1703/2026
da Remocontro
Doveva essere una guerra lampo ed è stata solo un lampo di follia. Trump: «La nostra potente campagna militare contro l’Iran continua», ma nessuno al mondo sa dove porterà il mondo sulla scia di un azzardo della screditata presidenza Usa, a sua volta trascinata da un molto interessato Israele.

Ego sum
«Non abbiamo bisogno di nessuno. Siamo la nazione più forte del mondo». Trump nella sua modestia sulla questione della sicurezza dello stretto di Hormuz che lui ha minacciato come ‘test gli alleati’. «E’ da anni che dico che se mai dovessimo aver bisogno di loro, non ci saranno”, ha aggiunto il presidente alla Casa Bianca. Ma intanto vanta, contraddicendo le astiose richiesta di partecipazione Nato ed europea. Mentre Israele di nascosto regista, combatte la sua guerra di confini in Libano lasciando l’alleato utile Usa nei pasticci iracheno di cui nessuno al mondo riesce anche solo ad immaginare come e quando possa finire, salvo una ecatombe con tutto il medioriente in armi quando i sunniti capiranno che in gioco non è solo la parte sciita del loro mondo.
Londra e Berlino respingono la richiesta Usa, l’Italia nicchia
La riapertura dello Stretto non può essere affidata a ‘una missione della Nato’, ha detto il premier britannico Keir Starmer interpellato sulle parole di Trump, il quale ha definito ‘molto negativo per la Nato’ l’eventuale rifiuto degli alleati di farsi coinvolgere. «Lasciatemi essere chiaro, questo non sarà e non è mai stata immaginata come una missione della Nato», ha tagliato corto Starmer. In linea Berlino.Questa non è una guerra della Nato e non ha nulla a che fare con la Nato», ha detto il portavoce del governo tedesco Stefan Kornelius. Mentre l’Italia sulla scia Usa fa dire a Tajani un ossimoro quasi storico, «favorevoli a rafforzare la missione europea Aspides, ma giudica ‘complesso’ cambiare il mandato, per includere l’intervento nello stretto di Hormuz».
Volonterosi cercansi
Data la resistenza, per ora vincente, delle Petromonarchie a intrupparsi, Trump ha giocato un’altra carta lanciando l’idea di una coalizione di volenterosi che aiuti a riaprire Hormuz. Non solo di un problema strategico degli Usa, che non sanno come fare per far ripristinare la cruciale arteria petrolifera, ma anche per coinvolgere altri nella loro guerra. Secondo analisi politiche meno interessate di quelle di Israele, l’Iran non avrebbe nessuna difficoltà ad affondare le navi militari che si presterebbero a questa follia, uno sviluppo che spingerebbe i Paesi che avessero accolto la richiesta di Trump a entrare in guerra. Finora non sembra che ci siano nazioni interessate, si spera che continui così. L’ultima trovata degli strateghi attorno alla Casa Binca sembra quella di conquistare l’isola di Kharg, snodo cruciale per il commercio del petrolio iraniano, le cui difese sono state bombardate giorni fa. Lo scopo delle migliaia di marines nel Golfo. L’Iran ha comunicato che se gli Usa tentassero tale azzardo, «tutte le infrastrutture petrolifere e del gas nella regione in cui gli Stati Uniti e i loro alleati hanno interessi verrebbero date alle fiamme».
Inventare una falsa vittoria e poi scappare
- Non sa come uscirne. Molti analisti hanno ricordato come egli sia facile al ritiro, ma per farlo deve poter rivendicare una vittoria. E a oggi non si vede come possa farlo. Anche perché l’Iran è determinato a chiudere la guerra solo se sarà eliminata la spada di Damocle che da decenni incombe su di esso. E Trump non può né vuole dare assicurazioni in tal senso. Come rileva PiccoleNote, Trump deve fare i conti con Netanyahu e la sua ossessione di incenerire l’Iran.

