12/06/2026
da La Notizia
Meloni tagliata fuori anche dall'incontro a Mosca sull'Ucraina. E la premier attacca i suoi partner accusandoli di voler primeggiare
Nelle stesse ore in cui Giorgia Meloni si presentava in Parlamento per le sue comunicazioni in vista del Consiglio europeo, gli ambasciatori di Francia, Gran Bretagna e Germania arrivavano al ministero degli Esteri a Mosca per colloqui dopo che i leader dei tre Paesi avevano incontrato domenica il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Ancora una volta il governo di Roma è stato tagliato fuori. Inevitabile che i partiti del centrosinistra glielo rinfacciassero.
L’Italia tagliata fuori sull’Ucraina. Meloni accusa i partner Ue di protagonismo
“Ormai – ha detto Giuseppe Conte, leader del M5S, intervenendo in Aula alla Camera – Presidente Meloni, lei non si affaccia neppure più ai summit, e questo è gravissimo. C’è stato un summit importante – diciamolo agli italiani – perché, con i Balcani occidentali in particolare, c’è il problema dell’allargamento. In Montenegro, l’altro giorno, c’è stato questo summit: la Presidente Meloni non si è presentata. E poi il vertice di Londra con Francia, Germania e Regno Unito: non siamo stati invitati. In queste ore, adesso, si è consumato un incontro degli ambasciatori di questi Paesi in Russia, a Mosca. Ma dico: almeno vi hanno avvertito? Ormai non contiamo proprio più? Non ci siamo più? Ma cosa fate? Fate gli offesi? Presidente Meloni, lei non può fare l’offesa perché fino all’ultimo giorno deve far sentire il peso dell’Italia. Non può permettersi una fuga alla ‘Schettino’: dovete far sentire e difendere l’interesse nazionale. Non è questione di offesa, di orgoglio personale, di ‘ci vado, non ci vado’”.
La linea
Meloni nel suo discorso ha provato a tenere una linea, rigettando la lettura che hanno dato molti sulla sua ricerca della sponda di Donald Trump, dopo essere stata ripetutamente snobbata dai big europei. E lo ha fatto accusando gli altri Stati membri di voglia di protagonismo. L’Unione europea deve guidare il dialogo tra Ucraina e Russia “e non subirlo. Occorre individuare chi possa rappresentare gli interessi europei al tavolo negoziale. Nessun formato ha la legittimità di parlare a nome dell’Europa. Serve una figura autorevole”.
Il messaggio è rivolto a quei Paesi “che non vogliono rinunciare a guidare il percorso” di pace, “legittimo, ma non si venga a spiegare a me che cosa sia l’unità europea e che cosa sia invece anteporre il proprio interesse e la propria volontà di primeggiare”, sottolinea la presidente del Consiglio. Insomma, “basta format variabili”. “Dobbiamo contribuire a costruire le condizioni della pace, lavorando, insieme ai nostri alleati, a solide garanzie di sicurezza per l’Ucraina e a una nuova architettura di sicurezza europea che possa assicurare stabilità nel lungo periodo”, la premessa.
Sponda con gli Usa ma nessuna delega
“Obiettivo per il quale è, chiaramente, indispensabile – afferma la presidente del Consiglio – preservare l’unità euro-atlantica e rafforzare il coordinamento tra Europa e Stati Uniti. Sfida non sempre facile, ma necessaria. Solo che coordinamento non significa delega”, taglia corto il capo dell’esecutivo. “Continuo a porre il tema della necessità che l’Europa avvii una riflessione comune e pragmatica sulle modalità di una sua interazione con Mosca. Difendere i confini del diritto non ci impedisce di tenere aperti i canali necessari a raggiungere i nostri obiettivi: l’Unione europea deve essere pronta a guidare questo dialogo” senza “procedere a tentoni con formati variabili, non adeguatamente rappresentativi”, la qual cosa “produce solo frammentazione, confusione, debolezza. Cioè il tema vero, dal mio punto di vista, non è chi faccia o meno parte di questo o di quel formato, ma piuttosto il fatto che, allo stato, nessun formato ha la legittimità per parlare a nome dell’intera Europa”.
La proposta
E ancora: “Se in Europa ci fossero meno formati che si sovrappongono, meno riunioni ridondanti, ma magari qualche scambio in più sulle risposte concrete, riusciremmo forse a offrire un contributo più efficace alla soluzione dei problemi”. Da qui la soluzione auspicata: “Per questo motivo sostengo, da tempo, la necessità di individuare una figura autorevole, investita della fiducia e del mandato di tutti gli Stati membri per portare il punto di vista dell’Europa, ed è in questa direzione che continuo a lavorare”. Peccato che a Bruxelles si registri scetticismo sulla proposta meloniana. Perlomeno “in questa fase”.

