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Trump contro ‘Antifa’ a difesa dei fascismi. Vertice rivelazione

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Politica estera  

14/07/2026

da Remocontro

Ennio Remondino

L’ipocrisia del linguaggio. ‘Antifa’ come movimento di opposizione sociale agli autoritarismi: palestinesi, immigrati, lavoratori emarginati. Insomma, l’antifascismo della Costituzione italiana, l’esempio più nobile. All’Antifa di Trump, l’argentino Milei -quello della motosega-, partecipa con entusiasmo, mentre gli europei si nascondono. L’Italia che tifa per quella destra, partecipa sperando di non farsi vedere troppo. Mentre il Segretario di Stato Usa Rubio completa il quadro attaccando la Corte penale internazionale.

  • Bandiera issata, voce abbassata

  • Mentre altre cancellerie europee lo snobbano, Roma presta la propria presenza a un evento che non discute una minaccia, ma all’opposto la certifica. Questo è infatti il punto politico: trasformare una categoria decisamente controversa di polizia in un fatto diplomatico.

Facciamo finta che…

Antifa, nuova piroetta del governo. «Vertice anti-Antifa, Contrordine camerati: non sarà più il leghista Molteni ma il sottosegretario agli Interni Prisco a rappresentare l’Italia». Andrea Colombo osserva come da un diplomatico, osservatore per cortesia, al vertice di Rubio sulla lotta al terrorismo rosso andrà il sottosegretario agli Interni Emanuele Prisco, di assoluta fede meloniana. Obiettivo dichiarato: «allargare al mondo la crociata anticomunista annunciata sin da ottobre da Trump». Negli Usa se ne occuperà Sebastian Gorka, già spalla di Bannon con legami stretti con l’estrema destra ungherese, Paese da cui proviene. Ma la ‘piovra antifa’ è ovunque e rappresenta una minaccia per l’America. Quindi intromissioni americane di ogni tipo ovunque. Anche per questo l’intera Europa che ancora ragiona frena e prende le distanze. 

Con gelo, salvo Argentina e Italia

Tra i 60 paesi destinatari dell’invito solo due hanno per ora annunciato adesione e rappresentante del governo: l’Argentina di Milei e l’Italia di Meloni. I grandi Paesi europei non hanno fatto sapere niente. È possibile che alcuni, debitamente pressati, mandino alla fine un rappresentante, probabilmente un diplomatico in veste di osservatore. La stessa postazione defilata, trattandosi esplicitamente di «vertice ministeriale», sulla quale fino a sabato era deciso ad attestarsi anche il governo italiano. Poi è arrivata la telefonata di Meloni, forse dovuta a un suo ripensamento, più probabilmente perché messa alle strette dal Dipartimento di Stato americano, ed è cambiato tutto. In entrambi i casi il significato del cambio in corsa è identico.

Piroette e ipocrisie

Accusa dalle opposizioni: «Il governo italiano resta legato a doppio filo all’Internazionale nera capeggiata da Trump. La scelta di considerare sospetti di terrorismo “gli antifa”, definizione estensibile a volontà, permetterà agli agenti di Trump di prendere di mira qualsiasi opposizione, in una specie di resurrezione grottesca del maccartismo, stavolta senza più i comunisti da mettere all’indice». «Se l’Italia, come sembra probabile, sarà il solo Paese europeo presente a pieno titolo al summit, allora la scelta di restare comunque quanto più vicini possibile all’America di Trump sarà palese. E sarà significativo anche che tra i grandi paesi occidentali solo quelli in cui la destra è al governo accreditino una crociata contro il dissenso travestita da lotta contro un terrorismo fantasma», il severo Andrea Colombo.

Si salvi chi può

Il tempo è scaduto e Washington ha chiuso la lista dei partecipanti al summit contro la «rinascita del terrorismo di estrema sinistra». Un vertice «anti-Antifa», contro un gruppo che non esiste formalmente come organizzazione, per costruire una risposta globale alla «minaccia comunista» su cui il presidente statunitense Donald Trump ha così tanto insistito nei suoi ultimi discorsi pubblici. Una «minaccia esistenziale» come lo Stato islamico e al Qaeda. Ma gli scettici sul summit sono molti. Dentro e fuori l’Europa si parla di scarso preavviso, di agenda poco chiara, di più urgenti impegni diplomatici. Profilo basso, e diversi tentennamenti per evitare di irritare Washington, denuncia Enrica Muraglie

«La legge è una, quella della giungla»

  • Ieri Rubio allo scoperto ha reso ancora più chiaro l’obiettivo del summit con un messaggio sui social in perfetto stile trumpiano: «C’è un’istituzione che si chiama Corte penale internazionale, stanno facendo una guerra al nostro paese non con proiettili e missili ma con il cosiddetto ‘diritto internazionale’». 
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