30/10/2026
da La Notizia
Sciopero generale contro il carovita che la manovra ignora: tra salari erosi dall’inflazione e risorse in deficit per la difesa. Inflazione su del 4,2 e salari del 2,5: Usb sciopera contro il carovita, Salvini precetta i trasporti, la manovra premia i redditi alti
Due risposte in due giorni, e nessuna alla domanda. Martedì 27 ottobre il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit) di Matteo Salvini ha precettato treni, aerei, taxi e trasporto locale per lo sciopero generale di venerdì su raccomandazione della Commissione di garanzia sugli scioperi, che invoca la franchigia dei Santi e dei morti. Mercoledì il Consiglio dei ministri ha approvato la legge di bilancio 2027, che contro il carovita, cioè il motivo dello sciopero, schiera come misura bandiera uno sconto fiscale per chi guadagna più di 50mila euro.
L’Unione sindacale di base (Usb), che ha indetto lo stop con altre sigle di base, il secondo sciopero generale del mese dopo quello del 2 ottobre, alla precettazione ha risposto con due righe: “Un ordine sbagliato e illegittimo, al quale disobbediamo”. Disobbedire costa. La stessa Usb quantifica le sanzioni individuali fra 500 e 1.000 euro e infatti nei trasporti si aspetta adesioni vicine allo zero. La piattaforma, secondo il Post, chiede stipendi agganciati al costo della vita, anche con il ritorno della scala mobile, bollette e affitti più bassi, Iva ridotta sui beni di prima necessità, più soldi a sanità e istruzione al posto delle spese militari.
Il conto che la Manovra salta
Il carovita ha numeri ufficiali. A settembre l’Istat ha misurato l’inflazione al 4,2 per cento, dal 3,3 di agosto, con gli energetici regolamentati a +25,9 per cento su base annua e il carrello della spesa all’1,7. Il 12 ottobre il presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli ha spiegato in audizione che il recupero dei salari sui prezzi, ininterrotto dalla fine del 2023, si è fermato nel secondo trimestre del 2026: senza nuovi rinnovi da qui a dicembre, quest’anno le retribuzioni contrattuali cresceranno del 2,5 per cento e l’inflazione armonizzata del 3. Gli stipendi tornano a perdere.
La misura bandiera porta il secondo scaglione Irpef, quello al 33 per cento, da 50mila a 55mila euro. Il conto si fa in una riga. Oggi sopra i 50mila si paga il 43 per cento, quindi lo sconto vale dieci punti su cinquemila euro, al massimo 500 euro l’anno, e solo per già chi supera la soglia dei 50mila euro l’anno di reddito: un’infermiera o un operaio che stanno sotto ne ricavano esattamente zero.
Eppure la presidente del Consiglio Giorgia Meloni l’ha presentata assicurando che «se avessimo potuto avremmo fatto molto di più». Il disegno del resto è lo stesso del taglio dell’anno scorso, quando l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) stimò un beneficio medio di 23 euro l’anno per gli operai e di 408 per i dirigenti. Sui salari la manovra conferma l’imposta sostitutiva al 5 per cento sugli aumenti dei rinnovi contrattuali nel privato, uno sconto su aumenti che prima devono arrivare e che oggi restano sotto i prezzi. Il Fondo sanitario nazionale sale di 3,4 miliardi, fino a 146,3: un aumento del 2,4 per cento, sotto l’inflazione di settembre.
Il deficit trovato per altro
I soldi in deficit il governo li ha trovati, solo che servono ad altro. Il 13 ottobre le Camere hanno approvato uno scostamento di circa 28,8 miliardi fra 2027 e 2028, metà per l’energia e il resto per la difesa, fino allo 0,3 per cento del Pil l’anno.
E c’è una tassa che nessuno ha votato: secondo una stima riservata della Ragioneria generale dello Stato riportata da il Post, il drenaggio fiscale, cioè le imposte in più che l’inflazione fa pagare su stipendi cresciuti solo sulla carta, vale 3,4 miliardi nel 2027. Il governo ci arriva col fiato corto. Il decreto bollette, atteso insieme alla manovra, è slittato, e sulle risorse per l’energia il negoziato con la Commissione europea resta aperto ma in salita. Intanto L’Espresso racconta un dibattito politico che guarda già al voto anticipato in primavera, con Futuro Nazionale in crescita a destra.
Venerdì i treni viaggeranno per ordinanza del Mit e gli stipendi al 2,5 per cento contro i prezzi al 3. Quella per i salari nessuno l’ha firmata.

