30/01/2026
da Valori
Tassare i grandi patrimoni non è uno slogan: serve una proposta chiara e condivisa per ridurre le disuguaglianze e ricostruire il patto sociale
La tassazione dei grandi patrimoni divide perché riguarda una scelta politica fondamentale: chi deve finanziare il welfare e la transizione, e chi oggi ne è in larga parte escluso. Patrimoniali e tasse di successione mettono in discussione rendite e privilegi consolidati.
Guardare a come funzionano in Europa e ai loro effetti sulle disuguaglianze serve a una cosa sola: riportare la ricchezza dentro un patto sociale che renda la società più giusta, solidale e democratica.
Gli articoli che compongono il dossier:
- Tassare i grandi patrimoni: una proposta politica necessaria
Tassare i grandi patrimoni non è uno slogan: serve una proposta chiara e condivisa per ridurre le disuguaglianze e ricostruire il patto sociale - Tassare la ricchezza: come funziona la patrimoniale (e perché divide)
Cos’è la tassa patrimoniale, come funziona e perché divide: principi, criticità e applicazioni concrete in Europa per tassare la ricchezza - Tassare le eredità: quanto (e come) si paga in Europa
Dalle franchigie italiane alle aliquote francesi: come funzionano le tasse di successione in Europa e perché sono una leva contro le disuguaglianze - Tassare i grandi patrimoni: le ricette di Oxfam contro le disuguaglianze
Il nuovo report di Oxfam mostra come le disuguaglianze estreme minacciano la democrazia e perché tassare i grandi patrimoni è una scelta politica necessaria - Tassare i ricchi conviene: perché la giustizia sociale paga tutti
Un estratto dal libro di Riccardo Staglianò che spiega perché tassare i ricchi non è ideologia, ma una scelta razionale di giustizia sociale - Tassare gli ultra-ricchi: «Non siamo mai stati così ben attrezzati»
Intervista a Giulia Varaschin, dell’EU Tax Observatory, che assieme all’economista Gabriel Zucman ha elaborato la proposta di una tassa patrimoniale in Francia
È ora che tutti i soggetti che discutono di una maggiore progressività fiscale e dell’introduzione di una patrimoniale sulle grandi ricchezze (e quindi anche di una imposta di successione che in Italia praticamente non esiste) si confrontino per predisporre un piano, una strategia e una proposta condivisa da sottoporre al mondo della politica e ai legislatori di oggi e di domani. Per dare il via a una campagna che sia finalmente comprensibile da parte dei cittadini in generale.
Sulle tasse, oltre al fastidio che da sempre le accompagna, si sono attivati meccanismi autolesionistici, come se una grave forma di falsa coscienza quando non proprio una radicale espressione della servitù volontaria, avessero preso definitivamente il sopravvento. Persone che non hanno alcun patrimonio che si dicono spaventate da interventi che riguarderebbero solo i plurimilionari. Contribuenti che hanno redditi molto bassi che si dichiarano contrari all’introduzione di aliquote più alte per chi guadagna dieci volte più di loro e che nel frattempo si sentono ripetere che non si possono aumentare le retribuzioni e, figuriamoci, introdurre un salario minimo, giammai!
Più tasse a pochi per dare di più a tutti: una verità semplice
Dopo anni in cui le questioni fiscali sono state vissute più o meno da tutti all’insegna del berlusconiano «meno tasse per tutti» – nonostante la presenza di forze progressiste in quasi tutti i governi degli anni Dieci – in Italia finalmente si è tornati a parlare della leva fiscale come strumento fondamentale per ridurre le disuguaglianze sociali. Anche se puntualmente i passi in avanti sono frustrati dai distinguo e dalla mancanza di chiarezza. Eppure non sarebbe poi così difficile spiegare che ci vorrebbero più tasse per qualcuno, i pochi fortunati, per disporre di un dividendo sociale di cui tutti gli altri potrebbero finalmente giovarsi.
In questo contesto, va detto che anche tra i favorevoli c’è parecchia confusione. Ognuno ha la sua proposta con numeri e proporzioni diverse e invece di proposta ce ne vorrebbe una, sostenuta da tutti quanti – con la propria sensibilità e i propri argomenti, come è ovvio che sia – per togliere di mezzo equivoci, imprecisioni, contraddizioni che spesso caratterizzano, nel nostro Paese, le proposte politiche di carattere economico.
Tra destra e centrosinistra, il grande rimosso della tassazione
La destra è contraria a qualsiasi intervento in questo senso e non ci sono eccezioni: in una difesa accorata della rendita, le diverse componenti dell’attuale maggioranza si dichiarano orgogliosamente incuranti delle disuguaglianze che crescono e che stanno rompendo il patto sociale che ci ha tenuto insieme finora.
Anche di fronte allo strapotere delle grandi concentrazioni economiche globali, i sovranisti non hanno una ricetta, se non una generica lamentazione contro i poteri forti e ben poco altro. In alcuni casi i “trilionari” sono loro amici, sulla scia del corso politico di Trump e della sua corte. Musk? Un eroe! I fondi tipo BlackRock? Benvenuti! Le Big Five? Nessuno le disturbi, mi raccomando. Ai sovranisti i sovrani piacciono parecchio, e non è solo un gioco di parole. E si spingono fino al servilismo, togliendosi quella maschera da “cattivi” che riservano solo ai più fragili.
D’altra parte, anche nel centrosinistra versione “campo largo” ci sono più contrari che favorevoli, in una strana alleanza di scettici che tiene insieme i centristi e il M5S, attraversa il Partito democratico e le sue molte anime, e in sostanza produce la mancanza di una presa di posizione che abbia una qualche valenza politica e qualsivoglia prospettiva elettorale.
Intorno alla politica, invece, più di qualcosa si muove, nel mondo associativo e finalmente in quello sindacale, anche perché i dati sono talmente evidenti che solo abilissimi manipolatori e politici variamente incerti possono fare finta di non vederli.
Costruire una proposta chiara per tassare i grandi patrimoni
A questo punto, però, ci vuole un salto di qualità. Vanno definite soglie, aliquote e gettito atteso, e predisposti gli argomenti per sostenerli, senza fare pasticci con i numeri e senza limitarsi a un vago manifesto e a quella retorica che si rivela, nella sua genericità, totalmente controproducente. Per arrivare a una proposta che dimostri con poche parole e numeri esatti i benefici che porterebbe con sé.
Siamo ai “fondamentali” della battaglia politica: per cambiare le cose e per sovvertire i rapporti di forza e quindi di potere, c’è bisogno che i più deboli abbiano consapevolezza di essere anche i più numerosi e trovino la possibilità di condividere ciò che appare ancora “inattuale”, trovando finalmente riferimenti intorno ai quali organizzarsi e sentirsi meno soli e schiacciati.
Non è semplice perché all’aumentare delle disuguaglianze aumenta anche la frustrazione e si diffonde ovunque un senso di impotenza che non fa che peggiorare le cose. Siamo però convinti che proprio una mobilitazione appassionata e insieme rigorosa circa la questione fiscale, con un ritorno alla redistribuzione, segnerebbe un passaggio epocale e farebbe molto bene alle persone, alle istituzioni e in generale alla politica stessa, che potrebbe ritrovare quel ruolo che, in questi ultimi decenni, ha sempre più smarrito.

