16/02/2026
da Il Fatto Quotidiano
Dopo l'interrogazione del deputato di Forza Italia Costa, la capo di gabinetto chiede "di rendere noto alla collettività i finanziamenti ricevuti" dal Comitato Giusto dire No. Il presidente Parodi: "È un soggetto autonomo da noi"
La mossa era stata annunciata e non si è fatta attendere neanche un giorno. Dopo un’interrogazione del deputato di Forza Italia Enrico Costa, il governo ha chiesto all’Associazione nazionale magistrati di rendere pubblici i nomi dei finanziatori del comitato “Giusto dire No” – il principale tra i soggetti creati per la campagna contro la riforma Nordio – col pretesto di prevenire presunti conflitti d’interesse delle toghe che si trovassero a giudicarli. La richiesta, anticipata venerdì nella risposta all’interrogazione, ha preso la forma di una lettera ufficiale inviata al presidente dell’Anm Cesare Parodi e firmata da Giusi Bartolozzi, potente capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio.
La lettera del ministero
“Gentilissimo presidente”, si legge nella missiva protocollata venerdì stesso, “è pervenuto al ministero un atto di sindacato ispettivo con il quale il parlamentare interrogante (Costa, ndr) riferisce che il segretario generale dell’Anm avrebbe dichiarato che il comitato “Giusto dire No” promosso dall’Anm ha raccolto contributi da migliaia di cittadini che hanno aderito liberamente con una donazione volontaria. Da ciò l’interrogante assume un potenziale conflitto tra magistrati in servizio iscritti all’Anm e privati sostenitori che finirebbero per praticare una forma di finanziamento indiretto dell’Anm. Sottopongo alle Vostre valutazioni, pertanto, l’opportunità di rendere noto alla collettività, nell’ottica di una piena trasparenza, gli eventuali finanziamenti ricevuti dal comitato “Giusto dire No” da parte di privati cittadini”.

La reazione dell’Anm
Tra i dirigenti del “sindacato” di giudici e pm – che hanno letto la lettera lunedì mattina – è subito partito un confronto su come reagire a quella che viene considerata un’iniziativa intimidatoria, volta a scoraggiare chi vuole contribuire alla campagna del No. Il dubbio era se rispondere in privato o con un comunicato pubblico, e, in quest’ultimo caso, firmato da chi: il comitato infatti, pur essendo stato promosso dall’Anm, è un soggetto giuridicamente autonomo, con il giudice Antonio Diella come presidente esecutivo e il costituzionalista Enrico Grosso come presidente onorario. La richiesta del governo, peraltro, è di fatto illegale in base alla legge sulla privacy, che garantisce la riservatezza degli aderenti e dei finanziatori delle associazioni private e impone di nominare un responsabile del trattamento dei dati: nemmeno la stessa Anm ha a disposizione l’elenco dei nomi. “In sostanza Nordio ci sta chiedendo di commettere un reato”, si fa notare.
Parodi: “Così si viola la privacy”
Alla fine Parodi ha risposto privatamente a Bartolozzi con una lettera diffusa a metà pomeriggio: “Gentilissima dottoressa, nel ringraziarLa per avermi interpellato, devo purtroppo annotare che non sono nelle condizioni di rispondere in quanto, come Lei ben riporta, il Comitato in questione è solo stato promosso dall’Anm, ma è soggetto – anche giuridico – assolutamente autonomo”, sottolinea il presidente dell’Anm. “Come socio costituente, però, posso confermarLe che al Comitato è possibile fare piccole donazioni, come privati cittadini (l’unica condizione è che non si si tratti di persone con incarichi politici, non essendo quello un Comitato di tipo politico, ma di servizio alla cittadinanza sui temi del referendum). Posso confermarglielo come può fare chiunque acceda al sito del Comitato, dove è riportata in modo trasparente ogni cosa, compreso lo Statuto. Per scrivere queste righe io stesso ci sono tornato, e posso consigliarLe dunque di informarne anche il parlamentare interrogante, che ha pensato di disturbarLa per questione che poteva invero rivedere da solo navigando sul sito. Se però necessitasse di informazioni più puntuali, che io non posseggo, non posso che rimandarla ai rappresentanti del Comitato. Annoto solo che la Sua richiesta di rendere pubblici dati di privati cittadini ritengo sia contrario alla salvaguardia della loro privacy, ma questa rimane una mia valutazione personale che Le segnalo per correttezza”.
Serracchiani (Pd): “Liste di proscrizione”
Sulla vicenda interviene il Pd con la deputata e responsabile Giustizia Debora Serracchiani: la richiesta di Nordio, afferma, “è un atto molto grave che tradisce il nervosismo che si respira nei palazzi del governo. Un segnale che sa tanto di liste di proscrizione e di cui è difficile comprendere le ragioni. Si mette in discussione la libertà di partecipazione e si alimenta un clima di pressione nei confronti della magistratura e dei cittadini che voteranno No. Il ministro chiarisca subito: le istituzioni e il popolo sovrano si rispettano. Non si intimidiscono”. Da Alleanza Verdi e Sinistra il senatore Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto di palazzo Madama, parla di “una vera e propria intimidazione che conferma un clima preoccupante”: l’Associazione nazionale magistrati, sottolinea, “è un’associazione privata, finanziata principalmente attraverso le quote versate annualmente dai magistrati iscritti e non riceve finanziamenti diretti dallo Stato per la propria funzione sindacale. Il Comitato ha raccolto contributi economici da chi ha liberamente aderito alla campagna per il No e a loro deve dare conto e non al governo”.

