16/02/2026
da Il Fatto Quotidiano
Il Guardasigilli alza il livello dell'offensiva e paragona l'organo di autogoverno delle toghe alla criminalità organizzata. Il centrosinistra insorge, lui replica tirando in ballo il pm antimafia Di Matteo: "Cito le sue parole del 2019"
Il sistema delle nomine dei magistrati è un “meccanismo para-mafioso“. In un’intervista pubblicata sui quotidiani del gruppo Nord-Est Multimedia (Mattino di Padova, Messaggero Veneto e altri) Carlo Nordio alza il livello dell’attacco alle toghe: rivendicando il sorteggio del Consiglio superiore della magistratura previsto dalla sua riforma, il ministro della Giustizia assimila i metodi dell’organo di autogoverno a quelli della criminalità organizzata. Un’uscita che indigna l’Associazione nazionale magistrati e i leader delle opposizioni, a cui Nordio, qualche ora dopo, risponde tirando in ballo Nino Di Matteo: per giustificarsi, il Guardasigilli cita parole simili pronunciate dal pm della Direzione nazionale antimafia nel 2019, subito dopo lo scandalo Palamara, come se una critica alla magistratura dal suo interno (proveniente, peraltro, da chi ha avuto minacciata la vita dai clan) fosse paragonabile all’attacco politico di un membro del governo in carica.
Le parole del ministro
“Il sorteggio rompe questo meccanismo para-mafioso, questo verminaio correntizio, come l’ha definito l’ex procuratore antimafia Roberti, poi eletto con il Pd al Parlamento europeo. Un mercato delle vacche. Lo scandalo Palamara ha mostrato tutto questo: ma hanno messo il coperchio su questo scandalo, quattro o cinque disgraziati costretti alle dimissioni e poi nulla è cambiato”, accusa il Guardasigilli. Nella sua tirata, Nordio omette che sono sempre stati i rappresentanti della maggioranza al Csm a “salvare” i magistrati coinvolti nelle chat dell’ex pm radiato (in alcuni casi addirittura promuovendoli). Omette di aver chiamato una di loro, Rosa Sinisi, come dirigente al ministero. E omette pure di citare il caso di Cosimo Ferri, uno dei principali protagonisti dello scandalo, salvato da una probabile radiazione dal Parlamento, che (coi voti del centrodestra) ha negato al Consiglio l’uso delle intercettazioni.
Anm: “Offesa la memoria di chi ha perso la vita”
È il riferimento al “sistema para-mafioso”, però, a indignare le opposizioni e l’Associazione nazionale magistrati. Nordio, accusa il “sindacato” di giudici e pm, “ha deciso di avvelenare i pozzi accusando i magistrati di usare metodi para-mafiosi, paragonando l’elezione dei componenti del Consiglio superiore della magistratura ai comportamenti della criminalità organizzata. Le sue parole offendono la memoria di chi ha perso la vita per lottare contro la mafia nel corso della storia d’Italia e mortificano il lavoro di chi, sul territorio, ogni giorno, mette a rischio la propria incolumità personale per contrastare la criminalità organizzata, a difesa della collettività”, sottolinea in una nota la giunta esecutiva centrale.
Conte: “Chieda scusa, getta fango sulle istitituzioni”
“Il ministro Nordio, dopo aver annunciato tagli alle intercettazioni per “modestissime mazzette“, ora addirittura accosta il funzionamento della giustizia con tutti i giudici che ci lavorano a dinamiche “para-mafiose”. Succede dopo che per giorni la maggioranza ha gettato fango su Gratteri, un magistrato che rischia la vita per la lotta contro le mafie, nonostante avesse ben chiarito il suo pensiero”, scrive sui social il leader M5s Giuseppe Conte. “Dovrebbero solo chiedere scusa ai tanti che lavorano nel nostro sistema di giustizia, alla memoria dei tanti giudici che hanno perso la vita per combattere la mafia, quella vera. È davvero incredibile vedere un governo che getta fango e ombre sulle istituzioni e su servitori dello Stato solo per portare a casa una riforma che mira a salvare i politici e i governi dalle inchieste. Fermiamoli, votiamo No”, conclude l’ex premier.

