08/06/2026
da Avvenire
Il piccolo era in braccio alla madre sul sedile posteriore, è morto in ospedale. I soldati israeliani hanno intimato al veicolo guidato dal padre di fermarsi. Feriti anche i genitori
Era tra le braccia della madre, sul sedile posteriore dell’auto di famiglia, quando è stato colpito da un proiettile sparato dall’esercito israeliano. Così il piccolo Sam Fahd Abu Haikal, di sette mesi, è stato ucciso venerdì sera vicino a Tel Rumeida, a sud della città di Hebron, nella Cisgiordania occupata. Nel drammatico episodio, i genitori del neonato sono invece rimasti feriti in modo lieve. Pur riconoscendo in un’indagine preliminare di aver colpito «civili non coinvolti», i militari israeliani hanno riferito di aver aperto il fuoco dopo aver «percepito un veicolo che accelerava verso di loro».
Una versione però smentita dal padre del neonato. Fahd Abu Haikal, docente dell’università di Betlemme, ha denunciato ad Hareetz di aver completamente fermato l’auto, su cui viaggiavano anche la nonna e il fratello maggiore del piccolo, nel momento in cui i soldati gli hanno intimato l’alt. «Non c’era un posto di blocco ben definito, solo soldati che si trovavano sulla strada. Mi sono fermato come mi era stato chiesto, e poi hanno semplicemente sparato contro l’auto», la sua ricostruzione. Fatale una pallottola che gli ha oltrepassato la mano prima di colpire alla mascella il neonato, trasportato in condizioni critiche in ospedale e dichiarato deceduto poco dopo. «Il soldato era a circa dieci metri da me. Ha visto me, mia moglie e i bambini. I finestrini dell’auto non erano oscurati, era giorno e si vedeva tutto chiaramente. Non si può dire che non abbia visto che si trattava di una famiglia», ha aggiunto parlando al quotidiano israeliano. L’uomo chiede un’indagine che faccia giustizia: «Mi aspetto, se c’è un po’ di coscienza, un po’ di legge, un po’ di moralità, che il soldato che ha sparato sia ritenuto responsabile delle sue azioni. Questo caso non deve essere archiviato senza un’indagine e senza che venga fatta giustizia. Almeno io non intendo arrendermi».
Come riporta il Guardian, l’ultimo degli episodi simili a questo si era verificato a metà del marzo scorso, quando nella città di Tammun, nell’area settentrionale della valle del Giordano, le truppe israeliane hanno aperto il fuoco su un veicolo che attraversava la zona. In quel caso, fu uccisa una coppia palestinese e due dei loro figli. Secondo i dati diffusi il mese scorso dalle Nazioni Unite, dall’ottobre 2023 sono stati uccisi più di mille palestinesi nella Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est. Almeno 240 sono bambini. Quest’anno sono state 49 le persone uccise nell’area.

