16/02/2026
da Remocontro
Il governo israeliano ha deciso di dichiarare i terreni occupati in Cisgiordania come ‘proprietà statale’, se i palestinesi non saranno in grado di dimostrarne la loro, di proprietà. Il piano è stato proposto dal tristemente noto ministro delle Finanze, Smotrich, della Giustizia Levin e della Difesa Katz. Un’annessione illegale di zone della Cisgiordania, un territorio che secondo la comunità internazionale appartiene ai palestinesi ma che Israele di fatto controlla e governa.

A Palestinian shepherd herds his flock the Jordan Valley, West Bank
Israele della voracità incontenibile
Il nuovo processo di registrazione riguarderà la cosiddetta ‘Area C della Cisgiordania’, una delle tre aree in cui il territorio venne suddiviso quando furono firmati gli Accordi di Oslo negli anni Novanta. Dell’Area C fanno parte le zone della Cisgiordania che gli accordi di Oslo assegnavano a un futuro stato palestinese, ma la cui gestione civile e militare è rimasta nelle mani di Israele. «L’Area C costituisce circa il 60 per cento dell’intero territorio su cui Israele esercita un controllo e ci vivono più di 300mila palestinesi», come denuncia il Post.
La persecuzione di un popolo
Concretamente significa che quando Israele avvierà la procedura di registrazione per una determinata area, chiunque avrà diritto di proprietà su quella terra dovrà presentare dei documenti che la dimostrino. Ma dopo decenni di guerra e occupazione, molti dei documenti potrebbero essere andati persi o distrutti e questo potrebbe portare a un’espropriazione di massa dei territori palestinesi.
Ma sempre più avanti così
La scorsa settimana il gabinetto di sicurezza del governo israeliano aveva già approvato una serie di misure per espandere il controllo della Cisgiordania, tra cui l’annullamento del divieto di vendita di terreni in Cisgiordania agli israeliani ebrei e la pubblicazione dei registri catastali del territorio, che finora erano documenti riservati, per rendere più facili le vendite. Il divieto di vendita di terreni a persone non musulmane risaliva al periodo in cui la zona era amministrata dalla Giordania (fra il 1948 e il 1967): finora chi non era musulmano non poteva acquistare la terra a titolo personale, ma solo tramite società private.
Denuncia di Peace Now
Il movimento non governativo israeliano Peace Now ha paragonato il processo di registrazione approvato domenica a un’enorme e drastica appropriazione indebita ai danni dei palestinesi per i quali, nelle condizioni in cui si trovano attualmente, sarà difficile dimostrare e rivendicare la loro proprietà. E questo, ha avvertito il movimento, probabilmente porterà alla dichiarazione di migliaia di metri quadrati come terra demaniale, consentendo a Israele di sviluppare nuovi insediamenti, infrastrutture e trasporti.
Diritto internazionale calpestato
Una decisione in palese violazione con il diritto internazionale, secondo il quale una potenza occupante non può confiscare o colonizzare terreni nei territori occupati. Anche la presidenza dell’Autorità nazionale palestinese (ANP) ha ovviamente condannato l’annuncio dicendo che «costituisce una minaccia diretta alla sicurezza e alla stabilità» e che è «l’inizio dell’attuazione dei piani volti a consolidare l’occupazione attraverso l’espansione illegale degli insediamenti». Purtroppo sempre e solo proteste rituali di nessun effetto.
Ladri con quali complici?
Da parte di una parte più avvertita e sensibile della comunità internazionale l’avvertimento: «decisioni unilaterali di questo tipo non garantiranno a Israele «alcuna legittimità sul territorio dello Stato di Palestina e non altereranno lo status giuridico e storico secondo cui la Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, e la Striscia di Gaza sono territori palestinesi occupati». L’ANP ha infine esortato la comunità internazionale, tra cui il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, a intervenire immediatamente «per costringere Israele a rispettare il diritto internazionale». Silenzio dalla Casa Bianca ‘Garante’ ‘ di pace mediorientale.
Tra Hamas e ministri
Anche Hamas ha denunciato il piano israeliano definendolo «nullo e privo di valore, e una decisione presa «da una potenza occupante illegittima». Ma i ministri insistono e si lodano, incuranti di qualsiasi eventuale conseguenza ed elogiato l’approvazione della risoluzione dicendo che il processo di registrazione dei terreni creerà una «certezza giuridica e preserverà gli interessi nazionali di Israele». La popolazione palestinese coinvolta, titolare storica di quelle terre, non viene neppure citata.

