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"Natura fascista e genocida": Díaz-Canel contro la stretta di Trump sul petrolio, la Cina si schiera con Cuba

"Natura fascista e genocida": Díaz-Canel contro la stretta di Trump sul petrolio, la Cina si schiera con Cuba

Politica estera

01/02/2026

da L'Antidiplomatico

Redazione

Con i rifornimenti ridotti a un terzo del fabbisogno, l'ordine esecutivo di Trump punta a chiudere l'ultimo spiraglio. La Cina: "Nessuna sanzione deve privare un popolo del diritto a sopravvivere"

Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha definito "fascista, criminale e genocida" la nuova escalation dell'amministrazione Trump contro l'isola, dopo la firma di un ordine esecutivo che minaccia dazi del 30% sui beni provenienti da paesi che vendano o forniscano petrolio a Cuba. Per il leader caraibico, si tratta dell'ennesima mossa di una "cricca" che ha "dirottato gli interessi del popolo statunitense per fini puramente personali", con l'obiettivo dichiarato di strangolare l'economia nazionale sotto il pretesto infondato che l'isola rappresenti una "minaccia insolita e straordinaria" alla sicurezza nazionale statunitense.

"Sotto un pretesto ingannevole, privo di argomenti e propagandato da chi fa politica arricchendosi sulla sofferenza del nostro popolo, Trump cerca di soffocare Cuba imponendo tariffe a nazioni che liberamente commerciano petrolio con noi", ha tuonato Díaz-Canel, smascherando quella che definisce l'ipocrisia di Washington: "Non dicevano che il blocco non esisteva? Dov'è finita la favola dei segretari di Stato e dei loro pagliacci secondo cui si tratterebbe solo di un 'embargo commerciale bilaterale'?". A rincarare la condanna è stato il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez, che ha parlato esplicitamente di un tentativo statunitense di imporre "un blocco totale sulle forniture di carburante" all'isola, ricorrendo a "ricatti e coercizione" per costringere altri paesi a partecipare a una politica universalmente condannata, in palese violazione delle regole del libero commercio.

Il contesto energetico cubano rende queste minacce particolarmente gravi. L'isola necessita quotidianamente di circa 110.000 barili di petrolio. Fino a poche settimane fa, il principale fornitore storico era il Venezuela, che nel 2025 garantiva circa 27.000 barili al giorno; questa fonte si è però interrotta bruscamente in seguito al rapimento del presidente Nicolás Maduro avvenuto lo scorso 3 gennaio. Messico e Russia hanno cercato di colmare parzialmente il vuoto, con flussi oscillanti tra i 6.000 e i 12.000 barili giornalieri da parte messicana e circa 6.000 da parte russa, secondo i dati dell'Università del Texas. Proprio su questi partner Washington ha intensificato le pressioni nelle ultime settimane, segnalando apertamente Cina, Russia e Iran come obiettivi prioritari delle nuove sanzioni.

Da Pechino è arrivata una netta presa di posizione a sostegno dell'Avana. Nel corso di una conferenza stampa, il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun ha ribadito l'opposizione cinese "a qualsiasi azione inumana che privi il popolo cubano dei suoi diritti alla sussistenza e allo sviluppo", condannando le misure unilaterali statunitensi come strumenti di ingerenza inaccettabile negli affari interni di uno Stato sovrano. "La Cina sostiene fermamente Cuba nella difesa della sua sovranità e sicurezza nazionali e si oppone all'interferenza esterna", ha dichiarato Guo, ricordando come il suo paese abbia sempre invocato nei forum internazionali la fine del blocco economico USA, considerato un aggravante della crisi umanitaria e una violazione del diritto internazionale. Negli ultimi anni, Pechino e L'Avana hanno intensificato la cooperazione in ambito commerciale, finanziario e umanitario, con consegne regolari di beni essenziali e assistenza economica.

Intanto Cuba attraversa una delle fasi più drammatiche della sua storia recente, stretta tra penuria cronica di carburante, blackout ricorrenti, carenza di alimenti e medicinali e un crollo della produzione interna. Le autorità dell'isola attribuiscono questa situazione soprattutto all'inasprimento del blocco statunitense, aggravato da fattori strutturali interni e dagli strascichi della pandemia. In oltre sessant'anni, i danni accumulati a causa delle restrizioni USA hanno superato i 170,677 miliardi di dollari, un fardello che, secondo L'Avana, si fa sempre più insostenibile con ogni nuova misura coercitiva varata a Washington. Mentre l'inverno energetico si fa rigido nelle strade cubane, il confronto diplomatico intorno al diritto di un popolo a sopravvivere si acuisce, con Pechino che si erge a difensore di un principio che definisce inalienabile: nessuna sanzione deve colpire la dignità di una nazione intera.

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