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Trump e Putin tra amnesie e distinguo italiani

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Politica estera

11/01/2026

da Remocontro

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L’Italia e il mondo. «Il dente andava tolto e quale occasione migliore di una conferenza stampa fiume?», Andrea Colombo severo sul manifesto, ma quasi con pietà. Per la prima volta Meloni critica in prima persona l’eventuale presa della Groenlandia da parte dell’amico Donald: «Continuo a non credere in un’opzione militare. Chiaramente non la condividerei». E Donald trema

Nessuna critica sferzante

Meloni abbonda in comprensione verso il suo amico Donald: «per l’importanza che l’Artico ha oggi per gli interessi e per la sicurezza dell’America, per il fondato timore di eccessive ingerenze di attori stranieri». Insomma niente annessioni ma una soluzione va trovata, magari proprio in casa Nato dato che in fondo «credo siano chiare a tutti le implicazioni sull’Alleanza». Chiare anche a Trump che ha iniziato la giostra? Polemica zero, insomma, ma un No esplicito pur se timido alla voracità di Donald doveva pronunciarlo. «Se l’è cavata con poco».

Fra cerchio e botte chi è Donald

E poi c’è autoritarismo storico, targato, e l’arrivismo post moderno. Il fascismo non si imita, lo pratichi. Chi ha detto che lei e quel Trump la pensino sempre allo stesso modo: «Ci sono molte cose che non condivido», in particolare proprio il rispetto del diritto universale che per lei è sacro. Ma a corrente alternata. Per il Venezuela evidentemente non vale. Se ne parla poco in realtà, forse perché gli stessi giornalisti sono consapevoli della delicatezza del momento e non vogliono danneggiare Alberto Trentini che sta ancora in una galera venezuelana. «Dunque sentiti ringraziamenti per le altre due scarcerazioni ma sul caso più spinoso ci si muovere sempre con i piedi di piombo». Che è la sola nostra politica estera.

Per fortuna, l’opposizione confusa aiuta

Per fortuna di Meloni, «dagli spalti dell’opposizione qualcuno che offre alla premier l’assist non manca mai». Così, se del colpaccio di Caracas e delle sue risibili giustificazioni non si parla, quel militante della Cgil che se l’è presa con gli esuli venezuelani offre il goal a porta vuota. Occasione troppo ghiotta perché Meloni se la lasci sfuggire: «Vedere italiani di estrema sinistra che spiegano a un esule venezuelano cosa significhi essere venezuelano è surreale. Una sinistra che sta sempre dalla parte sbagliata della storia». Dalla parte giusta della storia stanno invece gli squadroni della morte dell’Ice? Teatro: «Cosa significa che dovrei prendere le distanze da Trump? Assaltare i McDondald’s? Uscire dalla Nato che, come ci ha ricordato Mattarella, è con l’Europa è una delle due direttrici della nostra politica estera?». Nati Nato per qual che resta

Nati Nato, se ancora esiste

Certo una parola di condanna per quella «donna e mamma» fatta fuori a Minneapolis dagli incappucciati di Trump poteva essere opportuna, persino necessaria. «La premier per fortuna non dimentica l’Ucraina. Si diffonde anzi sul tema, mentre su Gaza passa oltre al galoppo. Lancia anzi una proposta precisa e per metterla in campo fa leva sul ‘nemico’ Macron». La domanda riguarda il rientro della Russia nel G8 che, va da sé, «è prematuro». Però, come sostiene l’agguerrito francese, è che in effetti bisogna che l’Europa tratti direttamente con la Russia: «Credo sia ora che l’Europa parli con la Russia. Ma non possiamo andare in ordine sparso o faremmo un favore a Putin: è la ragione per cui io ho sempre sostenuto la necessità di un inviato speciale europeo».

«È un passaggio più incisivo di quanto sembri –insiste Colombo-, e in effetti la Russia lo ha ripreso subito: «Bene Meloni sul dialogo purché sia rispettoso», scrive l’inviato di Putin, Dmitriev. Ipotesi poco puntuale ma l’intenzione di Meloni era evidentemente, per ora, solo iniziare a saggiare l’acqua.

Politica estera tutta di casa

L’Italia non manderà comunque truppe in Ucraina e non è che sia una gran notizia. C’è già la formula basata sull’estensione a Kiev dell’art. 5 Nato, inventata proprio a Roma: a cosa servono i fantaccini? Ma già che c’è, la premier regola il conto con Vannacci, che chiede di votare contro il dl Ucraina: «Proprio un generale non capisce quale sia il ruolo di pace, non di guerra, delle forze armate? Comunque i voti non mancheranno». Nel complesso meglio di così, sugli Esteri, a Meloni non poteva andare. In buona parte deve ringraziare i molto delicati interroganti.

 

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