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Non si fermano neanche davanti ai bambini

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25/07/2026

da Il Manifesto

Patrizio Gonnella

Il governo e Meloni hanno dichiarato guerra ai giovani.

Dopo avere introdotto il crimine di rave party, aver massacrato la giustizia penale minorile con il dl Caivano, avere affollato gli istituti penali per minorenni, avere previsto ammonizioni e Daspo per i più piccoli, adesso provano a intaccare il codice penale nella parte sulla imputabilità.

È stata preannunciata una norma ben più reazionaria di quelle già presenti nel codice fascista del 1930. Con il nuovo ddl governativo gli adolescenti, di età compresa tra i 14 e 18 anni si presumono maturi, responsabili e dunque pronti per andare in galera. Chi sbaglia paga anche sei hai 14, 15,16 o 17 anni, ha detto la presidente del Consiglio. Così si ammazza una generazione. Così si ammazza il diritto che mette al centro l’interesse superiore del minorenne.

Che significa mandare un ragazzino in un carcere minorile? Significa rovinarlo forse per sempre. Etichettarlo, mettere a rischio il suo futuro. Mettere a rischio la sua salute e talvolta anche la sua incolumità. Mai come oggi gli Istituti minorili sono strapieni, con giovanissimi costretti a dormire anche per terra. Con l’emanazione del cosiddetto decreto Caivano del settembre 2023, per la prima volta nella storia italiana gli istituti penali per minorenni hanno conosciuto il sovraffollamento.

Nel 2023 la criminalità minorile non era in aumento e i drammatici fatti di Caivano furono presi a pretesto per la costruzione di un nemico pubblico inventato, ossia le baby gang. Così si è prodotto il sovraffollamento nelle carceri minorili. Oggi sono poco meno di 600 i ragazzi detenuti con una crescita di oltre il 50% rispetto al periodo pre-Caivano. Dati viziati per difetto, che sarebbero ben più alti se non fosse che moltissimi ragazzi appena compiono 18 anni sono trasferiti nelle carceri per adulti, così chiudendo il circolo vizioso della devianza. Altro che sicurezza. Questa è cattiveria, rinuncia alla prevenzione criminale, dismissione di ogni progetto educativo.

Come stanno questi ragazzi nelle carceri minorili? Mi è capitato di vederne alcuni dormire sulle brande a mezzogiorno in evidente stato di alterazione o sonnolenza prodotte da abuso di psicofarmaci. Nelle carceri la tensione è crescente. Nell’era Nordio-Meloni abbiamo potuto seguire in diretta ben due inchieste per tortura al Beccaria di Milano e a Casal del Marmo a Roma. Non si era mai vista una cosa del genere prima. Sono in corso le indagini. Speriamo che giustizia sia fatta. E nel 2025 c’è stato anche un suicidio nel carcere minorile di Treviso. Erano tantissimi anni che non accadeva nel sistema penitenziario minorile.

Nelle scorse settimane Antigone, Libera e Defence for Children hanno promosso gli Stati generali sulla giustizia minorile, partecipati in modo straordinario da oltre 700 esperti. Il mondo variegato di operatori, studiosi, associazioni si opporrà in tutti i modi al declino umano e sociale voluto dal governo che ha ad arte creato un nuovo nemico: i nostri ragazzi e le nostre ragazze. Per i quali invece ci vuole il coraggio di scelte radicali. L’interesse superiore del minore, di cui alla Convenzione Onu sull’Infanzia, richiederebbe che si pensasse a qualcosa di ben più educativo del carcere. Così rappa Baby Gang, che il carcere lo conosce bene, in Cella Zero. «Ancora non ho parlato, fra’, di galera. Raga, almeno fate parlare chi dentro c’era».

Per capire cosa è il carcere vanno sentite anche le loro voci, affinché ci possano spiegare cosa significano la paura, l’isolamento, la mancanza di relazioni e affetto. Chi sbaglia paga, anche se un bimbo, ha detto la presidente. Ben altre le parole dette da papa Francesco nel 2014 in un discorso rivolto ai penalisti di tutto il mondo: «Gli Stati devono astenersi dal castigare penalmente i bambini, che ancora non hanno completato il loro sviluppo verso la maturità…Essi invece devono essere i destinatari di tutti i privilegi che lo Stato è in grado di offrire».

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