23/07/2026
da Il Manifesto
Il canto delle sirene Il Viminale indaga sul presidio indetto dal sindaco. Il comune: «Avute più interlocuzioni»
L’ultima mossa è del Viminale. Ieri il ministero dell’Interno ha avviato una verifica presso la questura e la prefettura di Bologna sull’organizzazione del presidio convocato dal sindaco di Matteo Lepore lunedì sera, per chiedere «verità e giustizia» sulla morte di Abderrahim Fakir.

LA TESI che il ministero guidato da Matteo Piantedosi intende accertare, in sostanza, è che la piazza non fosse stata concordata, e che dunque le forze dell’ordine abbiano appreso del presidio dalla nota stampa del comune. È la mossa istituzionale nella partita per mettere sotto scacco Lepore, da giorni sotto il fuoco di fila del centrodestra, nello stesso giorno in cui un sindacato di polizia annuncia azioni legali contro Lepore. Il comune ha subito replicato: «Domenica 19 luglio, alle ore 20.16, il Comune di Bologna ha diffuso il comunicato stampa con cui veniva convocato il presidio. Poco dopo, il gabinetto del sindaco ha inviato due messaggi ai referenti della prefettura e della questura, condividendo il comunicato e informando preventivamente, come previsto dal Testo unico degli enti locali, della convocazione dell’iniziativa».
IL GIORNO SEGUENTE poi, quello del presidio, amministrazione e forze dell’ordine hanno continuato a parlarsi, convocando tra l’altro un tavolo tecnico in questura e un comitato per l’ordine e la sicurezza. In nessuna sede «è stata formulata alcuna richiesta formale di annullamento». Anzi, la questura ha anche comunicato che nel frattempo era stata convocata un’altra manifestazione, il presidio in piazza Roosvelt dove sono nati poi i tafferugli. Durante gli incontri poi, ha precisato il comune, sono state anche avanzate delle richieste alle forze dell’ordine a cui è stato dato seguito.
A DESTRA, in ogni caso, la risposta non basta. «Ha ammesso la sua violazione», ha detto l’eurodeputato di FdI Stefano Cavedagna. Il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia ha fatto una richiesta di accesso agli atti, per ottenere tutto quanto è stato prodotto prima di lunedì sera sull’organizzazione della manifestazione. La tesi in fondo è che il sindaco abbia aizzato la folla contro le forze dell’ordine. Il senatore della Fiamma Marco Lisei ha annunciato un’interrogazione parlamentare allo stesso Piantedosi che ieri ha avviato una verifica istituzionale: «Vogliamo sapere se sia vero che ci fossero “due piazze”, come racconta falsamente il sindaco o se ve ne fosse una sola, la sua, dalla quale si è poi sganciata una parte dei partecipanti per andare in prefettura e iniziare a mettere a ferro e fuoco Bologna».
IL LEADER della Lega Salvini, invece, fa di più. Ieri si è presentato in prefettura a Bologna per incontrare le forze dell’ordine. Prima ha assicurato che il treno da Roma era puntuale («speriamo anche al ritorno») poi ha attaccato: «Aspettiamo la verità scientifica, non di piazza». Anche se poi ha pronunciato la sentenza: «Non sono sicuro, ma di più, che i ragazzi che sono intervenuti l’altra sera hanno lavorato secondo quello che il protocollo, il regolamento e il buonsenso prevede». Certo, lo ha detto «senza voler anticipare i risultati dell’autopsia». Il Carroccio ieri ha confermato di voler depositare un disegno di legge per chiedere una cauzione a chiunque organizzi una manifestazione, nonostante la consapevolezza che la norma non avrebbe alcuna chance di essere approvata né condivisa dal resto della maggioranza. Salvini si è speso ancora anche sul caso di Mario Roggero: ieri l’ufficio di sorveglianza del tribunale di Torino ha respinto l’istanza di differimento della pena presentata dai legali del gioielliere, che dunque rimarrà in carcere. «L’auspicio è che passi in carcere meno tempo possibile, scontando la pena ai servizi sociali o a casa», ha detto Salvini.
A SOSTEGNO di Lepore si sono mossi 35 sindaci, tra cui Gateano Manfredi, Roberto Gualtieri, Stefano Lorusso, Beppe Sala, Silvia Salis, Vittoria Ferdinandi e Vito Leccese, tutte le principali città amministrate dal centrosinistra. «Rivolgiamo l’appello al Governo, alla presidente Meloni e al centro destra di rinunciare agli attacchi istituzionali davanti a episodi così tragici. La coesione delle istituzioni e delle forze politiche, e la piena fiducia nel lavoro della magistratura nell’accertamento dei fatti è fondamentale», hanno scritto.

