17/10/2026
da IL Manifesto
La prima ora 500 mila in corteo in tutta Italia. Valditara: «Teppisti». Meloni: «La sinistra condanni»
Le proteste in Spagna per il diritto alla casa e quelle della scuola in Francia sono state solo l’innesco di un’agitazione sotto la cenere da tempo. Le questioni sollevate dai coetanei nel resto d’Europa sono le stesse che si pongono i giovani italiani, che hanno in più l’aggravante di futuro precario e malpagato e di avere un governo che nel frattempo li criminalizza. Definiti «sdraiati», hanno invece, con il genocidio in Palestina, imparato a scendere in piazza. E anche ieri lo hanno fatto in tutta Italia per il No Meloni Day.
NESSUN COORDINAMENTO nazionale tra città e città, nessuna piattaforma condivisa, nessuna sigla capofila, giusto l’indicazione di una data ha portato ieri a manifestazioni di studenti partecipate come non si vedeva da anni. Decine di migliaia di persone hanno sfilato nella Capitale, duemila a Firenze, cinquemila a Milano, altrettanti a Torino, Napoli, Genova, Palermo. E centinaia nei cortei delle città più piccole, come Latina, Mestre, Padova. In totale mezzo milione di ragazzi ieri hanno portato in piazza un misto di rivendicazioni: le condizioni della propria scuola con i decreti sicurezza, la solidarietà ai palestinesi con il caro affitti, l’emergenza climatica con quella della violenza di genere. Tutto tenuto insieme dall’opposizione alle destre che aumentano la spesa militare tagliando il welfare. «Soldi all’istruzione, non alla guerra», recitavano gli striscioni degli spezzoni delle scuole siciale come piemontesi. «I nostri coetanei francesi ci hanno dato un esempio importante – dice Zeno di Torino – vogliamo dimostrare di essere una generazione che non vuole più tenere la testa bassa e accettare la propaganda razzista del governo, abbiamo rivendicazioni molto concrete sul modello di scuola e di sviluppo economico necessario alle nostre comunità».
Per questo la protesta degli studenti si è fusa a Napoli con quella per la giustizia climatica e ambientale nel quartiere Bagnoli e contro l’America’s Cup, a Pisa un blitz pacifico ha interrotto la cerimonia inaugurale dell’anno accademico della Normale in protesta contro i tagli, a Milano il focus era sul tetto agli alunni stranieri e il diritto all’abitare (alla fine del corteo è stato occupato un immobile vuoto in via Francesco Sforza), a Cagliari l’edilizia scolastica. E poi a Padova, dove la manifestazione è terminata con un pranzo sociale contro il carovita davanti alla prefettura mentre a Salerno gli studenti si sono uniti ai portuali e agli autotrasportatori in lotta. «Non è più accettabile che studiare sia un privilegio, che le nostre famiglie debbano spendere centinaia di euro ogni anno per mandarci a scuola e che, mentre il costo della vita continua a salire, a pagare siano sempre gli stessi», spiega Aurora, sedicenne romana. E Francesco, ultimo anno di liceo scientifico a Bari denuncia «istituti fatiscenti, assemblee di istituto annullate e mancanza di spazi di socialità e democrazia, con tutte le conseguenze dei fondi investiti nel settore bellico e sottratti a scuola, università e sanità a causa delle politiche di questo governo».
NEL COMPLESSO non ci sono stati incidenti: qualche cassonetto rovesciato, lanci di petardi e di uova, cartelli denigratori verso il ministro all’Istruzione (e merito) Valditara, la premier Meloni così come per Netanyahu e Trump, una bandiera israeliana bruciata, un carro armato di cartone messo a fuoco contro le guerre in corso. La gestione delle piazze ha ricalcato la differente linea delle diverse questure: nessuna carica a Roma, dove un piccolo gruppo di incappucciati ha tentato di fare barricate e acceso fumogeni e qualcuno ha lanciato petardi davanti al Mim, scontri a Bologna (dove sono state identificate 60 persone), Milano, Torino. A Treviso è stata multata la madre di un 15enne che aveva fatto esplodere un petardo per non aver impedito «comportamenti incompatibili con la libera fruizione dell’autostazione». Il figlio è stato denunciato. «Evitiamo allarmismi, vanno ascoltati», ha consigliato il preside dell’Ipsia Giorgi di Verona dopo l’incendio di alcuni cassonetti in una via adiacente alla scuola. Altri dirigenti hanno reagito diversamente, chiedendo ai genitori di denunciare i figli che avevano partecipato ai cortei. Tutti episodi usati dal governo per derubricare l’imponente mobilitazione degli studenti a «delinquenza giovanile» con i sindacati di polizia a dichiarare decine di agenti feriti. «Teppismo politico» per Valditara, sulla stessa linea le dichiarazioni del vicepremier Salvini e del resto della maggioranza. Meloni, a Bruxelles per il Consiglio europeo, ne approfitta per attaccare i leader dell’opposizione «che non riescono a dire una parola di condanna sulle proteste». «Non è colpa degli studenti che protestano se non riescono a pagare gli affitti e le scuole cadono a pezzi. Il governo si occupi di dare risposte concrete», la replica della segretaria del Pd Elly Schlein.
INTANTO IL CAMPO progressista lo suggellano i movimenti giovanili dei partiti di centrosinistra che ieri hanno firmato un documento comune di adesione alla mobilitazione degli studenti. «La protesta delle tende contro il carovita è la mobilitazione giusta – hanno affermano l’Unione giovani di Sinistra, i Giovani europeisti verdi, i Giovani comunisti e gli omologhi del Pd e del M5s – una battaglia che travalica le generazioni perché quello alla casa è un diritto fondamentale». Le realtà della scuola si riuniranno il 23 ottobre in assemblea per poi partecipare allo sciopero nazionale del 30 ottobre in vista «dell’alleanza tra studenti e lavoratori».

