ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

Salari reali, altro che recupero: anche a fine 2027 restano due punti indietro rispetto al 2021

Salari reali, altro che recupero: anche a fine 2027 restano due punti indietro rispetto al 2021

Economia 

05/02/2026

da La Notizia

Stefano Rizzuti

Neanche alla fine del 2027 i salari reali saranno tornati sui livelli del 2021: il gap resterà ancora di due punti percentuali, secondo l'Upb.

Giorgia Meloni continua a rivendicare la risalita dei salari reali, sostenendo che i lavoratori italiani stanno recuperando il potere d’acquisto perso con la crisi inflattiva. Ma, ancora una volta, sono i dati a smontare la narrazione della presidente del Consiglio. In particolare, quelli dell’Ufficio parlamentare di bilancio, che sottolinea come i salari reali anche a fine 2027 saranno inferiori di due punti percentuali rispetto al 2021. Tutto questo a fronte di una crescita che rimane debole e di certo non aiuta a recuperare il potere d’acquisto.

Le previsioni di febbraio dell’Upb partono proprio dalla crescita, che non accelera: sarà dello 0,7% sia nel 2026 che nel 2027. Un biennio in cui la ripresa continuerà a essere fragile, sostenuta solo dalla domanda interna e dal Pnrr. Nel 2025 la crescita è stata dello 0,5%, secondo l’Upb, grazie alla ripresa dell’ultimo trimestre (+0,3%) nonostante un contributo negativo della domanda estera, il rallentamento degli investimenti e la produttività nel lavoro che frena. I salari reali, così, non ripartono e restano inferiori di due punti rispetto al 2021 alla fine del prossimo biennio. Nonostante un’inflazione ormai al di sotto del 2%.

I salari restano fermi: le retribuzioni non ripartono neanche nel prossimo biennio

La crescita delle retribuzioni contrattuali orarie si è già ridotta gradualmente durante il 2025, partendo dal +3,9% tendenziale del primo trimestre e arrivando al +2,8% dell’ultimo trimestre, con una media annua del 3,1%. Il rallentamento ha riguardato soprattutto il settore privato, mentre la pubblica amministrazione è stata spinta dai rinnovi in istruzione, ricerca e sanità. Resta, poi, il problema del 42% dei dipendenti del privato in attesa di rinnovo. In termini reali, attualmente le retribuzioni restano inferiori dell’8,6% rispetto ai livelli medi del 2020 e non è bastata neanche la frenata dell’inflazione per invertire davvero la marcia.

Nei prossimi due anni, il miglioramento del potere d’acquisto sarà quindi minimo: crescerà dell’1,5% medio annuo, non permettendo così di far tornare i salari ai valori pre-crisi inflattiva. E non aiuta neanche un mercato del lavoro tutt’altro che brillante, con sempre più over 50 che fanno parte della popolazione lavorativa mentre si riducono gli occupati con meno di 24 anni. Infine, l’aumento dell’inattività – che ha raggiunto il 33,3% in estate – penalizza soprattutto i giovani e le donne. La conseguenza è che le famiglie italiane continuano a essere prudenti nei consumi, nonostante un’inflazione contenuta e inferiore a quella dell’area euro. A crescere è invece la propensione al risparmio, che ha raggiunto l’11,4% nel terzo trimestre del 2025, attestandosi quattro punti al di sopra del livello pre-pandemico.

share