Attualità
31/01/2026
da il Manifesto
Centocinque anni fa, lo racconta Emilio Lussu, furono i primi eletti fascisti, che allora giravano armati dentro la Camera dei deputati, a trascinare fuori dal palazzo un deputato comunista. Gli stessi spazi, gli stessi portoni che ieri sono rimasti chiusi per i neofascisti che hanno provato a portare in parlamento la propaganda delle deportazioni. Bene, ma quella minaccia non resterà a lungo fuori dalla porta.
Intanto perché è già entrata al governo, visto che è un ministro il comprensibilmente trascurato Lollobrigida che straparla di «sostituzione etnica». Cioè della teoria che costituisce il presupposto ideologico dei progetti di remigrazione. E poi perché questi deliri – espulsione di persone «regolarmente presenti sul territorio italiano», come non manca di precisare la proposta di legge che si voleva presentare ieri – non sono più soltanto la bandiera nera dell’ultradestra di tutto il mondo. Sono anche un programma di governo realizzato, come vediamo tragicamente in tutti gli Stati uniti e sanguinosamente a Minneapolis.
La simpatia, la vicinanza ideale e l’appoggio costante che Giorgia Meloni riserva a Donald Trump sono simpatia, appoggio e vicinanza a queste politiche. E la sfilata che è stata fermata ieri sulla soglia di Montecitorio potrebbe definirsi una sfilata trumpiana.
Forse la presidente del Consiglio prova un filo di imbarazzo per certi personaggi associati alla sua maggioranza che hanno sfilato e purtroppo per loro parlato. Forse, ma certamente non si distingue troppo da loro per furore anti migranti.
Senza alcun filtro di costituzionalità, perché nessuno ha pensato di prevederlo, quella proposta di legge di iniziativa popolare che ieri è stata tenuta lontana dal parlamento è adesso su una piattaforma governativa. In poche ore ha già raggiunto i due terzi delle firme necessarie. Avremo subito, grazie alla novità delle sottoscrizioni digitali (arrivata tardi e realizzata male), una proposta razzista di lampante incostituzionalità ma che può diventare oggetto di legittima discussione.
E magari di imprevisto consenso. Dopodiché non sarà solo a Cortina che dovremmo preoccuparci dell’Ice. Bene chiudere le porte, meglio ancora aprire gli occhi.

