ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

L’America ‘prePotenza’ contro la Corte penale internazionale

L’America ‘prePotenza’ contro la Corte penale internazionale

Politica estera

27/07/2026

da Remocontro

Massimo Nava

La Corte Penale Internazionale (Cpi) non è purtroppo una garanzia di giustizia, riconosce il Corriere, tanto più che alcuni dei principali Stati responsabili di violazioni del diritto internazionale e di crimini di guerra (Stati Uniti, Russia, Israele) non aderiscono e quindi se ne infischiano della sua giurisdizione. Ma è comunque un punto di riferimento del mondo democratico e libero, insiste Massimo Nava, «una speranza per i popoli oppressi, che qualche volta i colpevoli finiscono dietro le sbarre o almeno sono esposti con terribili capi d’accusa al giudizio dell’opinione pubblica internazionale».

Diritto internazionale calpestato

Nel mondo attuale, il diritto internazionale è sistematicamente calpestato. Ovunque prevale la legge del più forte. Persino le organizzazioni umanitarie sono nel mirino, considerate un intralcio e spesso un testimone scomodo, come si è visto a Gaza. La Cpi non è certo infallibile, ma il lavoro dei giudici dell’Aja, per quanto parziale e a volte tardivo, ha portato all’incriminazione di dittatori, capi militari, leader politici e ha permesso che il bisogno di giustizia delle vittime non fosse dimenticato. Basti pensare ai processi istruiti per la ex Jugoslavia, il Ruanda, il Sudan.

L’italo-cubano Rubio alla destra di Trump

Si spiegano anche così i continui tentativi di disconoscimento e delegittimazione, sia dei provvedimenti che la Cpi prende, sia dell’istituzione stessa. Le ultime minacce sono arrivate dagli Stati Uniti, per bocca del segretario di Stato Marco Rubio. Anche se gli Stati Uniti non aderiscono alla Corte Penale Internazionale, Rubio ha definito la Cpi una «minaccia esistenziale per gli Stati Uniti». Indirettamente è anche un attacco alle Nazioni Unite che a suo tempo hanno istituito la Cpi.

Delegittimazione

In un articolo sul Wall Street Journal, ha affermato che, «in questo preciso istante, la Cpi e i suoi alleati stanno dichiarando guerra al nostro Paese, non con proiettili o missili, ma con statuti, trattati e la forza di ciò che viene chiamato “diritto internazionale”». Un pericolo che «non ha fatto che aumentare» tanto che «oggi minaccia ogni aspetto del nostro sistema politico e giuridico». Ha poi aggiunto: «Se rimaniamo passivi, saremo tutti alla mercé di giudici stranieri situati a migliaia di chilometri di distanza, esposti al costante rischio di essere processati, o addirittura incarcerati, per il cosiddetto crimine di difendere il proprio Paese». 

Sovranità americana ‘uber alles’

Tutto ciò perché la Corte «cerca di diventare l’arbitro che non deve rendere conto a nessuno di una nuova legge globale, con il potere di perseguire e arrestare i nostri cittadini e di minacciare in modo esistenziale la sovranità americana». Per tutte queste ragioni, «insegneremo loro cosa davvero significa la determinazione americana», ha minacciato il segretario di Stato. Parole pesanti, piuttosto avulse dalle reali finalità istituzionali della Corte, aggravate da un comunicato del dipartimento che annuncia la determinazione ad utilizzare ogni mezzo «per neutralizzare sistematicamente la capacità della Cpi di operare, di prendere di mira militari o funzionari americani o di minacciare in qualsiasi altro modo la sovranità americana».

Rubio ‘Marchese del Grillo’

  • Tra le azioni in fase di valutazione ci sono iniziative diplomatiche del segretario di Stato, del vice segretario, degli ambasciatori e di altri membri di alto livello di altri Paesi, al fine di «evidenziare gli abusi della Corte penale internazionale e i rischi che essa comporta per i cittadini americani, e sollecitare altri Paesi a ritirarsi dalla Cpi».

 ‘Io sono io e voi non siete un …..’

  • «I Paesi che collaborano con le forze dell’ordine e l’esercito statunitensi, o che beneficiano della protezione offerta dagli Stati Uniti, sono invitati a respingere la presunta autorità della Cpi di perseguire funzionari e militari americani». Inoltre si auspica «maggiore controllo sui Paesi che si rifiutano di respingere la falsa autorità della Cpi pur continuando a contare sull’assistenza degli Stati Uniti». Infine si chiede ad altri Paesi che non aderiscono allo Statuto di Roma, di intraprendere azioni simili ad ogni livello. In particolare si invitano le sedi diplomatiche a revocare visti di viaggio per il personale della Cpi e i governi a sanzionare la Cpi e le organizzazioni affiliate.

