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Pamela italo americana ministra Usa su Epstein

Pamela italo americana ministra Usa su Epstein

Politica estera 

12/02/2026

da Remocontro

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Bella carriera, pessimo personaggio la nostra Pamela Jo Bondi, detta Pam, nata a Tampa 60 anni fa portati bene, avvocato e politico statunitense, procuratrice generale degli Stati Uniti nella seconda amministrazione Trump. Nel 2019 e 2020 Bondi è stata una degli avvocati difensori del presidente Donald Trump durante il suo primo processo di impeachment. È la prima italoamericana a raggiungere la posizione di responsabile di un’agenzia federale del governo degli Stati Uniti e conseguentemente a far parte del gabinetto dell’amministrazione del presidente degli Stati Uniti d’America. Ma, almeno per Remocontro, non c’è da esserne orgogliosi.

 Pamela da rissa

«L’attesissima audizione dell’Attorney General Pam Bondi alla House Judiciary Committee si è trasformata in uno spettacolo grottesco, con il Procuratore generale degli Stati Uniti che ha letteralmente perso il controllo, urlando contro i deputati democratici (e repubblicani, come Thomas Massie), insultando apertamente Jamie Raskin e finendo per accusare un parlamentare ebreo di antisemitismo solo perché non ha dimostrato sufficiente zelo filoisraeliano. Il tutto mentre le sopravvissute al finanziere-pedofilo Jeffrey Epstein, sedute tra il pubblico, assistevano impotenti a un dibattito degenerato in puro teatro politico». Questa la sintesi più benevola.

Cinque ora di non risposte e insulti

La testimonianza di Bondi, durata oltre cinque ore, doveva chiarire il pasticcio della pubblicazione degli Epstein files, la mancanza di indagini sulle persone coinvolte nel traffico sessuale del finanziere newyorkese e le sparatorie letali in Minnesota da parte di agenti dell’ICE: ma l’audizione è presto degenerata in uno scontro a tutto campo che ha visto Bondi contrapporsi ad alcuni membri dell’House Judiciary Committee.

Niente scuse alle vittime presenti in aula

La procuratrice generale Pam Bondi ha affrontato critiche feroci al Congresso degli Stati Uniti per gli errori nei documenti di Epstein, si è scontrata con i legislatori senza dare risposte reali. Bondi ha anche rifiutato di affrontare i sopravvissuti di Epstein seduti dietro di lei, mentre ha oscurato pesantemente le informazioni su altri individui citati nei documenti. Incalzata a chiedere scusa direttamente alle vittime di Epstein sedute in aula dietro di lei, Bondi alla rappresentante democratica Pramila Jayapal: «Non mi metterò nei guai per i suoi teatrini». Insulti a diversi altri deputati.

Nessuna prova di una lista di clienti di Epstein?

Le contraddizioni dell’aggressina Pamela invece di sedare i sospetti li ha moltiplicati. Nel luglio 2025 il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti aveva dichiarato di aver concluso un’analisi e di aver stabilito che non esisteva alcuna ‘lista di clienti di Epstein’. Poi con Fox afferma il contrario, il linea con la nuova scelta del presidente di usare quella pericolosa arma puntata sui suoi vizietti sessuali (gravi atti su minorenni), contro gli avversari. Trump ha chiesto di perseguire diversi democratici di spicco i cui nomi compaiono nei file, tra cui l’ex Presidente Bill Clinton. I file fanno riferimento anche al Segretario al Commercio Howard Lutnick e ad altri alti funzionari dell’amministrazione Trump.

Brutta storia pessimo personaggio

La comparizione di Bondi è avvenuta a un anno dall’inizio del suo mandato al dipartimento di Giustizia, un periodo segnato da significativi allontanamenti dalle tradizioni di lunga data del dipartimento. Da quando è entrata in carica, Bondi ha supervisionato il licenziamento di procuratori di carriera e funzionari dell’Fbi che hanno lavorato a casi che coinvolgevano il presidente Donald Trump o la rivolta del 6 gennaio 2021 in Campidoglio. Il dipartimento ha anche indagato e perseguito importanti oppositori di Trump, lasciando cadere i casi contro i suoi alleati.

Scandalo Epstein

Riassunto del noto. Epstein, un ricco finanziere con legami con politici e dirigenti d’azienda, è morto per apparente suicidio nell’agosto 2019 mentre era in attesa del processo con l’accusa federale di traffico sessuale. In precedenza, nel 2008, si era dichiarato colpevole dell’accusa di aver procurato una minorenne per la prostituzione in Florida e aveva scontato 13 mesi di detenzione in base a un controverso accordo di patteggiamento. La sua collaboratrice Ghislaine Maxwell è stata condannata nel dicembre 2021 per aver reclutato e adescato ragazze minorenni di cui Epstein avrebbe abusato e sta scontando una pena detentiva di venti anni. A dicembre il Congresso degli Stati Uniti ha approvato una legge che impone al dipartimento di Giustizia di rilasciare tutti i fascicoli relativi al caso Epstein entro trenta giorni, a seguito delle polemiche suscitate dalla precedente divulgazione limitata del dipartimento.

Tre milioni di pagine

A gennaio il dipartimento di Giustizia ha rilasciato oltre tre milioni di pagine di documenti, ma le revisioni effettuate dalle organizzazioni giornalistiche hanno riscontrato numerosi errori che hanno esposto dettagli intimi delle vittime, tra cui fotografie di nudo, mentre sono state pesantemente ridotte altre informazioni. I democratici, guidati da Raskin – ex professore di Diritto costituzionale – hanno attaccato duro fin dall’inizio. «Stai dalla parte di chi ha abusato e ignori le vittime», ha detto Raskin aprendo il fuoco. «Questa sarà la tua eredità, a meno che non cambi rotta subito: stai gestendo un insabbiamento». Bondi ha perso le staffe, definendolo un «avvocato fallito e perdente» e accusato Raskin – che è ebreo – di essere un antisemita per non aver sostenuto Israele con la dovuta veemenza.

‘Scandalo più grande del Watergate’

Ma lo scontro più duro è arrivato con Thomas Massie, il libertario-repubblicano del Kentucky che ha sostenuto la pubblicazione degli Epstein Files inimicandosi il presidente Donald Trump e buona parte della sua amministrazione. Il deputato ha interrogato Bondi sulle modifiche irregolari nei file di Jeffrey Epstein rilasciati dal Dipartimento di Giustizia: ha evidenziato come i nomi delle vittime non fossero stati protetti adeguatamente, mentre quello del miliardario Les Wexner – ex cliente di Epstein e in alcuni documenti indicato come potenziale co-conspiratore – fosse stato inizialmente oscurato in violazione della legge. Massie ha ribattuto di averla «colta con le mani nel sacco» e ha definito l’intera vicenda «più grande di Watergate».

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