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Smotrich blocca i fondi palestinesi e affonda la Sanità in Cisgiordania

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Politica estera

08/06/2026

da Pagine esteri

Redazione

Il ministro delle Finanze israeliano trattiene miliardi di dollari di entrate fiscali dell’Anp mettendo in grave crisi servizi pubblici essenziali per milioni di palestinesi.

Negli ospedali pubblici della Cisgiordania si rinviano interventi chirurgici, i reparti faticano a garantire cure essenziali e migliaia di pazienti affetti da tumori o insufficienza renale vivono nell’incertezza quotidiana di non trovare i medicinali di cui hanno bisogno. Quella che fino a pochi anni fa appariva come una crisi ricorrente del sistema sanitario palestinese si è trasformata in un’emergenza senza precedenti, alimentata dalla drammatica crisi finanziaria dell’Autorità Nazionale Palestinese (Anp) causata dal blocco attuato da Israele di miliardi di dollari di entrate fiscali palestinesi. Il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich, un ultranazionalista religioso, ha fatto del crollo dell’Anp il suo progetto politico.

Sarah Abu Omar, impiegata pubblica, descrive una situazione che coinvolge ormai decine di migliaia di famiglie. «Abbiamo iniziato a scambiarci i farmaci disponibili, con la promessa di restituirli quando torneranno reperibili», racconta. Nonostante il pagamento regolare dell’assicurazione sanitaria, molti cittadini sono costretti ad acquistare i medicinali a proprie spese, sostenendo costi sempre più elevati in un contesto economico già grave. Ancora più pericolosa è la scomparsa dalle farmacie di numerosi farmaci per malattie croniche, spesso sostituiti da equivalenti israeliani venduti a prezzi tre-quattro volte più alti.

Il Ministero della Salute palestinese accusa apertamente Israele di aver provocato la più grave crisi sanitaria in Cisgiordania dalla nascita dell’Anp. Senza dimenticare che le offensive militari israeliane hanno gravemente danneggiato e indebolito il sistema sanitario a Gaza. Oltre il 35,5% dei medicinali inclusi nell’elenco essenziale risulta completamente esaurito, mentre centinaia di altri prodotti sono disponibili in quantità inferiori alla soglia minima di emergenza. Particolarmente allarmante è la situazione dei pazienti oncologici: cinquanta dei novantasette farmaci destinati alle cure contro il cancro non sono più disponibili nelle scorte ministeriali.

Secondo Maria Al-Aqra, direttrice della cooperazione internazionale del Ministero della Salute, la prosecuzione di questa situazione potrebbe condurre al collasso dell’intero sistema sanitario pubblico. La funzionaria avverte che la vita di oltre quattromila malati di cancro e di migliaia di pazienti sottoposti a dialisi è direttamente minacciata dalla mancanza di medicinali e forniture mediche. A ciò si aggiunge il rinvio di circa undicimila interventi chirurgici negli ospedali della Cisgiordania, con conseguenze potenzialmente irreversibili per molti pazienti.

La crisi non colpisce soltanto le strutture pubbliche. Muhannad Habash, presidente dell’Unione delle aziende fornitrici di prodotti farmaceutici, afferma che l’emergenza investe l’intero settore sanitario palestinese, compresi gli ospedali privati. Oltre 280 tipologie di farmaci risultano carenti o indisponibili e anche le scorte strategiche detenute dalle aziende distributrici stanno rapidamente esaurendosi.

Alla base del problema vi è l’enorme debito accumulato dal governo palestinese nei confronti delle società fornitrici. Secondo Habash, le somme non ancora versate ammontano a circa 1,35 miliardi di shekel (circa 400 milioni di Euro). Dall’inizio dell’anno, il governo avrebbe trasferito alle aziende soltanto 16 milioni di shekel (4,7 milioni di euro) , una cifra del tutto insufficiente a garantire la continuità delle forniture. Diverse imprese rischiano il fallimento e alcune potrebbero persino perdere le proprie rappresentanze internazionali, lasciando spazio a società israeliane. Una minaccia economica nonché un ulteriore fattore di dipendenza della Cisgiordania dall’occupante israeliano.

Per evitare il collasso immediato, il settore farmaceutico propone un piano di emergenza basato su trasferimenti mensili di circa 30 milioni di shekel (circa 10 milioni di euro) alle aziende fornitrici. Una misura che consentirebbe di mantenere attiva la catena di approvvigionamento e di scongiurare, almeno temporaneamente, l’interruzione completa delle forniture mediche.

Le radici della crisi sono molto più profonde. I debiti complessivi accumulati dal Ministero della Salute hanno raggiunto circa 3,8 miliardi di shekel (circa 1,2 miliardi di euro).

Lamis Faraj, coordinatrice del Team della Società Civile per la Trasparenza di Bilancio, critica le priorità di spesa dell’Anp. Nel 2025 il settore della sicurezza ha continuato ad assorbire circa il 22% del bilancio pubblico, contro il 15% destinato alla sanità. Mentre gli ospedali affrontavano una crescente scarsità di risorse, le spese operative delle forze di sicurezza dell’Anp sono aumentate e sono proseguite nuove assunzioni.

Tra farmaci introvabili, interventi rinviati e debiti che continuano ad accumularsi, il sistema sanitario palestinese appare sull’orlo del baratro.

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