23/03/2026
da Il Fatto Quotidiano
La Casa Bianca a dato 48 ore all'Iran per una riapertura completa, pena attacchi agli impianti energetici. Ma Teheran contrattacca minacciando di "distruggere" le infrastrutture in Medio Oriente
Lo stretto di Hormuz, sin dalle prime ore dell’attacco congiunto Usa-Israele contro l’Iran, è diventato la leva del conflitto, che ha peraltro determinato anche la crisi energetica globale, con l’impennata dei prezzi del carburante. Il rappresentante dell’Iran presso l’Organizzazione Marittima Internazionale Ali Mousavi ha fatto sapere che il passaggio è chiuso solo per le navi legate ai Paesi “nemici dell’Iran” e si è detta pronta a collaborare con le Nazioni Unite per gestire il transito. La situazione che si è creata, ha poi aggiunto, è stata provocata dagli attacchi israeliani e statunitensi perpetrati contro il Paese degli Ayatollah. Ma poche ore dopo i Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno dichiarato che, se il presidente statunitense Donald Trump desse seguito alle minacce di colpire le centrali elettriche del Paese, lo Stretto verrebbe “completamente” chiuso e non riaperto fino alla ricostruzione degli impianti.
Bisogna poi intendersi sulle condizioni a cui si può transitare da lì: parlando con la tv di Stato di Teheran, riferisce la Bbc, il deputato iraniano Alaeddin Boroujrdi ha dichiarato che alcune navi sono soggette al pagamento di una “tassa di 2 milioni di dollari“. Nello Stretto si sta imponendo un “nuovo regime di governo” e “la guerra ha dei costi”, ha detto il politico, aggiungendo che ciò dimostra “l’autorità e il diritto di cui gode la Repubblica Islamica dell’Iran”. Un’informazione che però la Bbc precisa di non essere in grado di verificare in modo indipendente.
Il presidente Usa ha minacciato di colpire e “annientare” gli impianti energetici iraniani entro 48 ore se Teheran non lo riaprirà completamente. Ma l’ultimatum della Casa Bianca pare non spaventare l’Iran che contrattacca minacciando di colpire e “distruggere” le infrastrutture energetiche in Medio Oriente in caso di attacchi ai propri impianti. Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato su X che “subito dopo che le centrali elettriche e le infrastrutture del nostro Paese saranno prese di mira, le infrastrutture critiche, energetiche e petrolifere dell’intera regione saranno considerate obiettivi legittimi e verranno distrutte in modo irreversibile, e il prezzo del petrolio rimarrà elevato a lungo”.

