26/02/2026
da La Notizia
Il provvedimento trasformato da "scudo penale" in annotazione preliminare. E anche il fermo preventivo viene depotenziato
Doveva essere lo “scudo penale” totale, globale, nucleare, per le forze dell’ordine. È finito per diventare poco più che certificato temporaneo. Il giorno dopo la deflagrazione del contestatissimo provvedimento a tutela delle forze dell’ordine, varato nel Dl Sicurezza 21 giorni fa – abbattuto dalla “mela marcia” di Rogoredo, Carmelo Cinturrino e dalle improvvide dichiarazioni di Matteo Salvini e Giorgia Meloni -, una buona parte della maggioranza corre ai ripari. Minimizzando e scaricando sia l’agente killer, sia la Lega (che quel provvedimento lo aveva voluto a tutti i costi), sia “declassando” la portata della norma, comunque in fortissimo odore di incostituzionalità.
Tajani contro lo scudo e Salvini
Per tutti valgono le parole di Antonio Tajani: “Lo scudo penale non esiste, è una balla e chi ne parla deve leggersi la legge, perché non c’è nessuno scudo penale per le forze dell’ordine. Su Rogoredo, se quel poliziotto, che ormai è un ex poliziotto, è anche un assassino pagherà per le sue responsabilità, ma anche a cena con Gesù Cristo c’era Giuda. Una mela marcia c’è sempre, ma non è che centinaia di migliaia di agenti delle forze dell’ordine sono tutte come quello di Rogoredo”.
E chi chiedeva poi un commento sulle dichiarazioni del vicepremier Salvini all’indomani del fatto di cronaca, Tajani ha risposto: “Io non ho detto nulla sul caso di Rogoredo. Le leggi non si fanno per una persona. Le leggi non si fanno per biechi motivi di campagna elettorale e di propaganda“.
Tutto giusto, tranne il fatto che a trasformare lo scudo previsto in un’“annotazione preliminare”, siano state le pressioni del Quirinale e le indagini della procura di Milano… Una sconfitta, quindi per il governo.
Resta l’annotazione preliminare per gli agenti
Che dovrà ora accontentarsi dell’“annotazione preliminare”, un atto con il quale il pm procederà nell’indagine su un reato commesso “in presenza di una causa di giustificazione” da un membro delle forze dell’ordine, ma in caso di incidente probatorio, scatterà l’iscrizione nel registro degli indagati.
“Un filtro tecnico prima della formale iscrizione a modello 21, cioè sul registro degli indagati”, lo ha definito il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto. Il decreto prevede inoltre che entro 60 giorni il ministro della Giustizia adegui il Codice di procedura penale, introducendo il modello per le annotazioni preliminari. L’annotazione (che dovrebbe durare fino a massimo 150 giorni) garantisce pari diritti e garanzie di chi è iscritto nel registro degli indagati.
Nel caso di iscrizione tra gli indagati in un secondo momento, i termini per le indagini preliminari decorrono dal momento dell’annotazione. Insomma, un elemento che differenzia ancora le indagini a carico delle forze dell’ordine (da qui i dubbi di costituzionalità), ma un dispositivo assai diverso da quello sventolato per settimane dal Carroccio.
Depotenziato anche il fermo preventivo
E nel decreto anche l’altro cavallo di battaglia securitario – il fermo preventivo per evitare che presunti violenti partecipino a manifestazioni di piazza – esce assai ridimensionato. Scatterà solo “in presenza di un attuale pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica” e consisterà nell’accompagnare e trattenere i sospetti, fino a 12 ore, negli uffici di pubblica sicurezza per accertamenti, con immediata comunicazione al pm, il quale avrà facoltà di ordinare il rilascio, se non ricorrono le condizioni di pericolo per l’ordine pubblico. Insomma una mezza debacle.
Appendino all’attacco
Che offre alle opposizioni tutte le armi per affondare. “Siamo davanti alla capitolazione politica di Meloni e Salvini sulla sicurezza”, azzanna la 5S Chiara Appendino, “Hanno scalato i palazzi del potere a forza di promesse irrealizzabili sulla sicurezza, ma il tempo della propaganda è scaduto e si sono schiantati contro il muro della realtà”.
“Sull’orrenda vicenda di Rogoredo hanno fatto una figura raccapricciante, infangando il nome delle istituzioni che servono”, sottolinea Appendino, “Pochi minuti dopo l’episodio si sono precipitati a recitare slogan privi di senso per difendere il poliziotto coinvolto, a prescindere da qualsiasi accertamento dei fatti”.
“Gli agenti non vogliono privilegi, ma aiuti concreti”
“Quando sono emerse le gravi responsabilità dell’agente, hanno fatto un maldestro testacoda provando a salvare la faccia”, conclude la pentastellata, ricordando che “gli agenti non vogliono privilegi anticostituzionali, ma chiedono esattamente quello che il M5S propone da mesi: che sia rafforzata la copertura delle spese legali per chi è chiamato a rispondere di procedimenti d’ufficio nello svolgimento del proprio lavoro”.

