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Rabbia giovanile nel mondo e governi manganello

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Editoriali

19/10/2026

da Remocontro 

Ennio Remondino

Studenti, gilet gialli e sindacati: tutta la Francia è in rivolta, ma è soltanto un assaggio della rabbia che attraversa l’Europa e il mondo. Tafferugli, barricate e incendi contro governi e polizia. Duri scontri anche a Milano. Gli esclusi dalla città si prendono le strade. Ma chiedono ben altro.

Oltre la cronaca

  • Guerriglia a Parigi, scontri a Milano e Bologna, cortei a Liegi e Bruxelles, violenze a Tirana. E in casa, seguito di sparuti gruppi di teppisti a fare preda e colpire con qualche vetrina gli obiettivi alti delle proteste, da ridurre in ‘questioni di ‘ordine pubblico’. Forzature lette da sinistra?
  • «Se vuoi rendere innocue le proteste, devi infiltrarle con gruppi violenti che spacchino tutto, per poi dare la colpa ai manifestanti pacifici», Francesco Cossiga, già Presidente della Repubblica e a lungo ministro degli Interni.

«La strada di chi è? È nostra!»

Lo scandiscono in migliaia lungo l’asse che da place de la République porta verso i quartieri ricchi e i palazzi del potere, dove i boulevard sono interrotti da barricate di ogni tipo per tenere a distanza la polizia. Quest’ultima, testimonia Ortona, si tiene a distanza lanciando lacrimogeni e granate quando i giovani si avvicinano troppo. Studenti, sindacati, partiti di sinistra e gilet gialli in piazza sull’onda di un movimento studentesco che da settimane mette in crisi il governo che vorrebbe una finanziaria che prevede più di 40 miliardi di tagli alla spesa pubblica.

Poi, ‘Caccia ai rivoltosi’

Le Monde lo ha definito «un clima insurrezionale». Un intervistato: «Abbiamo l’impressione di avere un governo che si protegge le terga, e lascia noialtri nella m…». «Le rivendicazioni di oggi vanno oltre: c’è il carovita, la benzina, le condizioni degli studenti, e come vede anche la Palestina», dice, indicandosi una kefiah che si è annodato sulla testa, «siamo qua per cambiare il mondo». La voce del Padrone: «Faremo blocco di fronte ai seminatori del caos, che vogliono unicamente abbattere le nostre istituzioni», ha scritto su X Emmanuel Macron, piccolo De Gaulle nei suoi errori.

Milano: incursione nello shopping

Caroselli dei blindati della polizia in piazza Duomo che non si vedevano dagli anni ‘70, la Galleria Vittorio Emanuele, probabilmente scontri così non li aveva mai visti. La rabbia degli adolescenti etichettati come ‘Gen Z’ e dei giovani delle periferie, sullo shopping del sabato pomeriggio. Convocate via Telegram e WhatsApp, migliaia di persone si sono ritrovate per strada contro il caro-vita. Piazze autorganizzate di giovani che hanno negli occhi le immagini delle manifestazioni dei coetanei in Spagna e, soprattutto, in Francia. Milano, come durante i cortei per Gaza di un anno fa, è la piazza più disponibile a scontrarsi per ore con la polizia. Caroselli e blindati sulla piazza, inseguimenti, corpo a corpo, scontri in Galleria Vittorio Emauele, lacrimogeni, teste rotte, oltre 50 fermi, decine di feriti. Quelli che la destra definirà ‘maranza’ e ‘stranieri’, oltre che ‘teppisti’.

‘Salvini e Meloni fuori…’ dalla rima

A Milano la polizia che ha voluto impedire al corteo di sfilare ha avuto in risposta ore di scontri, un copione analogo anche a Bologna e Torino. Scene simili a quelle di Parigi e delle altre città francesi. È una generazione che non indietreggia se la polizia impedisce le manifestazioni o comprime la libertà di manifestare, qualcosa che avevamo già visto un anno fa con i cortei per Gaza e che verosimilmente sarà così anche per le prossime manifestazioni. In serata Giorgia Meloni: «Manifestare è un diritto. Mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è».

