ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

Quando lo dice la televisione …

Quando lo dice la televisione …

Da non dimenticare

02/08/2026

da Remocontro

Giovanni Punzo

Parallelismi facili con l’attualità di altri muri. Anche se d’acqua. E forse con meno ingenuità a farli ‘crollare’. Il 9 novembre 1989 una gaffe colossale fece crollare il muro di Berlino: Günter Schabowski, un funzionario di partito non proprio di primissimo piano, alla domanda ‘da quando‘ i cittadini della Repubblica Democratica Tedesca avrebbero potuto recarsi liberamente all’estero senza le prescritte autorizzazioni, guardando distrattamente un foglio, pronunciò una frase incauta, ma destinata a fare la storia.

Chi era Günter Schabowski

Nato in Pomerania – la provincia dei famosi ‘granatieri di Bismarck’ – nel 1929, Günter Schabowski era entrato nel partito nel 1952 percorrendo una carriera normale, senza accelerazioni, né ritardi. Solo nel 1985 aveva ottenuto un incarico nella direzione nazionale del partito a Berlino: incarico formalmente prestigioso, ma che di per se non sembrava la garanzia di un ulteriore successo, come del resto essere stato insignito dell’ordine di Carlo Marx, per ironia della sorte proprio nel 1989. La carica però lo designava automaticamente ad essere il portavoce ufficiale del governo a tutte le conferenze stampa che si svolgevano all’interno di quello che con una certa enfasi era chiamato ‘centro internazionale della stampa’. In un sistema fortemente gerarchizzato toccava semplicemente a lui, e Schabowski si comportò con lealtà e diligenza. Lo fece fino alla sera del 9 novembre, senza immaginare che la sua risposta avrebbe scatenato un putiferio. Anziché dire ‘da domani’ o tergiversare di qualche giorno, disse candidamente: “da subito” riferendosi alla liberà regolata di recarsi all’estero per i cittadini della DDR. Le ultime vicende della sua vita furono tuttavia sfortunate: fu processato per i crimini della DDR assieme a personaggi di ben altra levatura, come i vertici della STASI e condannato a tre anni. Fu anche l’unico tra gli imputati ad ammettere però le responsabilità del partito e le proprie, di esserne responsabile, ma sempre con grande candore.

Non posso mica sparare!

La conferenza stampa si concluse poco prima delle 19.00: quattro minuti dopo le principali agenzie (Reuters, ADN, Associated Press) riportarono la notizia dell’apertura dei confini e alle 19.15 la ZDF (la rete televisiva tedesca occidentale molto seguita dai cittadini della DDR a dispetto dei draconiani divieti) la rilanciò facendo scoppiare il finimondo. Mentre Schabowski tornava a casa, serenamente convinto di aver detto che le ‘regole’ sarebbero cambiate solo all’indomani, la gente invece uscì di casa e cominciò ad accalcarsi nei pressi dei passaggi di frontiera con Berlino ovest. Particolarmente tesa fu la situazione che si creò al passaggio della Bornholmer Straße, al comando di un tenente colonnello della polizia che dalle 21.20 aveva cominciato a tempestare di telefonate i propri superiori (tra i quali alti ufficiali della STASI) senza ottenere risposte chiare. A complicare la situazione si aggiunsero altre notizie provenienti da stazioni radio-televisive anche nella stessa Berlino. Nel frattempo, qualora in un secondo tempo l’uscita si fosse rivelata ‘illegale’, alcuni solerti funzionari escogitarono lo stratagemma di timbrare a metà i passaporti in uscita, per arrestare i titolari quando fossero rientrati nella DDR. Fu anche suggerito di simulare platealmente l’arresto di una persona nascosta nel bagagliaio di un’auto per far desistere le persone in coda minacciandole di perquisizioni. Alle 23.29 il tenente colonnello Harald Jäger allargò le braccia e rivolto ai poliziotti disse: “Aprite … Non posso mica sparare”.

La notte di Berlino

Una cicatrice della libertà europea si si sanò in una notte in un’atmosfera di forte tensione, ma anche carica di aspetti grotteschi. I berlinesi dell’ovest incontravano abbastanza spesso in giro per la città i berlinesi dell’est riconoscendoli sempre come tali, ma la notte del 9 novembre fu prima di tutto un evento unico e irripetibile, più che un fatto storico in se. Strade e mezzi pubblici si riempirono di vocianti e festanti cittadini della DDR che cercavano in tutte le maniere di fraternizzare con gli occidentali che a loro volta offrirono ogni tipo di bevanda e si può immaginare … Tutti – ad est come a ovest – fino a quel momento erano rassegnati all’esistenza del muro, ma il muro era crollato e per di più per l’errore banale di un burocrate. Fu anche da quella notte che però cominciò a svilupparsi un ottimismo eccessivo sulle vicende della storia. Con quello stesso ottimismo Willy Brandt dichiarò che Berlino era salva per sempre e presto o tardi tutti i muri sarebbero caduti. A quasi mezzo secolo non tutti gli auspici si sono realizzati: muri ne sorgono ancora, come del resto burocrati di regime, che però possono sempre commettere un errore.

 

share