M'arrocco Rientra la crisi a Ceuta, non l’attacco al governo più progressista d’Europa. Che reagisce

Dopo essere scampato alla tempesta di Ceuta, il governo spagnolo reagisce. Il ministro degli interni Fernando Grande Marlaska ieri era nell’enclave spagnola e si affannava ad assicurare, sulla scorta di quanto sostenuto il giorno prima dal presidente del governo Pedro Sánchez, che la massiccia entrata di migranti nella città spagnola sulla costa marocchina era stato «un attacco all’integrità territoriale spagnola», ma che la situazione «era tornata alla normalità in 24 ore», grazie agli sforzi del governo e alla «cooperazione» del Marocco.
LA POSIZIONE dell’esecutivo spagnolo è chiara: siamo stati presi alla sprovvista, il governo ha controllato la situazione rapidamente, noi e il Marocco siamo vittime delle mafie della tratta di esseri umani. Ma tutte le reazioni politiche e mediatiche delle ore successive all’emergenza sono concordi nel qualificare l’accaduto, in maniera diretta o indiretta, come una manovra di Rabat. Non è chiaro se per fare pressioni sul Sahara occidentale, sulla sovranità di Ceuta e Melilla, per gli accordi spagnoli con l’Algeria o per la celebrazione della finale dei prossimi mondiali (organizzati da Marocco, Spagna e Portogallo) a Casablanca.
FATTO STA CHE persino il leader del partito popolare, Alberto Núñez Feijóo, ha parlato di «occupazione premeditata», oltre che di «invasione» (concetto cui anche la destra di Vox è molto affezionata), di cui – secondo lui – il governo era a conoscenza da giorni e non avrebbe fatto abbastanza per evitarla.
IN EFFETTI, negli ultimi giorni il flusso di migranti che attraversavano la frontiera era aumentato rispetto all’abituale, ma il punto di rottura era arrivato solo fra giovedì e venerdì, con l’arrivo coordinato di decine di migliaia di persone, che, secondo sempre più testimonianze, erano state fomentate da messaggi sulle reti sociali che li incoraggiavano a passare dall’altra parte con vaghe promesse, senza alcun ostacolo da parte della polizia marocchina.
IL PRESIDENTE SPAGNOLO ieri ha reagito con fermezza agli attacchi concentrici che gli sono arrivati. In una dura lettera indirizzata alla presidente della Commissione Europea, che venerdì non aveva speso neppure una parola di appoggio a Madrid, il premier esprime «seria preoccupazione» per la reazione dei suoi insolidali colleghi europei.
NELLA LETTERA che taccia la reazione della maggior parte dei leader europei come «egoistica, polarizzante e illegale», rivendica l’efficacia dell’azione del suo governo di fronte all’«inaspettata» entrata dei migranti, che ha «impedito qualsiasi ulteriore movimento non autorizzato verso l’Europa continentale». Strizzando l’occhiolino ai suoi soci parlamentari, Sánchez definisce la sua politica migratoria come «efficace» e dice che «ha permesso di ridurre drasticamente gli arrivi irregolari», «rendendo la Spagna il secondo paese con il confine esterno più sicuro dell’Ue, pur essendo l’unico stato membro con un confine terrestre con l’Africa», scrive.
E QUI ARRIVA la prima stoccata contro alcuni dei firmatari della lettera dei 22 leader anti-Spagna: «Questa politica di successo ci ha anche permesso di aiutare altri stati membri che si sono trovati ad affrontare crisi simili, come quando abbiamo accolto diversi migranti giunti nell’Europa orientale (in Polonia, ndr) attraverso la Bielorussia nel 2021 e Lampedusa nel 2023».
Rammaricandosi della reazione «disomogenea» dei suoi colleghi, dice che alcuni «hanno scelto di attaccare la Spagna e di chiederne l’esclusione temporanea dall’area Schengen», un atteggiamento che il leader socialista attribuisce a «pregiudizi, notizie false, ignoranza o interessi politici» e che definisce come «contrario al diritto europeo, al diritto umanitario e ai principi di solidarietà che ci uniscono». E poi, sostiene. è «contrario agli interessi a lungo termine dell’Europa e al buon senso più elementare, poiché Ceuta non fa parte dell’area Schengen, poiché quasi nessun migrante irregolare rimane in attesa di sbarco e poiché la Spagna, secondo Frontex, ha uno dei confini esterni meno permeabili dell’Unione europea».
SÁNCHEZ CONCLUDE chiedendo anche lui una riunione a stretto giro dei ministri degli interni per «definire una risposta comune a situazioni di questo tipo e di riaffermare che la sicurezza delle nostre frontiere esterne è una responsabilità condivisa da tutti gli stati membri, non solo da quelli in prima linea».
Mentre cercava di difendersi dagli attacchi che gli sono arrivati delle cancellerie europee e da Washington (Donald Trump aveva usato le immagini della disperazione dei migranti per avvertire che quella sarebbe stata la fine degli Usa sotto un presidente democratico), all’alba il governo passava dalle parole ai fatti e installava al largo del frangiflutti che separa Ceuta dal Marocco una barriera pneumatica galleggiante profonda un metro.
In questo modo si ripristina un «elemento di contenzione» alla frontiera, necessario, secondo la dottrina del Tribunale supremo, per permettere alle forze dell’ordine di espellere i migranti in maniera sommaria.

