illusione non è quella di trovare nuovi protettori, tanto più che Pechino non è certo una capitale che condivide i nostri valori e la difesa strenua dei diritti umani, al contrario.

Vietato tornare indietro: terza via?

Ma serve prendere atto che attendere la restaurazione dell’ipocrita vecchio ordine “basato sulle regole” è tempo sprecato, così come invocare il suo ritorno. Auspicabile invece costruire nuove alleanze tra le potenze medie, perché le superpotenze possono permettersi di agire da sole.
Insomma la proposta è una sorta di ‘terza via’ rispetto alla scena attuale, che per forza deve tenere in conto dei Brics e i due terzi dell’umanità che sono stati per decenni ai margini della cupola di potere occidentale. Ne saremo capaci? Qualche dubbio, e forse più di qualche, esiste. Visto quanto accade ai palestinesi e ai curdi e a tanti altri popoli che si aspettano da noi segnali che non arrivano mai.

Meschina Italia con la Palestina

  • È venuta a Roma per il documentario Tomorrow’s Freedom Fadwa Barghouti, moglie e portavoce di Marwan Barghouti, leader palestinese prigioniero di Israele dopo la Seconda Intifada. Ma noi qui cosa offriamo alla Palestina? Neppure il simbolico riconoscimento di uno stato palestinese. Ecco perché le lotte locali diventano essenziali per cambiare le cose. L’aforisma di Tucidide, ricordato da Carney, che i forti fanno ciò che possono e i deboli subiscono ciò che devono non è inevitabile ma può essere ribaltato ogni giorno.

Super Loggia P2 planetaria

Cos’è il Board of Peace e perché di fatto vuole sostituire l’Onu con un sovrano assoluto che decide chi e come cooptare. Le coalizioni ad hoc non sono una novità in politica internazionale. È di questi mesi il lancio di una coalizione dei volenterosi, per iniziativa anglo-francese, in vista di una eventuale missione di monitoraggio del cessate il fuoco e di mantenimento della pace in Ucraina, decisamente improbabile. Quando, in uno dei 20 punti del Piano Trump per Gaza, fu annunciata la creazione di un Board of Peace, un «Consiglio per la pace», l’aspettativa era che si trattasse di un’ulteriore versione di una coalizione dei volenterosi. Scopriamo ora che la realtà è ben diversa. Potenzialmente letale per le stesse Nazioni Unite che Trump, nel suo discorso del settembre 2025 all’Assemblea Generale, ridicolizza paragonandole ad una scala mobile non funzionante. Diversamene dallo stesso Presidente americano, «mediatore di successo di conflitti insolubili, ingiustamente privato del premio Nobel per la pace».

Onnipotenti ma solo uno il dio

Il Board trumpiano mira a rimpiazzare addirittura il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Un consesso internazionale, i cui membri sono scelti per cooptazione dal Presidente (lo stresso Trump) e possono essere mandati a casa in qualsiasi momento sempre dal medesimo, se non sostenuti dai due terzi dei voti del Board. Si può però acquistare un “seggio permanente” per la modica cifra di 1 miliardo di dollari durante il primo anno di esercizio. Niente Segretario ma un Amministratore delegato (Chief executive). Il Presidente designa in piena autonomia il suo successore (senza elezioni), e lascia l’incarico (sembrerebbe illimitato) solo a seguito di dimissioni volontarie o per comprovata incapacità, stabilita con un voto unanime del Board. 

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