09/04/2026
da Remocontro
La guerra israeliana Iran-Libano ed è Trump che segue. Le due settimane di cessate il fuoco con l’Iran serviranno (forse) a riaprire Hormuz e a riannodare un minimo di dialogo col regime degli ayatollah, sempre in sella. Ma intanto i bombardamenti proseguono sempre più massicci su Beirut. Dove gli israeliani vogliono regolare, una volta per tutte, i conti con Hezbollah.
La guerra si sposta a nord
Per Israele non fa tanta differenza. Colpire il Libano, dove a macchia di leopardo si trovano disseminate le temute milizie di Hezbollah, rientra nella strategia di ‘difesa preventiva’. Un teorema che tiene d’occhio e colpisce, secondo necessità, il cosiddetto ‘corridoio sciita’, che da Teheran attraverso Damasco e il Golan, porta fino a Beirut. Proprio lì, nell’est del Paese dei Cedri, nella valle della Bekaa, fa base il Partito di Dio dei musulmani sciiti, legati indissolubilmente agli ayatollah persiani. Sono gli stessi miliziani di Hezbollah, che posizionati a sud del fiume Litani, quasi al confine con Israele, tengono sotto tiro e minacciano costantemente tutta l’Alta Galilea. Un vero e proprio incubo che i diversi governi di Tel Aviv, nel tempo, hanno cercato di risolvere con un disordinato miscuglio di misure diplomatiche e militari. Senza riuscirci. Oggi, Netanyahu ha la sua grande occasione: colpire il gruppo-cardine dell’Asse di resistenza iraniano mentre il suo principale sponsor è con le spalle al muro. Detto fatto. Nella sua prima risposta formale all’accordo di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, l’Ufficio del Primo Ministro ha dichiarato in un comunicato stampa, mercoledì mattina, che Israele appoggia la decisione, ma ha insistito sul fatto che l’accordo «non include il Libano». Una sottolineatura accompagnata da un’escalation di bombardamenti di un’intensità feroce. Dunque gli israeliani hanno solo cambiato obiettivo, ma continuano a martellare i loro nemici con incessanti bombardamenti aerei, che lasciano dietro di sé solo rovine fumanti. Solo che, questa volta, i bersagli non si trovano a Teheran, ma sono localizzati alla periferia di Beirut. Secondo il Wall Street Journal, gli israeliani hanno giustificato la grande quantità di vittime civili provocate col fatto che, a loro dire, Hezbollah farebbe uso di “scudi umani” per proteggere le sue installazioni.
La tregua non vale per il Libano
Fatta la legge, trovato l’inganno. Potrebbe essere questa la massima da applicare, alla situazione diplomatico-militare che si è creata nell’area di crisi che interessa il Golfo Persico. Si, perché da un punto di vista geopolitico non si può adottare la «diplomazia dello spezzatino», staccando completamente la guerra all’Iran da tutti gli altri conflitti indotti. In questo senso, la presa di posizione di Netanyahu sul Libano ne chiarisce i veri obiettivi. “L’esercito israeliano – sostiene il Wall Street Journal – ha affermato che gli attacchi rientrano negli sforzi in corso per contrastare le operazioni di Hezbollah e proteggere i civili israeliani. Il Pakistan, però, aveva dichiarato che i combattimenti in Libano sarebbero terminati nell’ambito del cessate il fuoco di due settimane”. Dunque, c’è una stridente contraddizione tra quanto affermano i mediatori (autorevoli) e quanto invece stanno facendo gli israeliani. Ignorando, evidentemente, gli impegni che, in qualche modo, gli “sherpa” dell’Amministrazione Trump devono aver preso con gli emissari della leadership iraniana. Non a caso, il portavoce deli’IDF in lingua araba, Avichay Adraee, ha emesso due avvisi di evacuazione per i residenti del Libano meridionale che si trovano a sud del fiume Zahrani, scrivendo che le operazioni delle Forze armate israeliane in Libano continueranno.
Un accordo che pare “scordato”
Trump sulla graticola dei mercati e arrostito a fuoco vivo dai sondaggi, aveva fretta di chiudere in qualche modo, alla bell’e meglio, uno straccio di accordo. E uno straccio di accordo ha chiuso. L’analisi che ne fa il Washington Post è fra il deprimente e l’esasperante. Se dovessero essere vere alcune clausole, c’è da mettersi le mani ai capelli. “Poche ore dopo l’annuncio – scrive il Post – l’Iran e i Paesi arabi del Golfo hanno segnalato nuovi attacchi. Tutte le parti hanno presentato versioni molto diverse dei termini dell’accordo. L’Iran ha affermato che l’accordo gli consentirebbe di formalizzare la sua nuova pratica di imporre sanzioni alle navi che attraversano lo Stretto di Hormuz. Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti collaboreranno con l’Iran per rimuovere l’uranio arricchito sepolto, sebbene l’Iran non abbia confermato tale affermazione. Il Pakistan e altri Paesi avevano annunciato una pausa nei combattimenti in Libano, Paese invaso da Israele per combattere il gruppo militante Hezbollah, sostenuto dall’Iran, ma il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato mercoledì mattina che l’accordo non riguarda la lotta contro Hezbollah”.
- Insomma, alla fine “il cessate il fuoco – conclude amaro il Washington Post – potrebbe formalizzare un sistema di riscossione di pedaggi nello Stretto di Hormuz, istituito dall’Iran, e fornirgli una nuova fonte di entrate”. E c’era proprio bisogno di scatenare una guerra mondiale, per farci pagare il biglietto?

