25/07/2026
da Remocontro
I russi reagiscono alla campagna ucraina contro le loro petroliere e bloccano il traffico mercantile da e per l’Ucraina, e scoppia la crisi del grano. “Attacchi alla libertà di navigazione nel Mar Nero”, denuncia Kiev dopo giorni in cui nessun mercantile è riuscito ad attraccare in uno dei tre porti tra Odessa e Mykolaev. Non accadeva dal 2023, da quando la mediazione della Turchia portò alla creazione del cosiddetto “corridoio del grano”.
Cosa succede nel Mar Nero?
Dopo aver subito una lunga serie di attacchi contro i suoi mercantili e petroliere (tanto da far dichiarare “non sicure” le proprie acque ‘di competenza economica esclusiva’), la Russia restituisce e ha cominciato a lanciare droni e missili sui porti ucraini (quello di Odessa è colpito quasi ogni giorno) e sulle navi che verso quei porti dirigono. Risultati pessimi e immediati. Maersk, il gigante danese della logistica, denuncia Fulvio Scaglione si InsideOver, ha deciso di sospendere le operazioni da e per l’Ucraina, e subito anche gli altri operatori hanno preso decisioni analoghe. E l’Ucraina accusa la Russia di “tenere in ostaggio la sicurezza alimentare globale… Milioni di famiglie in Africa, Asia, Medio Oriente e America Latina dovranno affrontare un’impennata dei prezzi e la fame se questo terrorismo continua”.
Danno soprattutto ucraino
Questo blocco arriva proprio all’apice della stagione del raccolto. «Altrettanto giusto dire che agli ucraini delle famiglie in Africa importava poco quando, bombardando le navi russe nel canale Don-Azov, portarono al blocco del traffico mercantile e a un aumento immediato del 4% del prezzo del grano», rileva Scaglione. Il risultato di questo colpi incrociati è il grano a quotazioni da record, visto che Russia e Ucraina sono due dei maggiori esportatori di grano al mondo. Le stime indicano che la produzione annua tipica di grano in Russia è di quasi 90 milioni di tonnellate metriche, mentre l’Ucraina produce quasi 30 milioni all’anno la Russia rappresenta circa il 10% (con circa 90 milioni di tonnellate prodotte l’anno), mentre l’Ucraina circa il 3% (circa 30 tonnellate) della produzione mondiale di grano.
Crisi grave troppo sotto silenzio
Perché allora di tutto questo si parla così poco? Perché nessuno ricorda che tutto questo è già avvenuto? Domande importanti, risposte difficili. Nel 2022 la Russia, col blocco ai porti, strangolò le esportazioni agricole del Paese, contribuendo a far salire i prezzi dei prodotti alimentari di oltre il 60%. Poi, arrivò il corridoio marittimo nel Mar Nero e l’Ucraina ha potuto esportare oltre 168,9 milioni di tonnellate di merci, tra cui oltre 100 milioni di tonnellate di cereali. Perché adesso No e perché tanto silenzio? Troppo. Stretto di Hormuz e di Bab al Mandeb, certamente. Peggio: «Mentre gli ucraini martellano la Crimea e le sue strutture civili, i russi rispondono colpendo le navi e così via, in una guerra che cancella un numero crescente di regole. E le esigenze della propaganda, che chiede solo buone notizie sulla resistenza ucraina».
Capitali europee distratte o maliziose
- Alla fin fine, però, l’apparente distrazione delle grandi capitali europee schierate con Kiev, da Londra a Parigi a Berlino, sembra rispondere soprattutto a un criterio di prudenza o, forse, di importanza. L’Ucraina è stata in grado di impedire alla flotta russa di occupare le acque del Mar Nero ma non è in grado di impedire ai droni e ai missili russi di colpire i porti e le navi al largo. Potrebbe farlo la Nato, che già pattuglia regolarmente quei cieli. Intervenire nel Mar Nero per garantire la libertà di navigazione a favore dell’Ucraina, però, vorrebbe in pratica dire dichiarare guerra alla Russia. E questo è un passo che, fortunatamente nessuno vuole fare.

