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Minori scomparsi: 2.900 bambini di Gaza persi tra le macerie

Minori scomparsi: 2.900 bambini di Gaza persi tra le macerie

Politica estera

26/05/2026

da Remocontro

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Giornata internazionale dei bambini scomparsi. Nada Nabil, direttrice del Centro Palestinese per gli scomparsi e le vittime di sparizione forzata. “2.900 sono bambini. Quasi 2.700 i cui corpi sono intrappolati sotto le macerie, mentre di altri circa 200 si sono perse le tracce in varie zone della Striscia. Vittime di arresti, detenzioni, rapimenti contro la propria volontà) da parte dell’esercito israeliano o di attacchi che hanno reso impossibile il recupero dei loro corpi nelle strade”.

Giornata internazionale dei minori scomparsi

InsideOver ha scelto di accendere i riflettori sull’infanzia perduta di Gaza. Qui i bambini sono le vittime più fragili di un conflitto che, nonostante il cessate il fuoco in vigore da ottobre, mantiene la Striscia in uno stato di paralisi, senza il ritiro totale delle truppe e l’avvio della ricostruzione. «Molti bambini si sono persi mentre si dirigevano verso zone ad alto rischio per attendere gli aiuti alimentari, spinti da livelli estremi di carestia», spiega Nada Nabil. «Ad oggi, più indizi suggeriscono che sia stato sottoposto a detenzione segreta e sparizione forzata». Altri bambini i cui genitori sono stati uccisi o gravemente feriti costretti a farsi carico del sostentamento delle proprie famiglie, finendo uccisi dal fuoco dei carri armati o da colpi indiscriminati. «I loro corpi sono rimasti in ‘zone rosse’ inaccessibili ai familiari», prosegue la direttrice del centro.  Ci sono poi quelli ‘svaniti’ nel caos degli sfollamenti o in seguito di attacchi contro i propri nuclei familiari.

Scomparsi anche i loro volti

«Nel resto del mondo, il volto di un bambino scomparso rimbalza sugli schermi dei telegiornali, foto e appelli affisso sui pali della luce e alle fermate degli autobus. Ogni dettaglio viene impresso nella memoria pubblica perché nessuno smetta di cercarlo. A Gaza, invece, le fotografie dei minori scomparsi restano sepolte sotto i resti di case polverizzate dai bombardamenti. Non ci sono appelli in TV, perché le TV non hanno più segnale. Non ci sono manifesti, perché non ci sono più muri integri su cui attaccarli. La ricerca non avviene tramite un database internazionale, ma attraverso il passaparola tra le tende degli sfollati, basato su racconti frammentari di chi ha visto un bambino sparire dietro l’angolo di un vicolo e non fare più ritorno», denuncia e piange Gaia Bonomelli.

Gli ostacoli per contare gli scomparsi

I bombardamenti hanno distrutto oltre il 70% delle abitazioni e delle infrastrutture civili in tutta Gaza, provocando l’accumulo di oltre 70 milioni di tonnellate di macerie, sotto alle quali potrebbero trovarsi anche numerosi bambini. I principali ostacoli che rendono difficile trovare e contare le persone scomparse «sono in primo luogo il rifiuto di Israele di comunicare i nomi dei detenuti a organizzazioni specializzate e il divieto di accesso alle prigioni per tutta la durata della guerra. il controllo militare israeliano su oltre metà della Striscia rende virtualmente impossibile la ricerca e la documentazione in queste aree, dove sospettiamo si trovino centinaia di scomparsi. E la grave carenza di macchinari pesanti impedisce la rimozione delle macerie e il recupero dei corpi per determinare la loro sorte».

La distruzione dei registri anagrafici

La cancellazione di intere famiglie dai registri anagrafici rende possibile che non sia rimasto più nessuno per denunciare la scomparsa dei propri cari. Anche la memoria digitale è stata annientata: migliaia di smartphone, contenenti le ultime immagini e le coordinate GPS dei dispersi, sono andati distrutti o sono stati confiscati ai checkpoint, mentre il buio dei blackout ha spento le telecamere di sorveglianza, cancellando le prove visive di raid e rapimenti. Nel frattempo, il blocco israeliano in corso ha impedito l’ingresso di nuove apparecchiature forensi, tra cui macchine per i test del DNA. «Sul fronte della documentazione, l’identificazione dei bambini tramite documenti di identità o test del DNA esula dal nostro mandato. La mancanza di questi test condanna molti minori, troppo piccoli per ricordare il proprio nome, a restare soli al mondo, pur avendo parenti in vita.

‘Bambini feriti senza familiari sopravvissuti’

Poi i cosidetti ‘Wounded Child No Surviving Family’ (WCNSF), l’acronimo coniato per definire i “bambini feriti senza alcun familiare sopravvissuto”. I test del DNA servono anche a dare un nome ai resti martoriati o decomposti di chi viene recuperato sotto le macerie, dei detenuti deceduti o delle salme prelevate dai cimiteri durante le operazioni militari. Ma a Gaza non sono disponibili queste apparecchiature, l’unico modo per identificare queste persone è che i parenti esaminino le fotografie dei corpi in decomposizione. Un processo non solo doloroso, ma anche complesso perché molto spesso i corpi vengono riconsegnati in uno stato di decomposizione tale da renderne difficile il riconoscimento. Non di rado le sepolture sono frettolose e avvengono in fosse comuni, senza poter attribuire un sesso, un’età o un nome alla persona.

«Israele rilasci i bambini detenuti»

Il tormento di molte famiglie. Bimbo e madre uccisi durante il tragitto verso casa, oppure arrestati e portati in un luogo sconosciuto? Come loro, tanti altri vivono lo stesso dramma. «Il posto naturale di un bambino è tra le braccia dei genitori e, persino nella morte, il suo posto è una tomba dove possa essere sepolto con dignità e visitato dai propri cari», conclude Nada Nabil.

  • «I bambini scomparsi di Gaza sono attualmente nascosti in luoghi ignoti o sepolti sotto milioni di tonnellate di macerie: nessuna delle due condizioni è accettabile. Sollecitiamo la comunità internazionale a fare pressione su Israele affinché rilasci tutti i bambini detenuti e chiediamo l’ingresso immediato di macchinari pesanti per consentire il recupero e la degna sepoltura dei resti ancora intrappolati sotto i detriti».
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