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«Morti per scelte fatte e mancate». Il papa ammonisce l’Europa

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Politica Italiana

05/07/2026

Il Manifesto

Luca Kocci

Parole al vento Leone si è sottratto all’invito di Trump scegliendo Lampedusa per l’Indipendence day. Al tycoon ricorda il dovere «dell’accoglienza»

Dal Vaticano «all’estremo lembo d’Europa nel mar Mediterraneo», da dove «si vede meglio la chiamata epocale che il fenomeno migratorio rivolge alle società europee». Così ha spiegato papa Leone XIV il senso del viaggio di ieri a Lampedusa, sulle orme del predecessore Francesco che per la sua prima trasferta dopo l’elezione scelse l’isola siciliana (8 luglio 2013), da dove denunciò la «globalizzazione dell’indifferenza».

PREVOST non è stato da meno, compiendo gesti e pronunciando parole che hanno evidenziato le responsabilità di un sistema economico iniquo, messo sul banco degli imputati trafficanti di esseri umani e scelte politiche di chi erige muri e respinge i migranti, rilanciato i comandamenti evangelici del soccorso e dell’accoglienza. Tutto in una giornata particolare, il 4 luglio, mentre al di là dell’Atlantico Trump celebrava a suo modo i 250 anni dall’indipendenza degli Stati Uniti, che anche il pontefice nato a Chicago ha voluto ricordare con una lettera a Washington: «La difesa della vita umana comprende anche l’accoglienza, la protezione e l’assistenza agli immigrati, le cui speranze, i cui sacrifici e il cui contributo fanno parte della storia di questo Paese fin dai suoi inizi».

PAPA LEONE è atterrato alle 9 all’aeroporto dell’isola, dove gli è toccato salutare anche il sottosegretario Mantovano e il presidente della regione Sicilia Schifani. Prima tappa al “cimitero dei senza nome” per una preghiera e la deposizione di una corona di fiori sulle tombe dei migranti, contrassegnate da croci ricavate dal legno delle barche naufragate: «In questo luogo – si legge all’ingresso – riposano musulmani e cattolici, vecchi e giovani, neri e bianchi. Tutti migranti morti in mare in cerca della libertà». Poi alla Porta d’Europa, l’opera dell’artista Mimmo Paladino collocata sul punto più a sud dell’isola. Terza tappa al molo Favaloro, punto di approdo delle barche che riescono ad arrivare a Lampedusa: l’ultima la scorsa notte, con 17 persone a bordo soccorse dalla guardia costiera. Qui, dopo aver parlato con una ventina di migranti ospitati nell’hotspot, Prevost ha scoperto la targa che rinomina la struttura «molo papa Francesco. Luogo di approdo, speranza e umanità».

DOPO UN GIRO DELL’ISOLA sulla stessa papamobile utilizzata da Bergoglio nel 2013, la messa al campo sportivo con 4mila persone. Una donna africana con un cartello scritto a mano: «Pope Leo: look beyond the sea to the libyan hell» («papa Leone: guarda oltre il mare, verso l’inferno libico»). «Il Vangelo risuona dove i popoli si incontrano, le persone si accolgono, le loro vicende si intrecciano, le diverse culture si pongono in dialogo. Diventa muto, invece, dove ognuno fa di sé stesso un’isola, dove il contatto è evitato, lo scambio è interrotto», ha detto nell’omelia, rileggendo la parabola del buon samaritano, l’unico che non «passa oltre» e che soccorre l’uomo lasciato mezzo morto lungo la strada da Gerusalemme a Gerico, che rappresenta il Mediterraneo. «C’è chi sceglie di non farsi prossimo e chi decide di non decidere – ha aggiunto -. I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate.

Il disinteresse per il bene comune e la corruzione nei luoghi di provenienza, un sistema economico mondiale che genera povertà ed esclusione, la paura che alimenta pregiudizi e disprezzo, l’idea che tali problemi non ci riguardano, i calcoli criminali di chi lucra sul dramma altrui, il lento e difficile passaggio da una mera gestione delle emergenze all’elaborazione di politiche organiche e condivise: tutto questo riproduce oggi, del racconto evangelico, la fretta di passare oltre». E ancora: c’è chi «ha paura di contaminarsi nel contatto con gli altri negando così, persino davanti a sofferenza e morte, la comune origine in Dio, l’infinita dignità di ogni essere umano».

ALLA FINE il richiamo alla politica: l’Europa deve «affrontare la crisi in modo organico, inserendo il primo soccorso in un piano strategico di lungo periodo, capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e, nello stesso tempo, lavorando per lo sviluppo così che nessuno sia costretto a emigrare. Tutto questo vigilando sul rispetto della dignità di ogni persona. È un compito delle istituzioni pubbliche ma anche di tutta la società civile e della Chiesa». Alla messa c’era anche Denny Castiglione, capomissione dell’ong Mediterranea: «I governi europei sapranno ascoltare l’appello del papa?».

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