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‘Trumpismo e Commissione Ue’ a forzature incrociate

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Politica estera

19/01/2026

da Remocontro

Ennio Remondino

Autoreferenzialità smisurate e diffuse. Da Trump all’Europa, passando per presidente Von der Leyen. Con numerose e pericolose forzature delle regole interne e internazionali. Accade ormai abitualmente al presidente statunitense caduto ormai nella patologia delle ‘military power’, ma anche la signora Von der Leyen, insiste in errori ‘militari’ già commessi in passato.

Virus influenzale’ ceppo baltico

A inizio settembre la presidente della Commissione europea aveva affermato che esistevano «piani piuttosto precisi per il dispiegamento di truppe europee in Ucraina», ed era stata colta in fallo dal connazionale Boris Pistorius, ministro socialdemocratico della Difesa tedesca. «La Ue non ha alcun mandato né competenza sul posizionamento delle forze armate. Si tratta di questioni di cui non si discute prima di sedersi al tavolo dei negoziati con le molte parti che hanno voce in capitolo» dichiarò Pistorius con grande severità. Ma la signora convertita al riarmo e alla linea dura anti russa del fronte baltico, insiste e inciampa di nuovo, oltre i limiti del suo mandato. Trumpismo di rimbalzo anche il 12 gennaio: «per l’Unione europea è fondamentare accelerare sul piano di pace in 20 punti discusso da Zelensky con Trump a fine dicembre. In questa fase i principi di base sono chiari: la prima linea di difesa sarà ed è costituita dalle forze armate ucraine e sarà compito dell’Ue fare in modo che siano ben equipaggiate». Politica estera e difesa fuori dagli accordi Ue, occupati in un colpo solo e molto indirizzati.

Generale Von der Leyen e truppe ‘Volonterose’

Contro la Russia che «deve dimostrare di essere interessata alla pace» la perorazione Ue. Ma sempre pace attraverso la forza. E scopriamo una «seconda linea alla Coalizione dei Volenterosi, composta da 35 Paesi, la maggior parte dei quali appartenenti all’Ue, oltre a Canada, Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda e Turchia». Questa volta critiche solo a sottolineare l’estraneità di quelle dichiarazioni dai compiti dell’Unione Europea, che non ha competenze sull’impiego delle truppe degli Stati membri. Forzature e bugiette sui fatti. «Non è vero che 35 nazioni europee ed extra-europee sono disponibili a inviare truppe in Ucraina» denuncia Analisi Difesa. Al contrario, la gran parte tra cui Germania, Italia e Polonia non intendono inviare neppure un soldato sul suolo ucraino. Al momento solo Francia e Gran Bretagna sembrano orientate a mettere insieme circa 10/12 mila militari a cui aggiungere forse i contributi simbolici di qualche nazione baltico-scandinava. Un po’ più di prudenza a Bruxelles forse aiuterebbe la credibilità dell’Istituzione.

L’ex ministra della difesa tedesca

Per la presidente della commissione Ue, esisterebbe una ‘seconda linea di difesa’ dopo aver previsto la ‘prima linea’ ucraina con ben 800 mila militari. Che Zalensky non riesce neppure a sognarsi nella difesa finale del Paese. Un numero insostenibile in tempo di pace anche per nazioni ben più popolose dell’Ucraina. E tutto il dibattito sulle truppe europee in Ucraina scopri che è basato sul nulla. «Per giungere a un accordo di pace, condizione necessaria a schierare in Ucraina le truppe europee, i russi pretendono da Kiev cessioni territoriali, neutralità e assenza di truppe di nazioni aderenti alla NATO sul suolo ucraino», il riassunto chiaro da agenzia di stampa. Salvo decidere di non voler trattare con Mosca per andare avanti nella guerra del massacro ucraina. Ma occorrerebbe dirlo chiaramente. «Evidente a tutti che truppe europee potranno forse andare a combattere al fianco degli ucraini (opzione però respinta anche da ‘volenterosi’ più accesi) ma non schierarsi in Ucraina dopo un eventuale e per ora improbabile accordo di pace». Ragionevole e scontato, ma…

I danni di guerra reali nascosti

I danni esaltati e quelli occultati grazie alla stampa ‘embedded’. Fonte ancora Analisi Difesa, mai smentita sui fatti di guerra sul campo. «Il gigantesco deposito sotterraneo di gas di Bilche-Volitsko-Uhersky, distrutto dal missile balistico ipersonico Oreschnik lanciato dai russi nei giorni scorsi. Deposito con oltre il 50% della capacità totale di tutti i depositi in Ucraina, il secondo più grande sito di stoccaggio sotterraneo di gas naturale in Europa. L’infrastruttura costituiva un elemento strategico chiave per la sicurezza energetica dell’Ucraina e dell’Europa. Kiev nega la distruzione della grande infrastruttura contenente molti miliardi di euro in gas. E lascia senza spiegazioni l’improvviso e forte aumento del prezzo del gas alla Borsa di Amsterdam, subito dopo il lancio dell’Oreshnik. Ancora più concreto l’allarme gas tedesco: impianti di stoccaggio semivuoti, industria in emergenza e prezzi alle stelle. Secondo il Berliner Zeitung , dal 12 gennaio il livello di riempimento medio degli impianti tedeschi è sceso al 45%. La Berliner Zeitung riporta anche uno studio secondo cui un freddo prolungato con forniture ridotte potrebbe causare danni economici fino a 40 miliardi di euro. Probabile che nessuno confermerà la distruzione del grande deposito sotterraneo di gas proprio per il suo impatto economico e strategico.

Distrazioni artiche per l’Eu militare che non esiste

Oltre la Russia, anche gli Usa troppo Trump, con qualche buona ragione europea. «La Groenlandia appartiene al suo popolo». Bene, ottimo. Ma è ancora riarmo. «Nella nostra proposta di bilancio abbiamo raddoppiato i finanziamenti alla Groenlandia, portandoli a circa 530 milioni il che dimostra il nostro impegno per la sicurezza artica». Ma poi ‘casca l’asino’. «Continueremo il nostro lavoro sulla sicurezza dell’Artico con i nostri partner e alleati, inclusi gli Stati Uniti». Per il vertice della Ue gli Stati Uniti restano ‘alleati’ e guarda all’Artico come un’area di interesse condiviso con Washington? Qualche confusione a Bruxelles.

  • Più reattivi degli europei i canadesi, che stanno riallacciando relazioni economiche e politiche con la Cina dopo anni di forti tensioni in un summit definito da molti ‘storico’. Reazione alla tracotanza della Casa Bianca nei confronti del Canada, che Trump aveva minacciato addirittura di annessione agli Stati Uniti come la Groenlandia.
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