12/10/2026
da Left
Liste bloccate, premio di maggioranza e indicazione del capo dell’esecutivo: per i Giuristi democratici, la riforma targata Meloni stravolge gli equilibri costituzionali e comprime il pluralismo. Si lavora ai ricorsi
Questa volta i governanti fascisti hanno detto la verità: con l’approvazione della legge elettorale “inizia la Terza Repubblica”. Intendono rivendicare che è stato assestato un colpo serio alla Repubblica fondata sulla Costituzione nata dalla Resistenza. Con una legge certamente incostituzionale. La quale intende modificare, con una legge ordinaria, gli equilibri della forma di governo parlamentare. La legge elettorale nasconde una profonda trasformazione costituzionale, senza una espressa revisione di essa. Si rafforza, in questo modo, il neoliberismo autoritario, espressione diretta dell’aggressività del capitalismo in crisi. Il governo ci ha già imposto le cosiddette “leggi sicurezza”, che prevengono e reprimono il conflitto , perché il governo teme che il dissenso e il disagio sociale possano avere uno sbocco alternativo. Le “acampade” spagnole, i moti francesi, l’elezione di sindaci antisistema negli Usa come a Berlino, a Manchester, a Graz, ecc. sono fiammelle, per quanto ancora fievoli, che tentano di bloccare l’onda nera fascista che sta nascendo dalla connessione tra centrismo ed estrema destra. Rinasce, pian piano, la concezione di “spazio pubblico”, do “comune”, di “mutualismo conflittuale”, di autogestione. La Meloni risponde, , riprendendo e peggiorando anche gli errori compiuti dal centrosinistra, con le tecniche della democrazia “decidente”, rovesciando il rapporto Parlamento/governo, abbattendo il pluralismo.
È la democrazia del “capo”, che concentra il potere nel vertice dell’esecutivo. Un “cesarismo regressivo”, come scriveva Gramsci. L’apice della verticalizzazione del potere è proprio nell’arbitrio di costruire una legge “truffa” ad personam, solo per “vincere” le elezioni, in base ai sondaggi quotidiani, contro ogni normativa internazionale che vieta il varo di leggi elettorali a pochi mesi dal voto. Elettrici ed elettori, in tal modo, non sono protagonisti ma sudditi. È un colpo di stato, che avrebbe preteso una lotta più preoccupata e più aspra da parte della intellettualità democratica, partitica e sindacale. Come Giuristi democratici stiamo già preparando i ricorsi alla Corte Costituzionale. I profili di incostituzionalità sono molti. Ne ricordo solo due, che ritengo evidenti. Innanzi tutto le liste bloccate insieme ad un esorbitante premio di maggioranza su base nazionale.
La sentenza della Corte Costituzionale del 2014 prescrive che le liste bloccate devono riguardare solo una parte dei seggi e il numero dei candidati deve essere così ridotto da «garantire l’effettività e la conoscibilità». Non entro nei particolari tecnico/giuridici. La legge è una vera truffa, perché l’elettore non conoscerà le persone candidate e non potrà scegliere consapevolmente. Il secondo ordine di problemi riguarda il presidente del Consiglio La legge impone alle coalizioni di indicare la persona proposta. Ma non è compatibile con le prerogative costituzionali del presidente della Repubblica. Gli articoli 92 e 67 della Costituzione sono travolti. La realtà è che la legge Meloni è una legge truccata sul premierato. Fatto passare attraverso una legge elettorale, legge ordinaria. Ho citato solo due profili di incostituzionalità, gravissimi, tra i tanti. Speriamo nella Corte Costituzionale. Left farà la sua parte di inchiesta, controinformazione, lotta.

