28/04/2026
da Il manifesto
Europa Il cancelliere ai ferri corti anche con Von Der Leyen
«La leadership iraniana sta umiliando gli Stati uniti». Sono durissime le parole di Friedrich Merz sulla crisi di Hormuz all’indomani dell’attentato a Donald Trump. Il cancelliere tedesco prende le distanze dalla linea americana sul conflitto con l’Iran, quando dichiara che agli Usa «manca una strategia convincente» e che «non basta entrare in questi conflitti, bisogna anche poterne uscirne». Merz ricorda che gli europei e Berlino non sono stati consultati prima dell’attacco americano contro Teheran, portato avanti da Trump insieme a Israele. «Se avessi saputo che la situazione sarebbe continuata così per cinque o sei settimane e che sarebbe progressivamente peggiorata, avrei parlato in modo ancora più categorico», aggiunge Merz.
Il messaggio a Trump segnala la sempre maggiore volontà tedesca di ridefinire il proprio posizionamento sullo scenario internazionale. Ma un problema c’è anche con Bruxelles. Riguardo a Hormuz, il cancelliere è in dissenso con Ursula von der Leyen, guida della Commissione Ue ed esponente del suo stesso partito. Di fronte all’ipotesi di un uso più flessibile delle sanzioni come leva negoziale nei confronti di Teheran, prospettato da Merz venerdì scorso dal summit dei leader a Cipro, la presidente della Commissione ha ribadito una linea opposta. È ancora «troppo presto» per qualsiasi allentamento nei confronti dell’Iran, ha affermato, condizionando poi ogni eventuale concessione europea ai cambiamenti da parte del regime degli ayatollah, in particolare sul piano dei diritti umani.
Il contrasto tra Merz e von der Leyen è in realtà un tassello della tensione più strutturale tra Berlino e Bruxelles. All’interno del partito del cancelliere, la Cdu/Csu riunita in questi giorni a congresso, cresce l’irritazione verso la Commissione Ue, percepita come troppo distante dalla indicazioni di partito, e autonoma nella sua strategia internazionale ed economica. Ne è prova la bozza di un documento preparato dai parlamentari Cdu del Bundestag, che circola all’interno del partito democratico-cristiano tedesco e che stando alle indiscrezioni di stampa potrebbe essere finalizzato oggi stesso. Secondo le anticipazioni della testata Politico.eu, nella bozza figura la proposta di mettere l’esecutivo Ue sotto la supervisione di un organo di controllo con il potere di bloccare le iniziative legislative, se necessario, come anche di restringere i poteri delle istituzioni comunitarie, magari attraverso la riduzione operativa dei funzionari di Bruxelles.
Obiettivo di fondo è lo smantellamento della burocrazia, terreno su cui von der Leyen starebbe procedendo troppo lentamente, secondo la Cdu, nonostante i molti interventi di deregolamentazione messi in campo dalla presidente della Commissione, anche rispetto al Green Deal. Il gruppo parlamentare conservatore avrebbe messo nero su bianco una lista di 27 richieste alla Commissione europea per ridurre gli oneri amministrativi e normativi a livello Ue.
La richiesta arriva proprio mentre in Germania, tra gli alleati della Grosse Koalition di governo, infuria il dibattito sul debito, vincolato dal freno inserito in costituzione, lo Schuldenbremse. La Spd del ministro delle finanze, il socialdemocratico Lars Kingbeil, vorrebbe allentarlo in modo da ricavarne più margine di spesa, mentre la Cdu è contraria in nome del rigore fiscale.
Al nuovo indebitamento, i conservatori del cancelliere Merz contrappongono la ricetta dell’austerity, con tagli alla spesa e riforme. Ed è questa la linea che proiettano anche da Berlino su Bruxelles: chiedono a von der Leyen di liberare risorse con risparmi a livello Ue.

