27/03/2026
da Il Manifesto
Il caso Per l’Italia taglio della crescita nel 2026. Istat: crolla la fiducia dei consumatori. Ocse: Pil allo 0,4%, inflazione al 2,4% e guerra, la tempesta perfetta che scuote il governo
L’economia non aiuterà Meloni a ricostruire un’immagine da leader vincente che lei stessa ha distrutto con la sconfitta al referendum sulla giustizia. Anzi, minaccia di metterla sulla graticola nel prossimo anno. Lo dimostrano le stime pubblicate ieri dall’Ocse che ha operato un drastico taglio alla crescita del Pil in l’Italia: appena lo 0,4% per il 2026 (con una riduzione di 0,2 punti percentuali rispetto alle stime di dicembre) e dello 0,6% per il 2027 (in calo di 0,1 punti). La crescita dello 0,4%, definita «debole», si regge solo ed esclusivamente grazie al Pnrr, senza il quale il paese scivolerebbe immediatamente in territorio negativo. Potrebbe accadere presto, visto che il Pnrr finirà a giugno mentre non chiaro quanti soldi il governo riuscirà a spendere. Meloni ha preso un’economia che doveva spendere circa il doppio del piano Marshall (194 miliardi di euro) ed è riuscita a portarla in zona-pericolo. Non era facile, ma sta accadendo.
QUELLE DELL’OCSE sono cifre crudeli per chi, come Meloni, ha speso tre anni e mezzo a vantare le virtù dell’immaginaria “Nazione” che governa. Sono la pena del contrappasso per l’opportunista che si è ritirata sotto l’ombrello trumpiano, salvo scoprire di essere stata morsa da una vipera che ha iniettato il veleno nel corpo di un’economia già in stagnazione. Ora, si parla di recessione.
IL GOVERNO MELONi vede avvicinarsi all’orizzonte anche l’aumento dell’inflazione. L’Ocse l’ha rivista al rialzo per l’Italia: al 2,4% per il 2026, con un balzo di ben 0,7 punti rispetto alle precedenti previsioni, mentre per il 2027 il dato è confermato all’1,8%. È un altro effetto dello shock energetico prodotto dal caos militare scatenato da Trump. Non solo. L’economista dell’Ocse Asa Johansson ha evidenziato come l’aumento dei prezzi dell’energia stia colpendo i consumi. La tendenza è stata registrata ieri dall’Istat. A marzo c’è stato un crollo nella fiducia dei consumatori: da 97,4 a 92,6 punti. È il dato peggiore dall’ottobre 2023, uno degli effetti del clima di guerra e dell’incertezza sulle bollette di luce e gas. «Lunedì – ha ricordato Massimiliano Dona dell’Unione Nazionale Consumatori – Arera aggiornerà i prezzi delle bollette della luce del secondo trimestre e saranno guai per i vulnerabili. Il governo ha messo la sordina su un problema che sta preoccupando i consumatori».
METTIAMO in prospettiva la tendenza emersa ieri dai dati Ocse e da quelli Istat. Ad aprile si dovrà presentare il Documento di Finanza Pubblica (Dfp). Da quando è in carica il governo Meloni è rimasto nella norma: in un documento, alquanto volatile, ha scritto fino ad oggi diverse panzane, in gran parte smentite. Considerato il rivolgimento della congiuntura avvenuto con la guerra in Iran, l’esecutivo potrebbe essere costretto a rivedere in corsa l’impostazione pluriennale. La riduzione della crescita allo 0,4% cambia il denominatore nel rapporto Debito/Pil, causandone un peggioramento. Significa più tagli lineari per rispettare i sacri vincoli del «Patto di Stabilità e Crescita». Il governo ha già programmato 12 miliardi di tagli alla spesa di ministeri e enti locali all’anno. Potrebbero aumentare.
UN AUMENTO dell’inflazione al 2,4% non solo eroderebbe il potere d’acquisto, ma incrementerebbe la spesa pubblica per interessi sui titoli di Stato indicizzati. Quindi: addio all’uscita anticipata dalla procedura europea di infrazione per deficit eccessivo attesa il prossimo 22 aprile dai dati Eurostat. Già oggi non è possibile: per l’Istat siamo sopra il fatidico 3% (3,1%, dice l’Istat). Meloni, e il ministro dell’economia Giorgetti, sperano nell’abbassamento di qualche decimale. Un governo che invoca i numeretti: non proprio l’immagine di una forza politica. Soprattutto se confrontata con la media europea, che non è florida. Per l’Ocse l’Eurozona crescerà dello 0,8%, il doppio dell’Italia. Maggioranza e governo ieri non hanno commentato. È la legge-Meloni: tacere, o parlare d’altro. L’unico intervento da segnalare ieri da parte di Meloni è stato quello in cui ha celebrato un successo nella rimodulazione dei fondi europei per la coesione: 7 miliardi di euro per realizzare alloggi a prezzi calmierati e interventi sul fronte idrico ed energetico. Siamo alla vendita delle pentole:a metà del 2025 l’Italia aveva speso solo l’8% dei 74 miliardi di Fondi Ue.

