ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

Schedatura degli insegnanti: L’antifascismo fa scuola

Schedatura degli insegnanti: L’antifascismo fa scuola

Politica italiana

02/02/2026

da Left

Marco Cosentina

Un dovere prioritario degli insegnanti è quello di costruire dei processi formativi, tesi a sviluppare una consapevolezza democratica in tutti gli studenti. Le schedature dei prof tentate da Azione studentesca sono fuori dal perimetro costituzionale

La schedatura degli insegnanti mostra un vulnus nelle strategie comunicative della estrema destra, poiché al di là dell’iniziativa tanto inquietante, quanto evanescente, ne mette a nudo non solo la pulsione autoritaria del tutto obsoleta, ma anche la sciatteria con cui continua a reiterare i vecchi paradigmi di un passato anche recente, che, nella criminalizzazione di ogni sguardo critico ed emancipatorio, ha il proprio perno .

“Odio gli indifferenti…l’indifferenza è il perso morto della Storia” così scriveva Antonio Gramsci nel febbraio del fatidico 1917. Proprio per liberarsi da quel gravame che soffoca le coscienze civili e spegne il potenziale trasfigurante dell’agire collettivo, il mandato costituzionale che viene assegnato alla scuola deve nutrirsi di un paradigma imprescindibile: l’antifascismo. Ciò significa che dovere prioritario degli insegnanti è quello di costruire dei processi formativi, tesi a sviluppare una consapevolezza democratica in tutti gli studenti. A tale scopo ovviamente non può ottemperare la semplice propaganda, poiché essa funzionava in maniera perfetta nella costruzione del consenso in quei contesti in cui il proprio riferimento erano le masse, da addomesticare sollecitandone l’omologazione ai valori conculcati e l’adesione alle virtù salvifiche del Padre. Sono ancora questi i parametri di riferimento di Azione Studentesca?

Nel contesto attuale viceversa, che vede la società naufragare nella frammentazione autoreferenziale di un io sfrenato e compulsivamente digitalizzato, “le attività manipolative traggono vantaggio dall’effetto scotoma, che induce gli individui a riconoscere e ad optare esclusivamente per quello che vogliono vedere e sentirsi dire”, come spiega Massimiliano Panarari nell’introduzione al breve saggio di Denis McQuail.

Quindi la provocazione sciatta lanciata da Azione studentesca è miope sotto tutti i punti di vista, perché rimuove consapevolmente quei modelli su cui proprio una destra rabbiosa ed identitaria costruisce il consenso, né comprende quali linguaggi sono messi in campo dalle pratiche educative della scuola pubblica.

L’isolamento e la diffidenza nei confronti dello spazio politico sono stati quei meccanismi, indotti dal dispiegarsi totalizzante del neoliberismo, che hanno escluso dall’immaginario dei giovani ogni credibile traiettoria di fiducia aperta al futuro, ogni progettualità di intervento vocato al cambiamento dell’immarcescibile presente. Le mobilitazioni oceaniche per la Palestina, però hanno infranto finalmente questo scollamento tra nuda vita giovanile ed impegno politico generazionale. Ciò ha prodotto, in chi muove le leve, assegnando alla paura ed alla rassegnazione il proprio compito disciplinare, un grande spiazzamento. Bisognava ricorrere ai ripari, colpendo in prima istanza la scuola, il complesso collettore delle moltitudini, il solo ganglio sociale in grado di intercettare i desideri personali, i vissuti molteplici e di declinarli alla luce del pensiero critico, del confronto arricchente dell’alterità, della libertà di opinione, della prassi collaborativa, della crescita civile. È proprio lì che sta nascendo o quanto meno si preserva il luogo dell’umanizzazione. Occorre pertanto preservarne la funzione, proteggendo da ogni sciacallaggio morale quella dinamica vitale che vede nell’insegnare la possibilità di aprire una faglia all’imprevisto, in grado realmente di nutrire un nuovo cammino.

L’autore: Marco Cosentina è docente in una scuola superiore di Reggio Emilia

share