L’Asse con Netanyahu

È probabile che l’amministrazione Trump abbia intensificato l’opposizione alla Corte dopo l’incriminazione del premier Benjamin Netanyahu e del ministro della difesa Yoav Gallant per crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Ma c’è anche l’ipotesi che si voglia «liberare» dalle accuse anche il presidente russo, Vladimir Putin, per consentirgli una maggiore libertà di spostamento nell’eventualità che si aprano tavoli diplomatici per mettere fine alla guerra in Ucraina. Washington ha anche messo in piedi sanzioni contro diversi giudici della Corte, incluso il procuratore capo, che vietano ai colpiti di poter entrare negli Stati Uniti e di svolgere qualsiasi transazione immobiliare o finanziaria. 

CPI contro le persone non contro gli Stati

Ma come riferisce il sito Eunews, l’Unione Europea si è schierata a sostegno della Cpi e respinge attacchi e minacce a giudizi e funzionari. Il portavoce per gli Affari esteri Anouar El Anouni, ha detto: «Come Unione europea, sosteniamo con fermezza la Corte penale internazionale e i principi sanciti dallo Statuto di Roma» e ne «rispettiamo l’indipendenza e l’imparzialità». El Anouni ha ricordato che l’Ue è «fortemente impegnata a favore della giustizia penale internazionale e della lotta contro l’impunità», mentre «attacchi o minacce nei confronti della Corte, dei suoi funzionari eletti, del suo personale o di coloro che collaborano con essa sono semplicemente inaccettabili». Il portavoce ha anche ricordato che «la Cpi non prende di mira gli Stati sovrani né costituisce una minaccia alla loro sovranità». La Cpi «in base allo Statuto di Roma, esercita la propria giurisdizione sulle persone fisiche responsabili dei crimini più gravi che destano preoccupazione per la comunità internazionale».

Crimini di guerra e contro l’umanità

Istituita nel 2002, la Cpi persegue gli individui accusati delle atrocità più efferate, tra cui crimini di  guerra, crimini contro l’umanità e genocidio. Sono 125 gli Stati che aderiscono allo Statuto di Roma: 33 sono Stati africani, 19 sono Stati dell’Asia-Pacifico, 20 provengono dall’Europa orientale, 28 sono Stati dell’America Latina e dei Caraibi e 25 sono Stati dell’Europa occidentale e di altre regioni.
«L’Ue continua a sostenere l’operato della Corte penale internazionale (Cpi ), comprese le sue indagini sui crimini di guerra e sui crimini contro l’umanità. E stiamo già agevolando tutte le misure appropriate, comprese iniziative di natura diplomatica, giuridica e finanziaria, che possano contribuire a garantire la continuità delle attività della Corte», ha inoltre precisato la portavoce della Commissione europea per le Sanzioni, Siobhan McGarry.

Ungheria dopo Orban

L’Europa appare compatta su queste posizioni. A questo proposito, uno schiaffo politico all’atteggiamento americano è arrivato dall’Ungheria che dopo la caduta di Viktor Orbán ha deciso di mantenere la propria adesione alla Corte. Con 133 voti a favore, il Parlamento ha infatti approvato il provvedimento che blocca l’uscita del Paese e di fatto ribalta il processo avviato da Orbán. Si sono schierati a favore della permanenza, i deputati di Tisza, il partito del primo ministro ungherese Péter Magyar. Contrari i deputati di Fidesz, il partito dell’ormai ex premier Viktor Orbán, e il Partito cristiano-democratico (Kdnp) di Zsolt Semjén.

Problema Trump-Netanyahu

Magyar ha dichiarato che la partecipazione dell’Ungheria alla Corte è necessaria «per mantenere la pace e la sicurezza internazionali e proteggere i diritti umani». A tal proposito «è imperativo che gli autori dei più gravi crimini internazionali siano ritenuti responsabili in un forum giudiziario internazionale». Orbán aveva scelto di rinnegare l’organismo internazionale garantendo quindi impunità al capo del governo israeliano, che così perde un alleato in seno all’Unione europea.
Da tempo, la Cpi è nel mirino degli Stati Uniti. Già lo scorso anno, il presidente Donald Trump aveva attaccato in risposta all’incriminazione del premier israeliano. Sulla vicenda era intervenuta anche la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Trump aveva accusato la Cpi di «azioni illegittime e senza fondamento» contro gli Stati Uniti e Israele. Accuse pesanti, cui sono seguite varie iniziative sanzionatorie fino alle proposte di questi giorni lanciate da Rubio.

  • L’Amministrazione americana impone il divieto di viaggiare sul territorio americano a funzionari della Cpi eventualmente coinvolti in procedimenti contro cittadini americani. Netanyahu aveva parlato di tribunale anti americano e antisemita. Subito dopo, Viktor Orbán aveva avviato il procedimento di uscita dalla Corte. Nonostante la presa di posizione della Ue, il sostegno alla Corte non è comunque incondizionato e unanime nei Paesi europei, soprattutto dopo l’incriminazione del premier israeliano
share