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Schiaffo di Mattarella a Nordio: «Serve rispetto per il Csm»

Schiaffo di Mattarella a Nordio: «Serve rispetto per il Csm»

Politica italiana

19/02/2026

da Il manifesto

Andrea Carugati

Quirinale Il Capo dello Stato presiede il Consiglio superiore per difenderlo dal fango del ministro. Plauso delle opposizioni, gelo della destra

Sergio Mattarella ieri a sorpresa ha deciso di presiedere un “normale” plenum del Csm. Non l’aveva mai fatto in 11 anni di presidenza. I consiglieri l’hanno saputo intorno alle 8 di mattina, via mail. Il Capo dello Stato ha scelto di metterci la faccia perché convinto che i toni della campagna referendaria abbiano superato la soglia di guardia. Soprattutto da parte del ministro della giustizia Nordio, che domenica in un’intervista ha attribuito al Csm un «meccanismo para-mafioso».

TROPPO ANCHE PER UNA persona paziente come Mattarella. Che ha scelto la prima occasione utile per rimettere le cose a posto. Ribadendo che un conto sono le critiche, altro è un pericoloso conflitto istituzionale. Che è esattamente quello in cui Nordio si era pericolosamente avventurato. Utilizzando paragoni inammissibili per una istituzione presieduta proprio da Mattarella, che ha perso un fratello per mano della mafia. Di qui la strigliata, dalla notevolissima portata, anche perché i capi dello Stato raramente hanno partecipato alle riunioni ordinarie del Csm. Pertini, ad esempio, negli anni bui del terrorismo e della P2, quando i magistrati venivano ammazzati.

«SONO CONSAPEVOLE CHE non è consueta la presenza del Presidente della Repubblica per i lavori ordinari del Consiglio. Per quanto mi riguarda non si è mai verificata», ha premesso il presidente. «Mi hanno indotto a questa decisione la necessità e il desiderio di sottolineare il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Consiglio Superiore. Soprattutto, la necessità e l’intendimento di ribadire il rispetto che occorre nutrire e manifestare – particolarmente da parte delle altre istituzioni – nei confronti di questa istituzione».

Il Csm, ha proseguito Mattarella, è una «istituzione non esente, nel suo funzionamento, da difetti, lacune, errori e nei cui confronti non sono, ovviamente, precluse critiche. Come, del resto, si registrano difetti, lacune, errori e sono possibili critiche riguardo all’attività di altre istituzioni della Repubblica, siano esse parte del potere legislativo, di quello esecutivo, di quello giudiziario». Ma il punto è proprio preservare le istituzioni dalla veemenza dello scontro referendario. E così il presidente ribadisce che il Consiglio superiore «deve rimanere rigorosamente istituzionale ed estraneo a temi o controversie di natura politica». E fa notare come la presenza a palazzo dei Marescialli sia nelle vesti di Capo dello Stato, non solo di presidente del Csm. Per «rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole. In qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza».

UN DISCORSO BREVISSIMO ma denso di significato. Il Capo dello Stato aveva ribadito recentemente, e con forza, il pilastro costituzionale dell’indipendenza della magistratura, parlando a metà gennaio ai giovani magistrati tirocinanti al Quirinale, alla presenza di Nordio. «Le garanzie di autonomia e indipendenza della magistratura sono indiscutibili. Per rendere effettiva questa irrinunziabile indipendenza la Costituzione ha scelto il modello del governo autonomo della magistratura». Evidentemente non è stato sufficiente. E così ieri, con la sua presenza fisica, ha fischiato una ammonizione pesante.

IL GUARDASIGILLI HA FATTO buon viso. «Mi adeguerò, ovviamente. Cercherò di essere il più possibile aderente, come penso di essere stato in passato», ha detto con la chiara consapevolezza di essere il principale bersaglio dell’ammonimento. «Certo, ci sono stati dei momenti in cui ti hanno detto che eri piduista e addirittura contiguo con la camorra o altro e allora qualche reazione magari c’è. Ma se, come auspico, manteniamo il dialogo in un ambito civile, pacato e razionale, i toni si abbasseranno». Il vicepremier Tajani cerca di allontanare il monito del Quirinale dal governo: «Tutti devono abbassare i toni, a cominciare dai magistrati che hanno incarichi di responsabilità come il procuratore Gratteri».

MELONI NON COMMENTA, ma prima di cena pubblica un nuovo video in cui attacca ad alzo zero i magistrati, stavolta per il caso SeaWatch: il secondo intervento in due giorni, una sfida plateale all’appello di Mattarella. Che viene derubricata sul Colle a campagna elettorale sul referendum pur senza nominarlo, assai meno grave di un attacco diretto al Csm. «Noi abbiamo sempre rispettato le istituzioni: lo stesso rispetto venga portato al governo Meloni», mette a Verbale Carolina Varchi di Fdi. «Gli eccessi ci sono da entrambe le parti», fa sapere Matteo Salvini che condivide il «richiamo alla moderazione» del Colle.

«DA MATTARELLA UN DISCORSO di altissimo profilo: le sue parole vanno ascoltate e va ringraziato», dice Elly Schlein. «È una visita di alto valore simbolico che segnala un forte rigore istituzionale», il commento di Giuseppe Conte. Per Angelo Bonelli di Avs è «richiamare al rispetto tra le istituzioni significa esercitare il ruolo di garante dell’equilibrio tra i poteri, soprattutto dopo attacchi gravi contro il Csm». Il presidente del comitato «Società civile per il No» Giovanni Bachelet auspica che l’intervento di Mattarella «abbia una funzione pacificatrice». E ricorda quando Pertini presiedette il Csm, poco prima che suo padre Vittorio venisse assassinato dalle Br, per respingere l’accusa ad alcuni magistrati di essere fiancheggiatori dei terroristi rossi. E difendere l’autonomia delle toghe.

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