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Nel paese degli anziani l’adolescenza è una minaccia

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26/07/2026

da Il Manifesto

Gad Lerner

«Operazione Antimaranza» La guerra ai ragazzini in nome della sicurezza pubblica è una delle poche guerre attraverso cui la destra di governo calcola di riuscire a mantenere il proprio consenso

Zang tumb tumb, bombardiamo le Baby Gang, operazione Antimaranza! La settimana è iniziata così, lunedì 20 luglio, con il proclama della Polizia di Stato diramato dal Viminale in stile Cinegiornale Luce musicato con una colonna sonora da reality e condiviso dalla presidente Meloni in persona sui social. Titolo vidimato col logo del Ministero dell’Interno: «Operazione Antimaranza».

Non sembra, a dire il vero, che i media abbiano tributato il dovuto risalto alle cifre da sballo, certo inverificabili e purtuttavia mirabolanti, con cui si annunciava la grande retata. Varrà la pena di elencarle nel dettaglio, non prima, però, di ricordare come la Settimana Incom sia proseguita giovedì 23 luglio col varo da parte del Consiglio dei ministri di un disegno di legge che estende l’immediata punibilità, e dunque la reclusione, per gli adolescenti dai 14 anni in su. Meloni ci mette la faccia: «È un principio che vogliamo affermare in ogni ambito: chi aggredisce, chi rapina, chi devasta, deve pagare sempre. Anche se ha 15 o 16 anni». Per la verità in base al ddl governativo anche i quattordicenni potrebbero finire in carcere, ma forse un lieve scrupolo induce la premier a evitare di coinvolgerli (ci penserà Salvini da buon padre di famiglia) e a soggiungere: «È chiaro, la norma da sola non risolve il problema».

Ecco «la guerra ai ragazzini» di cui ha parlato l’altro ieri in prima pagina questo giornale; da prendere maledettamente sul serio a cominciare dai numeri immaginifici della grande retata di lunedì scorso, benché neanche una settimana dopo se ne sia già persa contezza.

Evaporati nella calura.

Ricordiamoli, allora, prima di abituarci a considerarli ovvi. La «vasta operazione di polizia giudiziaria che ha interessato 44 province per contrastare la criminalità giovanile», «si è concentrata sui giovani dediti, in gruppo o singolarmente, a reati contro la persona, il patrimonio, in materia di stupefacenti e armi, nonché a comportamenti illeciti che sfociano in forme di discriminazione e odio». Ecco il raccolto dichiarato in meno di 24 ore: 539 arrestati, 954 persone denunciate, 703 kg di stupefacenti sequestrati. Controllati 187.956 soggetti «nelle zone di spaccio e della movida». Centottantasettemilanovecentocinquantasei. Perquisiti 1.182 immobili tra cui – si badi – «24 strutture di accoglienza per minori stranieri non accompagnati». Dettaglio ammiccante, quest’ultimo: sappiamo dove andare a stanarli, i più pericolosi fra i minorenni!

In ordine alfabetico, questura dopo questura da Alessandria a Verona, seguono resoconti meticolosi dell’attività dispiegata da «oltre 1.000 operatori della Polizia di Stato» per le strade; abbinati al computo di «973 profili social inneggianti all’odio e alla violenza fisica», due dei quali segnalati per l’eventuale oscuramento. Un lunedì da leoni, dunque, peccato che le gazzette di regime non siano in grado di raccontarci il segno indelebile che ha tracciato sui confini tra il bene e il male nella penisola. Purtroppo a nostra insaputa, abbiamo vissuto l’esordio sincronizzato dell’offensiva che passerà alla storia, con sprezzo del ridicolo, sotto il nome di «antimaranza». Salutata dai ministri competenti con autoelogi degni dell’evento: «Davanti alla criminalità non indietreggeremo mai».

Orbene, la guerra ai ragazzini in nome della sicurezza pubblica è una delle poche guerre, forse l’unica praticabile senza perdite, attraverso cui la destra di governo calcola di riuscire a mantenere il proprio consenso. Li chiamano maranza – non importa se siano in maggioranza italiani e da quante generazioni – per additarli corpo estraneo alla nazione. In un paese la cui età media rasenta i cinquant’anni e un abitante su quattro è over 65, i giovani divengono un’esigua minoranza da sorvegliare come straniera in patria. Altro che le campagne benpensanti contro i “capelloni” ai tempi lontani del Baby Boom.

Ora siamo nel tempo delle Baby Gang, c’è un solo adolescente per ogni 15 residenti e l’adolescenza, per sua natura ribelle, costituisce di per sé una minaccia. Tanto che alcuni parlamentari della maggioranza, non paghi, invocano l’abbassamento alla soglia di 13 anni della punibilità. Dal decreto Caivano in poi nelle carceri minorili si registra per la prima volta sovraffollamento. Con quale beneficio sociale, è sotto gli occhi di chiunque voglia vedere. Ma chi invece viene indotto a voltare la testa pensando che basti per vivere in pace magari si compiacerà di quel numero – 539 giovani arrestati in un solo lunedì – senza indagare cosa succeda dal martedì in poi.

La messinscena bellica pianificata all’interno di una società impoverita e spaventata funziona da surrogato, buono per distrarci dalle grandi guerre terribili che ci circondano, alle quali vorremmo rimanere estranei. Nella condensa dei furori di popolo pure la questione giovanile, come l’immigrazione, si riduce a emergenza criminale. Oltretutto i giovani neanche votano.

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