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Perché il nuovo ddl sull’imputabilità dei minori abbassa la soglia culturale con cui guardiamo all’adolescenza

Perché il nuovo ddl sull’imputabilità dei minori abbassa la soglia culturale con cui guardiamo all’adolescenza

Politica italiana

Maria Gabriella Gatti

Se il messaggio politico diventa soprattutto “chi sbaglia paga”, il rischio è che la funzione rieducativa perda centralità

Con la nuova norma approvata dal Consiglio dei ministri sull’imputabilità dei ragazzi tra 14 e 18 anni di età, si rovescia il principio di tutela del minore. La giustizia minorile italiana è costruita sull’idea che l’adolescente non sia un adulto in miniatura.

La valutazione individuale della maturità psicologica è un cardine del sistema. Con la presunzione di imputabilità, il punto di partenza diventa l’opposto: il ragazzo è considerato maturo fino a prova contraria. Questo può rendere più difficile far valere le peculiarità dello sviluppo adolescenziale.

L’adolescente non coincide con la piena maturità, la valutazione del rischio e la capacità di prevedere le conseguenze delle proprie azioni continuano a svilupparsi ben oltre i 14 anni. Nell’adolescenza entrano in gioco dinamiche complesse e non sempre armoniche che mirano allo sviluppo dell’identità.
Questa norma rischia di spostare l’asse dalla rieducazione alla punizione.

La giustizia minorile italiana è storicamente orientata al recupero educativo. Se il messaggio politico diventa soprattutto “chi sbaglia paga”, il rischio è che la funzione rieducativa perda centralità. La letteratura criminologica mostra che la riduzione della devianza minorile dipende soprattutto da scuola, servizi sociali, sostegno alle famiglie, interventi precoci e inclusione.

Rendere più facile dichiarare imputabile un adolescente non affronta le cause della criminalità giovanile. La riforma non abbassa formalmente l’età dell’imputabilità, ma abbassa la soglia culturale con cui guardiamo all’adolescenza: il minore non è più un soggetto da comprendere nella sua maturazione, bensì un adulto presunto che dovrà dimostrare di non esserlo.

L’autrice: Maria Gabriella Gatti è pediatra, neonatologa, psicoterapeuta e docente della scuola di psicoterapia dinamica Bios Psichè

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