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Medio Oriente: gli attacchi dell’Iran hanno causato miliardi di euro di danni alle basi Usa

Medio Oriente: gli attacchi dell’Iran hanno causato miliardi di euro di danni alle basi Usa

Politica estera 

08/07/2026

da Pagine Esteri

Redazione

Washington starebbe pensando di ridurre la presenza militare nei paesi arabi e di spostare alcune basi in territorio israeliano

Secondo un’inchiesta pubblicata nei giorni scorsi dal quotidiano statunitense “Wall Street Journal”, gli attacchi sferrati con missili e droni dall’Iran tra febbraio e giugno scorsi, in risposta all’aggressione militare di Washington e Tel Aviv, hanno causato danni molto più gravi di quanto sinora ammesso dal Pentagono ad almeno 20 diverse installazioni militari statunitensi in Medio Oriente, incluso il quartier generale della Quinta Flotta della Marina Usa in Bahrein.

Proprio presso quest’ultima base, secondo l’inchiesta, sono stati distrutti o gravemente danneggiati il quartier generale, una dozzina di edifici e due terminali per comunicazioni satellitari. Il Pentagono ha affermato che non vi sono state vittime nella base e che le operazioni non sono state compromesse in modo significativo, pur avendo evacuato gran parte del personale. Secondo le stime riportate dal giornale, però, la ricostruzione degli edifici danneggiati in Bahrein costerebbe circa 400 milioni di dollari.

Complessivamente, secondo uno studio realizzato dal “Center for Strategic and International Studies”, i danni subiti da tutte le basi statunitensi nella regione ammonterebbero a una cifra compresa tra i 2,2 e i 5,1 miliardi di dollari.

L’inchiesta conclude che il conflitto ha evidenziato l’eccessiva vulnerabilità delle installazioni militari tradizionali di fronte alle minacce rappresentate dai moderni missili e droni di precisione in dotazione alle forze armate iraniane.

Stando ad alcune fonti citate dal “Wall Street Journal”, il dipartimento della Guerra Usa sta valutando una revisione della propria presenza nella regione, con l’ipotesi di ridurre il personale in Kuwait e in Arabia Saudita, spostare alcune funzioni più a ovest e rafforzare o interrare i centri di comando per renderli meno sensibili ad eventuali nuovi attacchi. Il Pentagono starebbe addirittura pensando di spostare alcune delle sue basi mediorientali in territorio israeliano.

A citare la necessità di mettere al riparo le proprie basi in territorio israeliano è stato l’ex capo del Comando Centrale degli Stati Uniti (CentCom), il generale Frank McKenzie. «Nessuno sano di mente metterebbe mai il quartier generale avanzato del Centcom a 160 km dall’Iran, [in Qatar], eppure è proprio lì che si trova», ha dichiarato l’ex comandante al Jewish Institute for National Security of America, riferendosi alla base militare di al-Udeid.

McKenzie, che è stato il più alto ufficiale militare responsabile delle forze statunitensi in Medio Oriente dal marzo del 2019 all’aprile del 2022, ha affermato che lui e altri funzionari dissero all’amministrazione Biden che la costellazione di basi statunitensi intorno a Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Qatar e Bahrein era vulnerabile agli attacchi iraniani e che le forze statunitensi avrebbero dovuto essere dislocate in Occidente, incluso Israele. «Abbiamo proposto all’amministrazione Biden di valutare la possibilità di spostare le basi militari in Israele e in Egitto», ha raccontato McKenzie aggiungendo che l’amministrazione Biden ha respinto “categoricamente” l’idea. Ora però almeno una parte dell’establishment militare e politico statunitense sarebbero maggiormente inclini a ristrutturare lo schieramento militare di Washington in Medio Oriente dopo i gravi danni provocati dalle rappresaglie iraniane.

La Repubblica islamica ha preso ripetutamente di mira il Bahrein – sede della Quinta Flotta statunitense – il Qatar – sede del quartier generale del Comando Centrale degli Stati Uniti – e le basi aeree in Kuwait e negli Emirati Arabi Uniti. Sono state colpite anche altre basi, comprese quelle in Iraq e in Arabia Saudita. 

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