12/02/2026
da Remocontro
Il cancelliere Merz contrario alla proposta di debito comune francese, con Meloni si arrocca sulla supremazia degli ‘Stati-nazione’. ‘Asse Roma-Berlino’ di infausta memoria, più il Giappone di Ro-Ber-To? Illusione del ‘momento unitario Groenlandia’, mentre Macron mette in guardia sull’apparente ritirata di Trump, che già prepara nuove minacce, a cominciare dalla regolazione Ue del digitale per le multinazionali Usa.

Merz-Macron gemelli perdenti
Macron rilancia gli eurobond (1.200 miliardi, più del grande prestito del Covid o dell’ultima tranche di aiuti all’Ucraina) per finanziare ‘Intelligenza artificiale, quantistica, difesa, spazio, semi-conduttori e robotica’. «In tutti questi settori, investiamo molto meno di Cina e Stati Uniti», ha detto Macron, aggiungendo: «Se l’Ue non farà nulla nei prossimi tre-cinque anni, sarà spazzata via da questi settori». Ma c’è già la netta contrarietà della Germania, negli scontri tra il presidente francese e il cancelliere tedesco Merz, perdenti in casa che cercano di salvarsi all’estero. Mentre la Commissione, per aggirare l’ostacolo dei veti incrociati, si appella ad un’Europa a più velocità, «la cooperazione rafforzata permessa dai trattati». Con una nuova intesa Italia-Germania sulla scia degli ‘Stati Nazione’ di non felice memoria, ma più ‘atlantici’ della irrequieta Francia.
Europa variabile solo in geometria?
«Un’Europa a geometria variabile in realtà sta nascendo poco per volta, anche con estensioni al di fuori della Ue», segnala Anna Maria Merlo. Con molte formule da Risiko: ‘E3’ per la politica estera (Francia, Germania, Gran Bretagna); ‘E6’ per l’economia (i 5 più grossi più l’Olanda). Oltre ai ‘Volonterosi’ armati pro Ucraina. Da ricordare che l’euro o Schengen non comprendono tutti i membri Ue e possono andare al di là della Ue. Sarà questa la strada che prenderà l’Europa dei capitali? Impietoso manifesto: «Gli stati non vogliono perdere il controllo sui risparmi nazionali, con il risultato che i soldi degli europei sono investiti negli Usa e tolgono risorse finanziarie all’Europa».
Leaders delle sconfitte
Groenlandia a parte – e tutta ancora da verificare -, l’ultimo anno è stato una sequenza di sconfitte europee. Elenco crudele: l’offensivo discorso del vice-presidente Vance che ha preso di mira i ‘valori europei’; l’umiliazione sui dazi della presidente della Commissione ricevuta al golf scozzese di Trump; fino alla pubblicazione della dottrina sulla sicurezza Usa dello scorso dicembre. Con Zelensky che chiede miliardi mentre ci ricorda che «Putin teme Trump ma non ha paura della Ue». E certe minacce non credibili: tra il ‘bazooka’ -il meccanismo anti-coercizione- e l’ipotetica vendita dei buoni del tesoro Usa. La guerra vera sul fronte atlantico.
Industrial Acceleration Act
Promesso per il 25 febbraio un ‘Industrial Acceleration Act’, reindustrializzazione che dovrebbe fare riferimento, senza dirlo espressamente, a un meccanismo di ‘compra europeo’ per gli appalti pubblici e requisiti di origine europea. In preparazione anche una road map sul mercato unico, che ha bisogno di riforme: l’avvertimento dell’Fmi, secondo cui la frammentazione delle regole nella Ue equivale a dazi al 45% per i beni e al 110% per i servizi. «Ci sono difatti grandi ambiguità e nessuno Stato ne è esente», l’ammonimento corretto.
‘Made in Europe’
La Francia sta anche facendo pressione per ottenere una politica di preferenza europea, ‘Made in Europe’, che favorisca i prodotti di origine europea negli appalti pubblici. Macron difensore dell’autonomia strategica e della preferenza europea per recuperare un po’ di popolarità, ma i fatti sono diversi. «Il progetto franco-tedesco Scaf per un aereo da combattimento è allo stallo per le rivalità tra Dassault e Airbus Germania, mentre l’Italia vorrebbe portare Berlino nel Global Combat Air Programme, con Gran Bretagna e Giappone», sempre Anna Maria Merlo.
Stati Nazione più burocratici di Bruxelles
Il recente riavvicinamento di Italia e Germania sulla spinta a un maggiore potere degli Stati può essere letto come una sfida anti-francese ma soprattutto come una pressione per ridimensionare le ambizioni ambientali e sociali della Ue. I paesi del nord scettici di fronte all’ipotesi di un ‘compra europeo’, temono nuovi conflitti commerciali e una scelta di isolamento. «La Commissione ha già presentato una decina di ‘pacchetti’ per la semplificazione delle norme (una limitazione delle protezioni), ma nessuno ricorda che la maggior parte della burocrazia soffocante è dovuta agli stati-nazione e non a Bruxelles».
Basta diagnosi, serve la cura
Un alto funzionario dell’Ue ha dichiarato che il tempo delle diagnosi è finito e che i leader devono ora adottare ‘misure concrete’ per portare avanti l’agenda economica dell’Ue. Ma raggiungere il consenso sarà difficile. Il motore franco-tedesco dell’Ue è ‘in affanno’,se non addirittura morto, e Parigi si trova ora a dover affrontare una nuova alleanza tra Berlino e Roma. Il 23 gennaio, Germania e Italia hanno concordato di coordinare le loro spinte alla deregolamentazione dell’industria. Molto più incerta la futura intesa sull’Ucraina. E non solo per gli ‘eurobond’ francesi.
Realtà e velleità strategiche
L’Italia, terza economia dell’Ue, si è schierata con la Germania, ma lo stesso ‘alto funzionario dell’Ue’ ha osservato che il prestito congiunto rimane un’opzione, dopo quello della fine del 2025 per sostenere l’Ucraina. Secondo il rapporto di Draghi del 2024, il fabbisogno si aggirava tra i 750 e gli 800 miliardi di euro all’anno.
- «C’è un debito europeo sui mercati, che abbiamo appena aumentato di 90 miliardi lo scorso dicembre». E la crisi europea, cambiano le occasioni, sempre alla infinita guerra ucraina torna, senza riuscire a risolvere le contraddizioni interne di e certe velleità ‘volonterose’ molto sospette che di fatto la prolungano il massacro senza poterne cambiare il risultato finale.

