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Liste d’attesa: pubblicate le nuove regole. Un “libro dei sogni” da trasformare in diritti

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Sanità

04/10/2026

da Diritti in salute 

di Vittorio Agnoletto

Il 24 agosto 2026 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del 26 giugno 2026 che adotta il Piano nazionale di Governo delle liste d’attesa (PNGLA) 2026-2028.

Il Piano in gran parte riprende, coordina e rende operative disposizioni già previste da leggi, decreti e precedenti Piani sulle liste d’attesa, la cui applicazione è risultata disomogenea tra le Regioni e spesso è rimasta solo sulla carta. Vengono inoltre introdotti strumenti e modalità organizzative più precise. Le Regioni e le Province autonome devono organizzare i propri sistemi CUP (Centro Unico di Prenotazione) in modo da mettere in relazione l’offerta delle strutture pubbliche e degli erogatori privati accreditati. Anche le agende della libera professione intramuraria (intramoenia) devono essere gestite dai sistemi CUP. L’obiettivo è consentire al cittadino di avere una visione più completa dell’offerta disponibile, senza dover cercare autonomamente tra strutture diverse.

Se per una prestazione di primo accesso non è disponibile un appuntamento entro il tempo previsto dalla classe di priorità, l’Azienda sanitaria deve attivare un percorso di tutela. Tra gli strumenti previsti ci sono le preliste o liste di tutela: la richiesta viene registrata e sarà il sistema sanitario a cercare una soluzione e a ricontattare il cittadino, evitando che debba chiamare ripetutamente il CUP.

Per formulare una proposta di appuntamento l’Azienda sanitaria ha a disposizione un tempo massimo di 5 giorni per le prestazioni in classe B (quelle che secondo la prescrizione del medico di famiglia devono essere fissate entro 10 giorni), di 10 giorni per le visite in classe D, 15 giorni per gli esami diagnostici in classe D (da fissarsi rispettivamente entro 30 e 60 giorni), e 30 giorni per le prestazioni in classe P (per le quali l’appuntamento deve realizzarsi entro 120 giorni). Le preliste non riguardano le prestazioni urgenti in classe U, per le quali l’appuntamento deve essere fissato entro 72 ore dalla data dell’impegnativa del medico curante.

Per le patologie cronico-degenerative e oncologiche, il Piano prevede agende dedicate alle prestazioni comprese nei Percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziali (PDTA). Le agende possono essere gestite direttamente dallo specialista di riferimento oppure da una struttura appositamente individuata dalla ASL. L’obiettivo è fare in modo che il paziente, una volta preso in carico, non debba occuparsi personalmente di ogni singola prescrizione e prenotazione, riducendo la frammentazione del percorso assistenziale.

Il Piano disciplina poi il Day Service come modello di presa in carico ambulatoriale per situazioni cliniche complesse. Consente di concentrare e coordinare, in un unico percorso, prestazioni diagnostiche e terapeutiche che coinvolgono più professionisti, facilitando l’accesso del paziente alle diverse prestazioni. Nel percorso è previsto un medico referente, che coordina le attività dei professionisti coinvolti e mantiene il collegamento necessario per garantire la continuità dell’assistenza.

Per i ricoveri programmati, se la struttura non è in grado di garantire il ricovero entro il tempo previsto, al paziente può essere proposta una struttura alternativa, nell’ambito territoriale di garanzia e nel rispetto dei criteri di prossimità e raggiungibilità. Il trasferimento in un’altra lista non deve comportare la perdita del tempo già maturato: deve essere mantenuta la data originaria di inserimento nella lista d’attesa.

Al momento dell’inserimento nella lista per un ricovero programmato, al paziente deve essere consegnata una documentazione con le informazioni sul ricovero, la classe di priorità e il relativo tempo massimo di attesa, oltre alle indicazioni organizzative e ai riferimenti per chiedere informazioni. Durante l’attesa devono inoltre essere previsti contatti per aggiornare il paziente sull’avvicinarsi del ricovero e, se necessario, sull’eventuale possibilità di una struttura alternativa.

Regioni, Province autonome e Aziende sanitarie devono avere sui propri siti web sezioni dedicate ai tempi e alle liste d’attesa, con informazioni accessibili e sottoposte a monitoraggio. Il Piano punta inoltre a rendere disponibili le informazioni relative al percorso assistenziale anche attraverso il Fascicolo sanitario elettronico.

Il CUP dovrà ricordare al cittadino la data della prestazione e consentirgli di confermare o cancellare la prenotazione anche da remoto, almeno due giorni lavorativi prima dell’appuntamento. Il sistema deve inoltre permettere di recuperare rapidamente gli appuntamenti che si liberano. Chi non si presenta senza aver disdetto e senza una giustificazione per forza maggiore o impossibilità sopravvenuta è tenuto a pagare la quota ordinaria di partecipazione alla spesa prevista per quella prestazione, anche se normalmente esente dal ticket.

Di fronte alla situazione attuale, questo Piano nazionale di Governo delle liste d’attesa rischia di apparire come un libro dei sogni, destinato a rimanere sulla carta: una dichiarazione d’intenti, l’ennesimo specchietto per le allodole. Ma la pubblicazione del decreto il 24 agosto scorso ha avviato il conto alla rovescia: da quel momento, ed entro 120 giorni, le Regioni e le Province autonome devono adottare il proprio Piano regionale di Governo delle liste d’attesa, coerente con il PNGLA 2026-2028 e con i relativi allegati, prevedendone l’aggiornamento annuale.

Proprio per questo il Piano può rappresentare uno strumento prezioso per i cittadini, perché consente di individuare con maggiore chiarezza quali sono gli impegni assunti dal Servizio sanitario e, di conseguenza, quali diritti possono essere rivendicati nei confronti delle istituzioni, anche attraverso gli strumenti di tutela previsti dall’ordinamento e, quando necessario, nelle sedi giudiziarie.

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