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Provocazioni e avvertimenti. Ma la Flotilla fa rotta su Gaza

Provocazioni e avvertimenti. Ma la Flotilla fa rotta su Gaza

Politica estera

06/05/2026

da il Manifesto

Andrea Sceresini

Flotta continua Droni, elicotteri e anche un aereo statunitense: le azioni ai confini con le acque italiane

Continuano le provocazioni contro la Global Sumud Flotilla. Nella notte tra lunedì e martedì, quattro imbarcazioni della Freedom Flotilla Coalition che da Siracusa stanno veleggiando verso la Grecia per unirsi alla spedizione in corso sono state avvicinate da diversi mezzi militari non identificati. L’azione, secondo le testimonianze dei 29 passeggeri a bordo provenienti da diversi Paesi, compresa l’Italia, sarebbe stata condotta da almeno un elicottero, tre droni e alcune navi con le luci di navigazione volutamente spente.

I DATI di Marine Traffic confermerebbero inoltre che un aereo statunitense Lockheed Martin ha sorvolato direttamente la flotta poco prima dell’arrivo degli altri mezzi, appena oltre il confine tra le acque italiane e quelle internazionali. «I militari, in questo caso, si sono limitati ad avvicinarsi alle nostre imbarcazioni, per poi dileguarsi nel buio della notte – riferisce Michele Borgia, il portavoce di Freedom Flotilla Italia -. Non sappiamo se si sia trattato effettivamente di reparti dell’esercito israeliano, ma non possiamo escluderlo. Se così fosse, significherebbe che l’Idf si è spinta fino ai confini del nostro paese, dimostrando ancora una volta la propria totale spregiudicatezza». Quel che è certo, allo stato attuale delle cose, è che la tensione attorno alla Flotilla resta altissima. A cinque giorni dall’intercettazione da parte delle forze armate di Gerusalemme, le 33 barche scampate all’agguato si trovano ancora all’ancora al largo dell’isola di Creta, da dove domattina all’alba- dopo essere state raggiunte dalle quattro imbarcazioni della Freedom – riprenderanno il mare in direzione della Turchia. Lì si congiungeranno con un’altra dozzina di velieri battenti la bandiera di Ankara, dopodiché, salvo imprevisti o cambi di programma, dovrebbe iniziare l’avvicinamento finale verso le coste della Striscia di Gaza.

«IL TRASFERIMENTO verso le coste della penisola anatolica si svolgerà quasi interamente all’interno delle acque nazionali, e questo dovrebbe essere una sufficiente garanzia di sicurezza», ripetono gli organizzatori. Sarà veramente così? Oppure, come mormora più di qualcuno, l’episodio dell’altra notte potrebbe essere letto come una sorta di macabro avvertimento? E poi, soprattutto, cosa succederà dopo la Turchia? Sono domande alle quali solo Israele potrebbe rispondere. Per ora, tuttavia, le uniche notizie provenienti da Gerusalemme sono quelle che riguardano Thiago Ávila e Saif Abukeshek.

NELLA GIORNATA di ieri, il tribunale di primo grado di Ashkelon ha accolto la richiesta dello Stato di Israele di estendere la detenzione dei due portavoce della Flotilla per altri sei giorni, fino a domenica. Thiago e Saif sono stati sequestrati dai militari di Gerusalemme durante l’intercettazione del 29-30 aprile, ma a differenza degli altri 179 passeggeri catturati essi sono rimasti nelle mani dei loro carcerieri e condotti in un istituto di massima sicurezza in Israele. Entrambi sarebbero stati maltrattati e picchiati, e da giorni portano avanti uno sciopero della fame per protestare contro il trattamento illegale al quale sono stati sottoposti.

«NEI CONFRONTI di Thiago e Saif non è stata ancora formalizzata alcuna accusa – spiegano i loro legali, le avvocate della Ong Adalah Hadeel Abu Salih e Lubna Tuma -. Tuttavia, durante una delle scorse udienze, il pubblico ministero ha presentato un elenco di presunti reati, tra cui assistenza al nemico in tempo di guerra, contatto con un agente straniero, appartenenza e fornitura di servizi a un’organizzazione terroristica, e trasferimento di beni a favore di un’organizzazione terroristica». Si tratterebbe ovviamente di imputazioni di una gravità enorme, che, se confermate, potrebbero costare care soprattutto ad Abukeshek, il quale, essendo nato in Cisgiordania, secondo le nuove leggi israeliane rischierebbe addirittura di essere condannato a morte. «Ciò che sta accadendo si basa su presupposti giuridici del tutto illegittimi – dicono gli avvocati -. Le presunte prove a carico di Thiago e Saif sono state dichiarate segrete, ed è chiaro che queste continue dilazioni dei tempi di carcerazione sono finalizzati unicamente a condurre nuovi interrogatori».

SULLE VICENDE della Global Sumud Flotilla si è espresso anche il presidente del Senato Ignazio Benito La Russa, che ha parlato di «manifestazioni strumentali e propagandistiche a scarso rischio e a molto ritorno mediatico». Con questa chiosa: «Se poi hai la fortuna che ti fermano per tre o quattro ore e puoi gridare che sei stato torturato, è il massimo che puoi aspettarti e a cui aspirare». Proprio nelle scorse ore, uno dei 181 sequestrati da Israele ha confermato di aver subito atti di violenza sessuale per mano dei militari israeliani durante la detenzione sulla nave-prigione. Un «colpo di fortuna», si direbbe.

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