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Trump sconfitto, Rubio incerto, ma Cuba ancora preda

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Politica estera

07/11/2026

da Remocontro

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La sconfitta di Trump si annunciava a Cuba già nei racconti di amici e parenti che dagli Stati Uniti confidavano di voler togliere il proprio voto ai repubblicani, ma questo non basta a festeggiare. Paura di Cuba bersaglio di Trump nel tentativo di recuperare consensi non si spegne con il risultato delle elezioni di metà mandato.

«Moncada 2026»

Il governo e le Forze armate rivoluzionarie cubane abbiano confermato lo svolgimento dell’esercitazione strategica nazionale «Moncada 2026». Due giorni di mobilitazione militare e civile in tutto il paese, seguiti dalla Giornata nazionale della difesa. La dottrina della «Guerra di tutto il popolo», col coinvolgimento della popolazione e delle istituzioni nella difesa del territorio. «Le esercitazioni erano già previste, ma la coincidenza con il voto statunitense racconta bene il clima che si respira sull’isola», sottolinea ‘Pagine Esteri’ nella sua attenta cronaca. La stampa cubana segue con attenzione il secondo risultato elettorale che interrompe l’avanzata delle destre vicine al presidente statunitense. Prima la rielezione di Lula in Brasile, poi le midterm. Due paesi, due dinamiche differenti, ma un elemento comune: il ruolo dei movimenti sociali e della cultura. In Brasile la rimonta di Lula è passata dalle strade, dalle manifestazioni, dagli studenti, dai sindacati, dagli artisti e da una mobilitazione digitale capace di raggiungere milioni di persone.

Fuori dall’apparato dei partiti

Negli Stati Uniti una parte della vittoria democratica è stata costruita fuori dagli apparati tradizionali del partito. Il risultato più significativo arriva dai Democratic Socialists of America, sottolinea la stampa cubana. Candidati che hanno costruito le proprie campagne parlando di salari, sanità pubblica, diritto alla casa, immigrazione e disuguaglianze, spesso sfidando direttamente l’establishment democratico nelle primarie. La vittoria di Zohran Mamdani a New York, nel 2025, aveva già mostrato la forza di questa nuova generazione politica. Le midterm ne confermano la crescita. La novità –almeno per gli Stati Uniti-, è che una parte della sinistra non ha più bisogno di nascondere le proprie idee per vincere e che alcuni nuovi eletti sono arrivati al Congresso battendo proprio i candidati sostenuti dalla dirigenza del partito.

Da Cuba nessun facile entusiasmo

Ma attenti. Le piazze hanno contribuito a cambiare i rapporti di forza, ma non è detto che i governi e le direzioni politiche ne raccolgano le richieste. Da Cuba, arriva anche un dato che impedisce facili entusiasmi. In Florida resistono tre figure centrali della politica statunitense contro l’isola: María Elvira Salazar, Mario Díaz-Balart e Carlos Giménez, tutti repubblicani di origine cubana. Sono tre dei principali sostenitori delle sanzioni contro L’Avana, protagonisti delle pressioni per restringere i rapporti economici e politici con Cuba. «Siamo più vicini che mai alla fine del governo cubano», ha dichiarato recentemente Giménez. Una frase che racconta quanto quel blocco di potere, costruito per decenni attorno all’esilio anticastrista di Miami, non si sia dissolto con la sconfitta nazionale di Trump

Ma qualcosa comunque si muove

Dall’altra parte arrivano al Congresso anche voci che su Cuba e sull’America Latina propongono una rottura con la politica di Washington. Claire Valdez, socialista eletta a New York, chiede la fine incondizionata delle sanzioni contro Cuba e il ripristino delle relazioni diplomatiche. «Tutte le nazioni hanno il diritto di decidere il proprio futuro», scrive, denunciando le sofferenze provocate dall’embargo. Ancora più netto Chris Rabb, eletto in Pennsylvania, che pochi giorni prima del voto, parlando delle ingerenze statunitensi in Brasile, Colombia, Venezuela, Cuba e Haiti, ha dichiarato: «Dobbiamo ritirare lo stivale militare che opprime queste nazioni. Dobbiamo permettere la loro autodeterminazione e rispettare la loro sovranità, indipendentemente da chi eleggano, perché non spetta a noi decidere chi debba andare al potere».

Storia di assassinii

Rabb, nella stessa intervista, è andato oltre: «Da generazioni assassiniamo leader stranieri, è quello che gli Stati Uniti sanno fare meglio, ma l’ironia è che finiamo sempre per pagarne le conseguenze». E ancora: «Quando tutti quei conservatori razzisti si chiedono perché tanti immigrati arrivino alle nostre frontiere, la risposta è che destabilizziamo le loro società, corrompiamo i loro governi e mettiamo al potere fantocci al servizio degli interessi economici e militari statunitensi, che sono intimamente intrecciati». Vergogne anche di casa, con l’Italia non vota la mozione Onu che chiede la fine dello strangolamento di Cuba. La decisione del governo Meloni dimostra come l’Italia sia non solo un paese completamente asservito agli Stati Uniti, ma anche privo della più elementare gratitudine ricordando che quando avevamo bisogno di medici e infermieri durante la pandemia sono venuti a soccorrerci quelli cubani.

Intanto Cuba soffre d’assedio

Intanto sull’isola continuano le difficoltà economiche, la crisi energetica e le conseguenze delle restrizioni commerciali e finanziarie statunitensi. Il risultato elettorale Usa purtroppo non riaccende la corrente nelle case, non riempie gli scaffali e non modifica le condizioni nelle quali milioni di cubani affrontano la quotidianità. Il 4 e 5 novembre, mentre negli Stati Uniti si celebra la vittoria democratica e in Brasile si prepara un nuovo mandato di Lula, a Cuba si svolgeva Moncada 2026. Nei centri di comando, nelle province e nelle strutture territoriali la verifica della capacità di risposta a un’eventuale aggressione. Un’immagine distante dalle feste elettorali di New York o San Paolo.

  • Due vittorie hanno fermato, almeno nelle urne, l’avanzata del trumpismo. Le persone sull’isola oggi si chiedono solo quanto di quella sconfitta arriverà davvero fino a Cuba?

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