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Non è più geopolitica, è un problema di psichiatria

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Politica estera

03/04/2026

Remocontro

  

Quello di Trump alla guerra contro l’Iran, è un approccio schizoide, che sta facendo impazzire i mercati, oltre che le diplomazie di mezzo pianeta. Si susseguono, in un effluvio torrentizio, prese di posizione contraddittorie, condite da minacce, promesse e ricatti sempre più scollegati tra di loro. Basta solo confrontare l’intervista al Telegraph e il discorso televisivo alla nazione.

Due pesi e sette misure

Cominciamo dalla fine, tanto per dare un indirizzo preciso a tutto ciò che andremo a scrivere. Prima dell’intervento televisivo del Presidente Usa, il prezzo del petrolio Brent, era di circa 100 dollari al barile. Dopo le sue parole, è salito fino a 105 dollari. Che, per i cittadini americani, significa pagare la benzina oltre quattro dollari al gallone, un livello che fu raggiunto e superato sotto il tanto osteggiato Biden, che anche per questo fu costretto a farsi da parte. «Trump – dice la BBC –  si trova a dover affrontare l’impennata dei prezzi del carburante e il calo della sua popolarità, mentre la guerra entra nella sua quinta settimana e si avvicinano le elezioni di Medio termine statunitensi di novembre. Tuttavia – aggiunge il network televisivo britannico – il discorso di mercoledì sera non ha fatto molto per rassicurare immediatamente i mercati petroliferi globali sul fatto che le interruzioni alla rotta di navigazione dello Stretto di Hormuz si attenueranno a breve». Ma c’è di peggio. La ‘parlata’ di Trump ai suoi compatrioti, che in verità è sembrata più un espediente propagandistico che un vero e proprio messaggio politico, sostiene tutto e il contrario di tutto. E contraddice sostanzialmente quanto affermato il giorno prima al Daily Telegraph, se non altro perché non fa parola di un’eventuale uscita degli Stati Uniti dalla Nato.

Trump visto dall’Europa

Le valutazioni che fa la BBC sul discorso di Trump alla nazione, in un certo senso sono più affidabili di quelle dei media americani, perché non filtrate attraverso pregiudizi di politica interna o di antipatie ‘locali’. Hanno tutto il crisma, insomma, di giudizi super partes. «Il Presidente – spiega la Tv di Londra – ha tentato di convincere gli americani della validità di questa guerra. E a ragione, visto che i sondaggi indicano che una maggioranza costante di elettori disapprova l’operazione militare da lui lanciata il 28 febbraio. Ma questo documento offriva ben poco a chi sperava di trovare risposte chiare sulla direzione che sta prendendo questa guerra o su possibili vie di fuga per gli Stati Uniti. Vi erano evidenti omissioni che lasciano senza risposta una miriade di domande. Una questione fondamentale – si chiede la BBC – è se il governo israeliano sia d’accordo con la tempistica proposta da Trump. In secondo luogo, che fine ha fatto il piano di pace in 15 punti che la Casa Bianca esortava l’Iran ad accettare solo pochi giorni fa? Mercoledì sera Trump non ne ha fatto menzione. Washington sta forse abbandonando molte di queste richieste, compreso il recupero delle sue scorte di uranio arricchito?»

La questione Hormuz

Ma dove, nell’esame proposto dal report della BBC, le contraddizioni trumpiane diventano palesi, è quando si affronta la ‘madre di tutti i problemi’, cioè il blocco di Hormuz. «Il Presidente – sottolinea la BBC – non sembra avere un’opinione definitiva in merito. Un momento prima chiede all’Iran di consentire il passaggio delle petroliere, e un attimo dopo dice agli alleati di arrangiarsi da soli. ‘Andate allo Stretto e prendetevelo, proteggetelo, usatelo per voi stessi’, ha detto mercoledì. ‘La parte difficile è fatta, quindi dovrebbe essere facile’. Ha poi semplicemente affermato, senza fornire ulteriori dettagli, che lo Stretto si sarebbe riaperto ‘naturalmente’ al termine della guerra. Una dichiarazione che difficilmente rassicurerà chi è preoccupato per i prezzi del petrolio. Le critiche pungenti di Trump ad alcuni alleati – a un certo punto ha affermato che dovrebbero ‘farsi coraggio con un po’ di ritardo’ e guidare un’operazione per riaprire lo Stretto – sono arrivate dopo che, in un’intervista rilasciata mercoledì (quella al Telegraph, n.d.r.)  aveva ventilato l’idea di un ritiro dall’alleanza militare della NATO. Ma quella retorica – conclude la BBC – era completamente assente da questo discorso, nonostante le indiscrezioni suggerissero che sarebbe stata una parte fondamentale delle sue parole in tv».

L’intervista al Telegraph

Quando eravamo bambini, chi possedeva un pallone a volte voleva comandare e fare il capitano, perché ‘gioca chi dico io’, gridava. Beh, non vorremmo fare paragoni azzardati, ma ciò che ha detto Trump al Daily Telegraph, nell’intervista esclusiva pubblicata mercoledì, ricorda molto da vicino quella situazione. Dunque, il Presidente vuole ritirare gli Stati Uniti dalla Nato, per punire gli alleati, colpevoli (dal suo punto di vista) di non averlo aiutato nella guerra contro gli ayatollah. Le lamentele di Trump, anzi le geremiadi, visto il tono con le quali sono pronunciate, riguardano in particolare un’operazione militare per sbloccare lo Stretto di Hormuz. Il Presidente degli Stati Uniti – scrive il Telegraph – ha affermato che l’uscita dell’America dal Trattato di difesa atlantico è ormai ‘irrevocabile’. Trump ha sollevato la questione in colloqui privati ​​con i collaboratori della Casa Bianca negli ultimi giorni e mercoledì ha confermato che stava ‘assolutamente’ valutando l’adesione a questa scelta. «In seguito al rifiuto della sua richiesta agli alleati di inviare navi da guerra per riaprire lo Stretto di Hormuz, Trump non considera più l’Europa un partner affidabile in materia di difesa. ‘Non mi sono mai lasciato convincere dalla Nato – ha ribadito – perché ho sempre saputo che era una tigre di carta. E anche Putin lo sa. Quindi dovrebbe essere automatico che gli alleati della NATO vengano in sostegno degli Stati Uniti, nonostante l’America abbia iniziato la guerra contro l’Iran. Siamo sempre stati lì, automaticamente, anche per l’Ucraina. L’Ucraina non era un nostro problema. Era una prova, e noi eravamo lì per loro, e lo saremmo sempre stati. Loro non erano lì per noi»

  • Sir Keir Starmer, Premier britannico, nel frattempo ha organizzato una coalizione (diplomatica) di 35 Paesi ‘per cercare di riaprire lo Stretto di Hormuz’. Un atto di buona volontà, per dimostrare al severo maestro Trump di avere fatto i compiti a casa. Anche se poi ha aggiunto, in un sussulto di orgoglio: «Questa non è la nostra guerra e non abbiamo intenzione di farci trascinare».
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