Il cambiamento non chiede permesso

I partiti di opposizione Francia, Italia, ovunque, replicano che la violenza è sempre esecrabile, ma metterla al centro dell’attenzione distoglie dalle legittime ragioni della maggioranza dei manifestanti. Dopo ogni mobilitazione in cui avvengono tafferugli, «il più delle volte di modesta entità, dobbiamo assistere alla replica di uno ‘stucchevole sceneggiato’», lamenta Marco Bascetta. La parte governativa, dopo aver doverosamente elogiato il diritto di manifestare in astratto, ne condanna lo svolgersi di fatto in nome e per conto di «manifestanti pacifici».

I movimenti a mendicare?

«I movimenti non sono processioni di postulanti che reclamano garbatamente da chi li governa ‘pane, lavoro e sconti fiscali’», aiutini e prebende caritative e non diritti. Qualcosa negato o dirottato per scelta interessata. «Lo scriveva anche Machiavelli che senza tumulti la repubblica degenera e i governanti inclinano verso l’arbitrio e la tirannia. E i tumulti «non sono un pranzo di gala».

Sciopero generale, Cgil con gli studenti

100 mila persone a Roma. Maurizio Landini: «Qui la sintesi di tutte le vertenze». E dal palco di Piazza del Popolo annuncia lo sciopero generale per il 20 novembre davanti a un colpo d’occhio imponente: il centro della capitale è fasciato dalla bandiere rosse della Cgil e da quelle arcobaleno della pace. «Siamo oltre 100 mila», esulta il segretario generale della Cgil e non era scontato. Percorso solo di qualche chilometro e anziché la consueta piazza San Giovanni, e i comizi finali nella più piccola piazza del Popolo. Ma l’attacco è immediato e diretto: «Quando a una delle sorelle Meloni è scappato che con questa legge elettorale inizia la Terza Repubblica non si è sbagliata: vogliono cancellare la Costituzione».

Le sorelle Meloni e la Costituzione

«Una Repubblica parlamentare, democratica, fondata sul lavoro o un sistema autoritario fondato sul mercato e sullo sfruttamento del lavoro». Il diritto alla sanità pubblica e alla scuola inclusiva, una riforma fiscale che restituisca potere d’acquisto a lavoratori e pensionati anche attraverso un contributo di solidarietà dell’1% sui redditi più elevati e di uno stipendio decente. E il rifiuto del precariato e del riarmo. «È una balla colossale che per essere più sicuri dobbiamo riarmarci: la sicurezza si ottiene con l’autonomia energetica e creando lavoro». Destre furiose, e Meloni: «Rispetto chi ha manifestato pacificamente alla mobilitazione della Cgil, ma non possiamo ignorare quanto accaduto in altre piazze italiane».

Meloni, Le Pen, Weidel

Gad Lerner per il tocco finale. «Per quanto negli ultimi mesi lei abbia cercato di tenersi alla larga dalle smargiassate di Trump, la politica estera insegue Giorgia Meloni sotto forma di questione energetica e governance europea». Già, poveretta, a barcamenarsi nel mezzo di un Occidente spaccato in due, con gli Usa impegnati a frantumare l’Ue e rimediare al disastro combinato attaccando l’Iran. «Ma a rompere le uova nel paniere non sono tanto i detestati euroburocrati ma piuttosto gli amici sovranisti alle prese con i propri fallimenti». E ci si è messa pure Marine Le Pen annunciando al Financial Times che, se verrà eletta all’Eliseo, la Francia sospenderà gli aiuti finanziari all’Ucraina entro sei mesi. E rinegozierà, tagliandoli, i suoi contributi al bilancio Ue.

’Post-missina’ neo europeista?

La fantasia di una Meloni moderata contrapposta al nazionalismo di Rassemblement national, di Alternative fur Deutschland e perfino dei suoi cari amici spagnoli di Vox, solo perché lei è già seduta da quattro anni in un palazzo di governo, fa a pugni con la realtà. «Due destre contrapposte nel Vecchio continente: Meloni versus Le Pen. «Come se la ‘priorità nazionale’ di Rn e la ‘remigrazione’ di Afd non avessero la stessa matrice della nostra destra».

Le tre sorelle

  • «Giorgia Meloni, Marine Le Pen, Alice Weidel, contro l’integrazione politica, fiscale, di welfare. Le tre sorelle della disunione non solo fra i popoli europei ma anche all’interno dei loro stessi popoli».

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