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Roma, tutti in piazza Arriva la marea contro re e regine

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Politica italiana

28/03/2026

da Il Manifesto

Giuliano Santoro

No kings Dalle manifestazioni proPal alle reti mutualistiche dell’epoca Covid, il movimento ha preso slancio pure dal No al referendum

C’è stata la svolta del referendum, la vittoria quasi insperata, ma anche la paziente costruzione. Una piazza così grande e un movimento così articolato non nascono dal nulla: la disponibilità a dar vita una coalizione tanto larga nasce dagli intrecci di questi anni.

DALLE PIAZZE per la pace e dalle reti mutualistiche che hanno attraversato le città fin da tempi del Covid. Dalla ostinata lezione sulla convergenza della Gkn e dalla ricerca di vie d’uscita dei sindacati, la Cgil ma anche molte sigle di base. Dalla tenacia dei centri sociali, trattati dalla destra come estranei ai tessuti metropolitani mentre erano impegnati, ancora una volta fuori dai riflettori dei media, a tessere la trama dell’opposizione sociale. Dai giuristi che hanno portato le loro competenze al servizio della democrazia e dai presidi territoriali dell’Arci. Dalle Ong che salvano la gente in mare e da quelle agiscono sui fronti di guerra: Mediterranea ed Emergency, per esempio, sono della partita. Dalla Flotilla e dagli equipaggi di terra che la supportano.

Dai coraggiosi movimenti integralmente nonviolenti che si battono contro l’apocalisse climatica e che per primi hanno sperimentato le leggi speciali meloniane, a conferma definitiva che per la maggioranza il problema non sono affatto «i violenti». Da quei pezzi delle opposizione parlamentare che hanno capito che i partiti, da soli, non bastano a battere la destra e rompere la solitudine catodica che ne ha determinato la vittoria senza egemonia.

I PRIMI SEGNALI, sorprendenti e pieni di promesse, si erano visti nelle piazze contro le leggi speciali contro il dissenso. «Era importante che le vaste mobilitazioni contro i decreti sicurezza non fossero soltanto battaglie contro la repressione – dicono adesso dalla rete A Pieno Regime – Dovevano servire a fare emergere i tanti pezzi di società che la destra voleva cancellare. Questa consapevolezza, tutta politica, si è raggiunta definitivamente con la connessione con Minneapolis e la resistenza a Trump e con la campagna per il No al referendum, che ha fatto capire alla maggioranza del paese il disegno autoritario a tutto tondo di Meloni».

ANCHE IL CONCERTONE che fa da antipasto alla manifestazione esprime consapevolezza e rivendicazioni, non è un semplice orpello musicale che viene prima della portata principale della politica. Tutto è organizzato per garantire accessibilità e accoglienza. L’idea è che chi decide di partecipare non debba sentirsi un ospite e non debba chiedere il permesso ma debba sentirsi accolto. Quelli del Disability pride raccontano del presidente argentino Javier Mike, uno dei re al centro della protesta, che ha cancellato spese per i disabili perché le ritiene “non profittevoli”. “Succede anche in questo paese – dicono – oltre ai tagli al depotenziamento dei caregiver si creano barriere. Non solo quelle architettoniche, anche economiche e culturali. Noi vogliamo abbatterle”.

VIENE da una discussione sugli eventi culturali e sul modo in cui l’organizzazione dei live, che agisce vendendo biglietti come i futures della peggiore finanza, sta strozzando ogni promoter indipendente. «Questo non è solo un concerto di appoggio – spiega Nando lavoratore dello spettacolo di Padova – È un palco No Kings perché si schiera contro il monopolio della musica, contro i re del settore. Abbiamo coinvolto anche artisti e artiste che vengono dalle major, nonostante questo si stanno ponendo il problema di rendere la cultura accessibile».

Questi mondi hanno rischiato di subire il «regime di guerra» anche dal punto di vista politico: potevano essere risucchiati nella logica dei fronti contrapposti e delle bandierine geopolitiche e invece, come i curdi dell’autogoverno che in molti citano, ritrovano di continuo la loro bussola interrogando i territori in cui agiscono, le battaglie che conducono, le ragioni stesse della loro esistenza.

DA DOMANI i No Kings, insieme ai loro fratelli e sorelle degli altri paesi, avranno una responsabilità in più. Ma potranno dire di esserci stati, quando tutto spingeva dall’altra parte e la primavera non era ancora iniziata. giuliano santoro

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